Bruno Mars al Forum di Assago: il report del concerto

Bruno Mars al Forum di Assago: il report del concerto

10.000 persone, Forum di Assago esaurito da quattro mesi, quasi senza nessuna promozione. “Avrebbe potuto fare uno stadio”, mi dice un amico - e ha ragione: l’ascesa di Bruno Mars è vertiginosa. In America avrà l’onore del concerto nell’intervallo del SuperBowl, l’evento televisivo dell’anno; un onore solitamente riservato ad artisti con carriera sul palco iper-consolidata, gente come Madonna, Springsteen, Prince. Da noi, solo due anni fa, era venuto al Forum facendo la metà delle persone - questa sera c’è il famigerato “pubblico delle grandi occasioni”.
Sono le 9 e un quarto quando un telone con palme dorate cade, scopre il palco comincia la puntata milanese del Moonshine Jungle Tour - è il primo boato del pubblico, sarà tutt’altro che l’ultimo, ad accogliere “Moonshine”, la canzone.

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Fin dalle prime note è chiaro che non sarà uno spettacolone, ma un concerto vero e proprio: Bruno Mars, cappellaccio e gilet, è circondato da 8 musicisti; gli unici a rimanere necessariamente fermi sono tastierista e batterista; i tre fiati, la seconda voce, chitarrista e bassista lo accompagnano in ogni mossa, con balletti da soul revue. La concessione allo show è un megaschermo che occupa tutto lo sfondo del palco, ma che viene usato con misura, talvolta assieme a delle gigantesche veneziane luminose che scendono e si alzano, mentre Mars tiene il palco con padronanza, sostenuto dalla band. Alla terza canzone, “Treasure”, il megaschermo si trasforma in tre schermi catodici con effetti vintage e, complice il suono Motown della canzone, sempre di essere alla registrazione di una puntata di “Soul Train”, ma con 10.000 persone in delirio.
Lui, Mars, assomiglia a Michael Jackson in maniera impressionante - sembra uscire dalla copertina di “Off the wall” - avesse lo smoking sarebbe quasi indistinguibile, almeno fisicamente. E anche la sua musica, dal vivo più che su disco, pesca a piene mani dal quel periodo di pop e R ’N’ B, alternandolo al rock (una rilettura del classico “Money”), al reggae (“Show me”) alle ballatone piano e voce (“When I was your man”) al pop e basta (“Grenade”). A questi generi Mars non aggiunge niente: li interpreta diligentemente e con la giusta carica - ma se si conoscono i riferimenti originali tutto sembra un po’ già sentito. L'"Unorthodx jukebox" di Bruno Mars è, in realtà, molto ortodosso e molto tradizionale - ma poco importa, perché funziona: la band ha un suono in grado di riempire il palazzetto, Mars sa alternare canto, ballo e ammiccamenti, il pubblico conosce praticamente ogni canzone a memoria.
Poco più di 90 minuti - con qualche intermezzo di troppo e qualche parte tirata in lungo come il finale di “Just the way you are - e il concerto è finito. Il repertorio è quello che è come quantità ma è solido, sul palco forse persino di più che su disco.
Quando andrà sul palco del SuperBowl, Bruno Mars dovrà inventarsi qualcosa di più spettacolare di un megaschermo e un balletto con la band. Ma per adesso va benissimo così - la serata perfetta per chi voleva capire come si fa un buon concerto pop: buone canzoni, una band che le suona come si deve, e un performer che sa tenere il palco, qualche effetto speciale. Ma anche la serata perfetta per chi voleva semplicemente divertirsi cantando a squarciagola.

(Gianni Sibilla)
 

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