Pain of Salvation al Crossroads di Roma: REPORT DEL CONCERTO

Pain of Salvation al Crossroads di Roma: REPORT DEL CONCERTO

Tra i luoghi romani dove è possibile assistere a stimolanti concerti, si è dotato di una programmazione significativa il Crossroads. Ad onor del vero, il locale è fuori dalla città e, senza la possibilità di spostarsi in macchina, non è un posto immediatamente raggiungibile. A parte ciò, la strada è abbastanza comoda ed una volta arrivati c’è un capiente parcheggio da poter utilizzare. Il locale, attivo già da diverso tempo, in questo periodo ha l’abitudine di ospitare alcuni pregevoli nomi del panorama musicale internazionale. Questa sera è il momento dei Pain Of Salvation, band progressive metal svedese attiva sin dagli anni Novanta.

Ero stato al Crossroads qualche anno fa, e lo ricordavo come un buon posto per suonare, con un palco ampio rispetto alla media dei locali, una platea spaziosa, ed un aspetto generale capace di ricordare il Bob’s Country Bunker del film The Blues Brothers. Entrando scopro che dei miei ricordi è rimasto poco. Pur mantenendo uno spazio con dei tavoli per poter mangiare, il palco è stato spostato, ampliato, e dotato di impianti audio e luci in grado di stare al passo con le esigenze di musicisti abituati a platee dell’ordine di centinaia di spettatori.

