NEWS   |   Recensioni concerti / 22/07/2018

Un abbraccio lieve e sincero fra vecchi amici: Francesco De Gregori in concerto al Carroponte, la recensione

Un abbraccio lieve e sincero fra vecchi amici: Francesco De Gregori in concerto al Carroponte, la recensione

Si prova una strana, dolce malinconia all’ultimo concerto di Francesco De Gregori. È il tono di “Generale” oppure di “Gambadilegno a Parigi”, è la capacità di cantare in una stessa canzone, in uno stesso verso la grandezza dell’esistenza e certi dolori che segnano per sempre. È il modo in cui voce e strumenti si sintonizzano su un punto su cui convergono dolore e gioia. Bello e struggente, ma al tempo stesso leggero e in certi momenti persino spensierato: così è stato il concerto di ieri sera, 21 luglio, al Carroponte di Sesto San Giovanni. Un abbraccio lieve e sincero fra vecchi amici.

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A giudicarlo sulla carta, questo tour sembrerebbe adatto più ai teatri che all’estate. E invece funziona anche all’aperto, di fronte a migliaia di persone. Al centro c’è il cantante, spesso senza chitarra. Attorno, quattro musicisti: da una parte Guido Guglielminetti (basso) e Carlo Gaudiello (pianoforte, fisarmonica), dall’altra Paolo Giovenchi (chitarre) e Alessandro Valle (pedal steel guitar, mandolino, chitarra elettrica). Niente batteria, poco rock, un po’ di blues, tante ballate assieme dense e lievi. De Gregori sembra privilegiare i ritratti struggenti, raccontati con una voce che sembra oggi più che mai espressiva. La strumentazione elettro-acustica permette di goderne ogni accento, ogni sfumatura e pure la breve risata dopo le parole “Queste cinque stelle” di “Generale”.

È un concerto in cui si scopre che canzoni che nessuno cita mai, come “Caterina” o “Raggio di sole”, in realtà sono amate e vengono accolte con gioia dal pubblico. C’è un solo pezzo dal repertorio di Dylan (“Se non vi piace prendetevela con lui… se riuscite a beccarlo da qualche parte”) e soprattutto ci sono versioni calde e avvolgenti che invitano al canto. E la gente canta, eccome, a volte accelerando il tempo, come se avesse fretta di buttare fuori tutto e subito l’amore che prova per questi versi.

De Gregori ricambia e non somiglia per niente al performer ombroso di cui si è letto per anni. E conquista tutti mettendo in fila una dopo l’altra “Santa Lucia”, che tanto piaceva a Lucio Dalla, e una versione piena d’affetto di “4 marzo 1943”, col tema esposto dal mandolino. Nel finale e poi nei bis, De Gregori appare particolarmente allegro e interpreta una “Buonanotte fiorellino” lievemente buffa, lascia che sia il pubblico a cantare i ritornello di “Alice non lo sa”, invita sul palco la moglie Chicca per intonare assieme “Anema e core”, chiude con “Rimmel”.

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Sarà stato il panorama post industriale offerto dalle arcate illuminate di rosso del Carroponte, saranno state certe canzoni ambientate nel passato, sarà stato il tono agrodolce della musica. Fatto sta che è parso d’assistere a un modo di raccontare l’esperienza umana che nessuno più replicherà, un’idea di musica che sembra appartenere al passato. O forse non lo è a giudicare dai tanti ragazzi e ragazze – “bellissimi”, li definisce De Gregori – che non erano nemmeno nati al tempo di queste canzoni eppure le cantano come se fossero state scritte per loro.

(Claudio Todesco)

SET LIST
Numeri da scaricare
Caterina
Il cuoco di Salò
Buenos Aires
Non è buio ancora
Vai in Africa, Celestino
Sempre e per sempre
Cose
La leva calcistica del ’68
Generale
Raggio di sole
Gambadilegno a Parigi
Bambini venite parvulos
Santa Lucia
4 marzo 1943
La donna cannone
Buonanotte fiorellino
Titanic

Falso movimento
Alice
Anema e core
Rimmel

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