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NEWS   |   Recensioni concerti / 17/06/2019

Lunga vita ai Cure: la recensione del concerto a Firenze Rocks

La quarta ed ultima serata del Firenze Rocks si è conclusa con l'esibizione dei Cure. I 40 mila della Visarno Arena rapiti dallo spettacolo regalato da Smith e soci.

Lunga vita ai Cure: la recensione del concerto a Firenze Rocks

Il concerto inscenato dai Cure in questa domenica 16 giugno resterà ben custodito nella memoria dei presenti. Al di la dell’età di Robert Smith e soci (che avanza) e della quasi immobilità sul palco - fatta eccezione per il bassista Simon Gallup che ha continuato a camminare da una parte all’altra dello stage per tutta la durata del concerto - i Cure hanno emozionato e stregato il pubblico presente che non ha mai smesso di seguire il canto teatrale del leader Roberth Smith. Una carrellata di 29 brani che hanno passato in rassegna tutta la quarantennale carriera della band inglese, accontentando così il variopinto ed eterogeneo pubblico presente, composto dalle età e dai gusti musicali più svariate.

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Poche parole, poche pause, qualche accenno di sorriso e tanta musica. Arrivano sul palco come fossero in fila indiana, tutti ordinati uno dopo l’altro con in coda Robert Smith. Imbracciano gli strumenti e dopo una scarica di batteria parte “Shake Dog Shake” dall’album "The Top". Comincia così la favola fiorentina dei Cure. Una grinta velata che ha travolto, una precisione in ogni singola struttura e un Robert Smith preso molto bene dalla serata, che sembra divertirsi in questa notte magica nelle sue movenze goffe, che spesso alza gli occhi al cielo come se si rivolgesse a qualcuno. Sognatore. Poi “Burn” e “From The Edge of the Deep Green Sea” per mantenere ancora quella linea melodica dal sapore gotico che ha contraddistinto la fase iniziale della band e che però, negli anni, si è interfacciata anche con altri stili musicali. Insomma, una continua sperimentazione per restare al passo con i tempi ma secondo le proprie regole: quelle dei Cure ovviamente.

Si va avanti con la magia di “Picture of You”, una dichiarazione d’amore struggente in “Lovesong” e ancora il sound new wave/punk degli esordi in “Fascination Street”. Ma c’è spazio anche per dei momenti dal sapore melodico con i brani “In Between Days”e “Push”. Che dire poi dell’aspetto strumentale: Reeves Gabrels alla chitarra ha esaltato con il suo stile musicale molto influenzato dalla ventennale collaborazione con un altro visionario, David Bowie; notevole la sua performance nei fraseggi solisti di “Never Enough”; Jason Cooper alla batteria sembra un metronomo umano; colpo su colpo non ne sbaglia una. E poi la compostezza e di Roger O’Donnell alle tastiere - fantastico nel riff di “Just Like Heaven” - che contrasta lo stile punk old style del bassista Simon Gallup con il suo sound corposo e cattivo nel timing di “A Forest”: pura magia.

Dopo le prime 22 canzoni la band lascia il palco. Così dal nulla. Senza cenni o parole. Pochi minuti dopo rientra e lo stesso Robert ringrazia mimando abbracci in quella sua posa tanto celebre e che siamo abituati a vedere sulle t-shirt dei fan. Via così con i brani più commerciali: “Lullabay”, “Close To Me”, “Why Can’t I Be You” e la folla impazza in un grande party sotto il cielo stellato di Firenze. Dopo più di due ore di musica e il momento di “Boys Don’t Cry” per decretate la fine dell’evento. È l’ora dei saluti finali e Robert Smith concede dei piccoli sorrisi di ringraziamento sotto l’applauso dei 40 mila presenti. Lunga vita ai Cure

(Antonio Ciruolo)

SCALETTA:
Shake Dog Shake
Burn
From the Edge of the Deep Green Sea
A Night Like This
Pictures of You
High
Just One Kiss
Lovesong
Just Like Heaven
Last Dance
Fascination Street
Never Enough
Wendy Time
Push
Inbetween Days
Play For Today
A Forest
Primary
Want
39
One Hundred Years

Bis:
Lullaby
The Caterpillar
The Walk
Doing the Unstuck
Friday I'm in Love
Close to Me
Why I Can't Be You?
Boys Don't Cry

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