Pacifico, ecco le 'canzoni nascoste': 'Scrivo tanto. Forse per insicurezza'

Pacifico, ecco le 'canzoni nascoste': 'Scrivo tanto. Forse per insicurezza'

Lui stesso, Gino De Crescenzo meglio noto come Pacifico, le chiama "canzoni nascoste".

E il disco che le raccoglie - "In cosa credi", EP di otto pezzi che esce domani su etichetta Carosello e per la distribuzione Artist First - è, nelle sue parole, "una scialuppa di salvataggio di brani dispersi". Ma si sente il suo affetto nei confronti di queste piccole miniature che, magari di un soffio o proprio all'ultimo momento, non hanno trovato posto nei suoi album ufficiali finendo relegate - finora - nei cassetti. Come ha spiegato l'autore qualche giorno fa sulla sua pagina Facebook, "In cosa credi" è un disco un po' strambo a cominciare dalle premesse. Nato intorno e in conseguenza di un tour minimalista, in trio, in compagnia del percussionista Ivan Ciccarelli e del chitarrista Silvio Masanotti (che dell'extended play è coautore e coarrangiatore), quando di norma sono i dischi a far da pretesto ai concerti. "E' un disco che ha preso forma fisica quasi a prescindere dalla mia volontà", racconta Gino dalla sala d'aspetto dell'aeroporto prima di imbarcarsi sul volo che da Parigi lo riporta in Italia (domani sarà alla Feltrinelli RED in piazza Gae Aulenti a Milano a presentarlo dal vivo). "Avevamo iniziato una serie di concerti in tre per mettere in circolo un po' dei miei pensieri e alternare alle canzoni qualche monologo. A un certo punto avevamo pensato di accompagnarli con l'uscita in digitale di due o tre inediti, ma poi il progetto è cresciuto. Il fatto è che ho un catalogo molto nutrito di brani scartati via via dai miei dischi: a differenza di alcuni colleghi mi ritrovo sempre a scrivere tantissimo, forse per insicurezza. I brani hanno cominciato ad accastarsi, e sono contento del risultato: oggi, forse anche in conseguenza della crisi del mercato discografico, si aprono spiragli per uscite meno convenzionali, e quel che ne è venuto fuori è una specie di 'best of' di brani inediti e che conoscevo solo io, pezzi che sono arrivati a un passo dall'inclusione negli album e che per valutazioni che neppure ricordo sono poi stati scartati a favore di altri. La sua stravaganza deriva anche dal fatto che raccoglie brani scritti nell'arco di una decina d'anni, con forme musicali diverse: dagli episodi più elettronici di quando mi ritrovavo a scrivere in piena solitudine a quelli più chitarristici. Non è frutto di un pensiero unico, insomma. Ne ho tantissime, di quelle canzoni. E molte sono francamente mediocri, dei semplici abbozzi come spesso si fa quando si scrivono cose intermedie che poi ti portano a risultati più compiuti". .

Il discorso non vale per tutte, evidentemente, se il sottotitolo dell'EP reca esplicita la dicitura vol. I... "Sì, l'idea sarebbe di lanciare una specie di collana parallela, magari includendo anche rifacimenti di canzoni fatte per altri. Di aprire una sorta di finestra liberandosi dall'iter tradizionale e dagli sforzi che si applicano solitamente a un disco, quando si raccolgono i pensieri di un anno e si riflette sui propri cambiamenti, per dare più luce a cose che altrimenti resterebbero impigliate nel computer e che di solito escono postume...Quelle che ho pubblicato finora sono tutte canzoni che ho amato, e anche molto, ed è interessante che qualcuno mi abbia già detto di preferirle ad altre che ho messo nei miei dischi. 'Stella Arturo', per esempio, è molto più recente di altre e l'ho scritta molto velocemente. 'La giostra', invece, racconta alcuni flash della mia adolescenza ed è un brano che appartiene all'area del primo album: per questo ha sonorità più elettroniche e in un certo senso 'indie'. E' una canzone sul torpore adolescenziale e sull'avvicinarsi dell'età adulta, quando passi le giornate con la fronte appoggiata alla finestra e cominci prematuramente a fare il bilancio delle cose che hai e di quelle che ti mancano ma vivi ancora un'esistenza con molti vuoti da riempire. 'Cazzeggio. Metafore,. Filosofia' parla invece di un torpore un po' più adulto, in questo caso benefico, perché a volte guardare le cose con distacco ha un effetto terapeutico. Ci sono anche canzoni d'amore, mentre 'In cosa credi', ripresa da 'Una voce non basta', è il filo di passaggio tra l'ultimo disco e questa nuova operazione: questa versione è più vicina a come l'avevo scritta, al provino che avevo mandato a Manuel Agnelli per invitarlo a cantarla con me. E' il pezzo che sta all'origine di entrambi i progetti".

