Vinyl ID: “L’indiano”, Fabrizio De André

Vinyl ID: “L’indiano”, Fabrizio De André

“Every day is a vinyl day” è un’iniziativa che ha lo scopo di far riscoprire e rivalutare il patrimonio discografico italiano ed internazionale di Sony anche nel formato "classico" del 33 giri in vinile. Radio Capital e Rockol sono media partner ufficiali dell’iniziativa, guidando ogni giorno all’ascolto di un album, anzi di un 33 giri, tra storie e aneddoti. L’appuntamento su Radio Capital è dal lunedì al venerdì in SettantaOttantaNovanta dalle 16 alle 17 e il sabato in Back & Forth tra le 16 e le 18.

Il rapporto fra Fabrizio De André e Massimo Bubola, che ha già fruttato l’album “Rimini”, continua nelle dieci canzoni di “Fabrizio De André”, disco del 1981 noto come “L’indiano” per via della copertina, opera ottocentesca dell’americano Frederic Remington. Uno è un cantautore affermato e riverito, l’altro un giovane con due soli dischi alle spalle, eppure collaborano alla pari e firmano assieme tutte le canzoni tranne “Ave Maria”, rielaborazione del canto tradizionale sardo “Deus ti salvet Maria”.

“L’indiano” è il primo album che segue il rapimento di De André e della compagna Dori Grezzi avvenuto nell’estate del 1979 nella tenuta del cantautore in Sardegna, la Agnata. De André rielabora i fatti e al posto di presentarsi come vittima preferisce scrivere un album in cui si fa riferimento al popolo sardo, orgoglioso e minoritario e attaccato alla propria terra – non a caso, molte canzoni hanno ambientazioni in esterni, per così dire.

Pubblicato:
21 luglio 1981

Stato culturale:
È l’album in cui Fabrizio De André riflette sui fatti del suo rapimento in Sardegna, trascendendoli come nella commuovente “Hotel Supramonte”. Sempre più interessato alle culture etniche, ne sovrappone due: quella dei nativi americani, da cui la copertina, e quella dei sardi delle zone interne della regione. Il pubblico scopre che si possono costruire narrazione avvincenti anche sulle culture locali e che si possono far canzoni sulle vicende personali senza ricorrere all’autobiografia.

La produzione:
La produzione rispecchia la ricerca di pulizia sonora tipica di quei primi anni ’80. Gli arrangiamenti di Oscar Prudente e del tastierista Mark Harris (è sua la voce nella “Ave Maria” che somiglia a un pezzo dei Pink Floyd) sono eseguiti da una band di primo livello. Fra gli ospiti, Cristiano De André che suona il violino pizzicato in “Fiume Sand Creek” e Andy J. Forrest, all’armonica a bocca nel rock-blues “Quello che non ho”.

La canzone fondamentale:
“Hotel Supramonte” è la canzone che identifica “L'indiano” come l'album post rapimento, ma la più celebre è forse “Fiume Sand Creek”. Racconta con pochi tratti poetici azzeccati il massacro che avvenne nel 1864, quando gli uomini del colonnello Chivington, che nella canzone diventa “un generale di vent’anni figlio di un temporale”, circondarono un accampamento Cheyenne e Arapaho e uccisero centinaia di nativi americani inermi, comprese donne e bambini. La canzone è ispirata al libro “Memorie di un guerriero Cheyenne”.

La tracklist:
LATO A:
Quello che non ho
Canto del servo pastore
Fiume Sand Creek
Ave Maria

LATO B:
Hotel Supramonte
Franziska
Se ti tagliassero a pezzetti
Verdi pascoli

 

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