Glen Hansard, Live@Rockol, nei camerini dell'Alcatraz: una cover dei Pearl Jam

Glen Hansard, Live@Rockol, nei camerini dell'Alcatraz: una cover dei Pearl Jam

C’è un luogo più rock ’n’ roll del camerino di un locale? E c’è qualcuno più rock ’n’ roll di Glen Hansard?
Mercoledì, prima del concerto all’Alcatraz, abbiamo incontrato il cantante irlandese. “What happens backstage stays backstage”, dice una vecchia massima del rock. E invece no: Glen ci ha accolto con un sorriso, e ha imbracciato la chitarra. “Hey, come va? Che bello rivedervi!” Lo dice sul serio - perché è la terza volta che lo filmiamo suonare in acustico. La prima volta fu nel cortile del conservatorio di Milano, in cui ci regalò una stupenda versione di “Drive all night” di Springsteen, che con gli anni è diventato un classico del suo repertorio. 2 anni e mezzo fa, prima di un altro memorabile concerto, fu la volta dei Pearl Jam, e di “Wishlist”
“Faccio sempre le cover con voi, davvero?”, ci chiede. “Cosa volete questa volta? Inizio con questa, dai”. E la prima canzone è “Winning streak”, dall’ultimo album, “Didn’t he ramble”. 

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Poi la sorpresa. “Pearl Jam, hai detto? Aspetta un attimo". Si metta ad arpeggiare sulla chitarra. “Fammi trovare un testo”. Chiama un roadie, che magicamente appare nel giro con 2 fogli di carta. E comincia a cantare “Present tense”, una delle composizioni più intense di Eddie Vedder, da “No code”, che rende perfettamente voce e chitarra acustica, e permette a Glen di sfoderare la sua potenza. Alla fine della canzone, si lascia andare sul divano “Sono stanco”, dice. Ma è un attimo: riprende in mano la chitarra. E questa volta si mette a chiacchierare, raccontando la genesi dell’album, e soprattutto la sua storia di artista di strada.

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“La strada mi ha insegnato tutto”, spiega. Non è solo una questione di fare il busker, del sapere usare chitarra e voce, di cantare cover come se fossero le sue canzoni. “Mi ha insegnato a relazionarmi con le persone, a sorridere a tutti” (e infatti la sera, dopo il concerto, come sempre, esce e va a salutare i fan rimasti). “Il valore delle cose. Questi”, e tira fuori dalla tasca due biglietti da 20 euro stropicciati e li butta per terra “sono la conseguenza di questo”, e ci dà un abbraccio. “L’emozione che passi alla gente, fa sì che poi le ti lasci dei soldi se suoni per strada. Ma non puoi farlo per i soldi, devi farlo perché ti piace”. E a Glen piace suonare, cantare, parlare, si vede. Ci racconta di casa sua, fuori Dublino, una vecchia casa nel verde della famiglia Guinness, quelli della birra.

Lui continuerebbe, come sempre. Ma, senza farsi sentire, alle spalle spunta il tour manager, un simpatico e cordiale signore pelato che la sera si rivelerà un ottimo cantante, esibendosi in una strofa di “The auld triangle” con voce da vero "Dubliner". Lavora con lui da 20 anni, e con un sorriso ci dice: devo portarlo a mangiare. “Già, devo anche mangiare”, gli fa eco Glen - come se fosse la cosa meno importante - dimostrando che in effetti è proprio così: la musica, prima di tutto.

(Gianni Sibilla)

Dall'archivio di Rockol - "Shelter me" (#NoFilter)
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