Il gruppo sale sul palco alle 23:27 sulla base registrata di “Remedy Lane”. Guardando il palco, a sinistra c’è Gustaf Hielm al basso, dietro di lui Daniel Karlsson alle tastiere, al centro del palco la chitarra e voce di Daniel Gildenlöw, a destra voce e chitarra di Ragnar Zolberg, in seconda linea la batteria di Léo Margarit. Nell’entusiasmo di un pubblico dal palato fino, quello presente stasera in un tripudio di barbe e capelli vichinghi, il protagonista della serata, Daniel Gildenlöw, canottiera nera e pantaloni bianchi, saluta con un nostrano: “Buonasera!”. Superate le rituali frasi per rompere il ghiaccio (p.e. “State bene? Siete pronti per ascoltare un po’ di musica?…”) giungono le note di “Of Two Beginnings”. La prima impressione è di un’incredibile capacità tecnica della voce, fusa con un’impressionante competenza nell’uso della sei corde, esaltata da un talento compositivo cristallino. Ma non starò esagerando? No, o almeno non consapevolmente. Il genere musicale attorno a cui si muovono è decisamente poco pop-olare, ed è probabilmente questo il prezzo pagato nell’ambito del successo. Ognuno dei dischi prodotti in studio, ad esempio, è un concept album. Solo per rimanere nel nostro Paese, da molti anni il disimpegno e la caducità sono elementi distintivi per la conquista del mercato delle vendite. Se dovessimo inserire pure dei contenuti nei prodotti culturali ad alta diffusione, sarebbe la fine. D’altra parte è già tanto complesso lavorare per vivere che, se la musica, il teatro, la letteratura o la televisione cominciassero a suggerirci di essere attivi nel pensiero, non si avrebbe più tempo per fare nient’altro. Sulla coda del brano risuona “Ending Theme”, il cui ritornello si avvolge nel canto di un pubblico piuttosto intonato, vantaggio dell’appartenere ad un settore con spettatori competenti. La sensazione è da brividi. Il suono della band è compatto con dinamiche efficaci, rallentamenti ed improvvise esplosioni su tappeti di tempi dispari. La chitarra di Gildenlöw, con la lunga introduzione di “Fandango”, viene accompagnata dal battito di mani della platea. Le melodie vocali sono originali ed espressive, in continui mutamenti di sussurri, urla, rumori, ed ottave. La cassa reagisce superba al doppio pedale mentre il bassista tiene il tempo col tapping. Entra la tastiera di “A Trace Of Blood”. Rispetto ad alcuni colleghi maggiormente idolatrati, i P.O.S. risultano melodici senza essere banali, tecnici senza essere ridondanti. L’estensione vocale ed il timbro vivo, espressivo e personale del cantante vengono messi a servizio dell’interpretazione e della scrittura dei brani. Un momento prima di riconoscere il carillon che introduce “Ashes”, i musicisti si fermano a ringraziare i presenti. Partono finalmente anche i primi headbanging, subito seguiti dai beardbanging. Termina il brano e si viene a scoprire che in silenzio i romani non ci sanno stare. Sono sufficienti trenta secondi senza suoni perché comincino ad essere lanciate urla sparse, dopo sessanta secondi si trasformano in un univoco coro di incitamento e applausi. Per non porre limiti all’assurdità del momento Daniel Gildenlöw domanda quanti tra il pubblico abbiano i biglietti per andare a vedere Star Wars. Ne nasce un siparietto in cui si viene a sapere che se in Italia il film esce Martedì, in Svezia la prima proiezione prevista sarà Mercoledì. Conclude con la richiesta di non avere spoiler. Che sia stato informato della nostra sadica usanza di rovinare le aspettative, mascherata da simpatico scherzo tra amici? Cambiando registro, o più probabilmente no, domanda se ci sia qualcuno che abbia voglia di urlare. Il riff è quello di “Lineoleum”. La gente non urla, impazzisce. Allora si ferma, chiedendo di raddoppiare il volume della voce. Parte ancora con il riff. La gente non impazzisce, urla. Si ferma ancora, spiegando che doppio significa molto di più. Semplifica senza fare riferimento a numeri e somme. Domanda per l’ultima volta che dal pubblico arrivi un estatico delirio. Si va fino in fondo e il Crossroads trema dall’inizio alla fine del brano. Ciò che segue è “To the Shoreline” con un richiamo alle atmosfere del vecchio West, quindi si torna indietro nella storia della band con l’album Entropia e la canzone “!(Foreward)”, musicalità più cupe e prettamente metal. Forte è l’head-beard-banging tra i giovani padawan. Dopo un attimo, perché con questo pubblico non può essere di più, è il momento di “1979”. Durante il brano Gildenlöw letteralmente sparisce dalla vista, probabilmente seduto o sdraiato sul palco a cantare. Mentre riprende in mano la chitarra, e dopo essersi rialzato, racconta della prima volta in cui suonò a Roma, in un piccolo posto molto carino. Quando eseguì la canzone in procinto di suonare, chiese se tutto stesse andando bene. Un ragazzo, dal fondo, gli rispose indicando una ragazza: “Tutto ok, è solo svenuta”. Per spiegare meglio la vicenda, attacca la potentissima “Rope Ends” ed il muoversi diventa indispensabile tra continui e repentini cambi di ritmo. Inconfondibile è la chitarra che introduce di “Chaing Sling”. Giunge il momento della presentazione della band, arricchito dalla cover di “Happy Birthday To You” dedicata al tecnico delle luci ed al fonico, che piuttosto d’essere nati lo stesso giorno preferiscono essere la stessa persona. Si riparte con “No Way”, dove si comincia a percepire un po’ di stanchezza vocale. È complesso lavorare per lungo tempo su linee melodiche ed espressive tanto strutturate, la modulazione perde morbidezza. Se c’è chi accusa indebolimento, c’è anche chi sul finale sembra tirare di più, ed è il caso del batterista. È tempo di suonare l’ultima canzone della serata, una canzone che, viene detto, non suonano spesso ma è tra le loro preferite, “The Physics Of Gridlock”. In alcuni momenti Gildenlöw ricorda Tom Waits, dinamicamente si alternano momenti metal ad altri in cui sembra risuonare un valzer, e sul finale il testo è in francese. In italiano è invece il saluto fatto prima di scendere dal palco:“Mille grazie, arrivederci, buonanotte”. L’orologio segna 00:53. Dopo un paio di minuti, di fischi, urla e cori inneggianti “Undertow”, risale il tastierista con una lunga introduzione per “Falling”. Appaiono anche tutti gli altri e l’atmosfera si fa pinkfloydiana, interrotta dalla botta sonora di “The Perfect Element”. Ancora applausi a tempo dal pubblico. Daniel annuncia che è tempo di salutarsi davvero, perché il giorno successivo il soundcheck a Milano deve essere fatto presto. Quindi ringrazia ancora. Chiudono il concerto proprio con “Undertow”, perché il regalo è di chi lo riceve. L’orologio adesso segna 1:22. Un bis di mezz’ora in soli tre brani. Cose da progressive rock.

(Giorgio Collini)

Setlist

Remedy Lane
Of Two Beginnings
Ending Theme
Fandango
A Trace Of Blood
Ashes
Linoleum
To The Shoreline
! (Foreward)
1979
Rope Ends
Chain Sling
No Way
The Physics Of Gridlock

BIS
Falling
The Perfect Element
Undertow

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