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NEWS   |   Pop/Rock / 20/06/2019

Grazie Bruce ed Eddie, ma io sono Glen Hansard...

Undici anni dopo l’Oscar, Glen Hansard è un artista ancora migliore con una reputazione gigantesca. Lo abbiamo incontrato nelle Langhe, prima del concerto con Vedder: l'intervista e tre pezzi suonati live per Rockol, di cui un inedito

Grazie Bruce ed Eddie, ma io sono Glen Hansard...

Ogni volta che si incontra Glen Hansard capita qualcosa di magico: è una regola non scritta, ma vera e consolidata in anni di frequentazione con Rockol. Alla fine della giornata gli esponiamo la teoria, e lui ride di gusto, da vero irlandese. Anche questa volta ci ha accolto e ci ha regalato momenti di musica davvero magici.

L’appuntamento è nel primo pomeriggio, il giorno del suo concerto a Barolo con Eddie Vedder. Il luogo è uno splendido monastero del 1600 convertito ad albergo, tra due valli di vigne, vicino a S. Stefano Belbo. Mandiamo un messaggio a Glen, che si presenta poco dopo scusandosi: si è alzato da poco, e spiega che il giorno prima ha fatto nottata con i compagni di viaggio: “Quando siamo andati a dormire? Era già oggi, di sicuro”, ride. “Possiamo fare una chiacchierata, prima? La mia voce è ancora un po’ fredda”. Così ci sediamo all’aperto, Glen beve un altro cappuccino, e inizia a raccontare: ha raggiunto Eddie da pochi giorni, dopo la prima parte tour solista seguito a “This wild willing”: “Era un po’ di tempo che non ci vedevamo, e le serate servono a recuperare il tempo perduto”, ride. “Stanotte abbiamo dormito ben sei ore!”. 
Gli diciamo che abbiamo amato l’ultimo disco. “Mi fa piacere, è un album a cui tengo molto. Ogni tanto temo di essere associato troppo a Eddie e Bruce e non conosciuto per la mia musica. Anche se in Italia è diverso, qua ho molti amici e fan. Questo album era importante perché ‘Between two shores' del 2018 era di fatto un disco di provini che abbiamo deciso di pubblicare e non è stato capito. 'This wild willing' è invece il frutto di un periodo a Parigi dove pensavo di registrare altro, ma queste canzoni hanno preso il sopravvento, grazie alle persone che ho incontrato”. 
Per capire la magia di quel disco basta sentire “Fools game”, la prima delle canzoni che suona per noi al piano dell’albergo.

E’ Glen a raccontare direttamente il suo rapporto con i grandi artisti: “Ho imparato che non devi chiedere niente. Se le cose devono succedere, succedono. Per esempio iniziato a suonare per caso ‘Drive all night’. Un’attrice mi ha chiesto di suonarla al suo matrimonio: era amica di Bruce e suo marito è un fan. Poi lei l’ha mandata lei a Bruce, che mi ha fatto i complimenti e mi ha chiesto di inciderla per un progetto legato a Clarence Clemons, che però è mancato poco dopo. Ho finito per inciderla qualche anno più tardi, con Eddie; è stato uno dei momenti in cui la nostra amicizia è diventata davvero profonda: la foto di copertina l’ha scattata lui”. Glen si ricorda perfettamente di quel momento magico di 9 anni fa, quando nel 2010 la improvvisò nel cortile del conservatorio di Milano con gli Swell Season, di fronte alle nostre telecamere. La sera a Barolo, ne canterà alcune strofe in coda a "Her mercy", in coro con il pubblico. Di Eddie dice “E’ una delle persone più generose che conosco, ma anche molto riservato con chi non conosce”. E tu, non senti il bisogno di staccare ogni tanto? “No, a me piace stare in mezzo alla gente, sono fatto così”.

E la regola del non chiedere nulla agli amici artisti si conferma: Glen non ha la chitarra con sé, è già al luogo del concerto. “Eddie ne ha una in camera, ma preferisco non disturbarlo. C’è un piano nella hall - usiamo quello?”. Pronti via: piazziamo le camere, lui prova 30 secondi la tastiera, appoggia il cappuccino sul legno nero, si siede, scalda la voce e si va. “Questa volta niente cover di Bruce o dei Pearl Jam”, dice sorridendo - ricordando quando suonò “Wishlist” e “Present Tense" per Rockol. Mentre canta la gente si ferma nella hall a riprendere, la voce si scalda, prima con l’inedita “Shelter me” - incredibile che un pezzo così sia rimasto fuori dall’ultimo disco - poi con una intensa versione di “Don’t settle”, sei minuti di pura magia.

“Good morning!”, dice stiracchiandosi alla fine. C’è ancora tempo per qualche foto nel giardino del Relais San Maurizio, per qualche chiacchiera - poi ci dice: devo andare a provare un nuovo pedale per stasera - durante il concerto spiegherà che vuole usare uno strumento che gli ha suggerito Ed Sheeran qualche giorno prima.  Sale sul van che lo porta a Barolo, ci saluta e via. La magia è successa di nuovo: artisti come Glen Hansard sono rari e unici e anche questa giornata nelle Langhe l’ha dimostrato.
(Gianni Sibilla)

Si ringrazia il Relais San Maurizio di S. Stefano Belbo per la pazienza, l’ospitalità e il supporto nel rendere possibili le riprese di questi video

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