Il singolo "Sarai l'estate" ha persino un che di Pet Shop Boys..."Beh, dipende dal fatto che quando scrivi da solo ti affidi agli strumenti che hai sotto mano, e in questo senso l'elettronica viene spesso in soccorso. La mia è un po' da supermercato, e se mai dovessi fare un disco di quel tipo mi piacerebbe farlo con un professionista che mastica il genere. Accoppiare il modulo cantautorale e stesure dei testi un po' più complesse della ripetizione di uno slogan a un incedere ritmico ossessivo è un'idea che mi affascina e che non escludo di esplorare in futuro". Ci sono però anche molti arpeggi di chitarra, in queste canzoni: "E' il mio strumento, a cui sto tornando nella scrittura dei primi pezzi destinati al nuovo disco che uscirà nel 2014. Se hanno un filo comune, le canzoni di 'In cosa credi', sta nel fatto che qualunque scrittore ha un universo di argomenti a cui è solito fare riferimento: puoi provare, per calcolo, a fare altro, ma dopo un po' devi accettare che sono i temi a scegliere te. Come moltissimi altri cantautori, oggi mi rendo conto di avere scritto principalmente della fragilità umana, di una solidità apparente che improvvisamente può andare in pezzi. In quella zona di difesa precaria trovano spazio tante canzoni sentimentali e un po' dolorose, o sguardi sull'infinito come 'La stella di Arturo' . Ho sempre visto le canzoni come un mezzo di trasporto ma anche come un genere di conforto. Per me la musica funziona così, nel momento in cui la ascolti serve a tamponare un po' le tue fragilità".

Dal vivo l'esecuzione dei "nuovi" brani farà affidamento su una formula collaudata: "Avendo gà rivisitato il mio repertorio in trio sarà semplice integrare le canzoni già conosciute con quelle di 'In cosa credi' ", spiega Pacifico. "Ho la fortuna di avere con me due musicisti bravissimi che mi permettono di proporre uno strano mix classico-elettronico. Facciamo anche una cover dei Radiohead, 'No surprises', basata sulla mia traduzione in italiano del brano. Abbiamo creato un piccolo microcosmo sonoro in cui possiamo fare rientrare tutte le canzoni: non sarà il suono a dovere inseguire le canzoni come invece accade quando cerchi di riprodurre un album sul palco. E anche questa è una grossa libertà".

Altre libertà artistiche, racconta Gino, se le sta prendendo a Parigi dove si è trasferito da un paio d'anni. "Per fare il disco precedente mi ero chiuso in una specie di scantinato insonorizzato. Stavolta le condizioni sono diverse ma ho una certa età, scrivo da tempo e dunque dentro di me ci sono cose sedimentate. Credo però che chiunque sperimenti la distanza da casa si senta di prendere iniziative diverse. Nel tuo habitat consueto sei condizionato dai tuoi rapporti, da quello che hai costruito... Mentre nel viaggiare e nel trasferirsi altrove si aprono nuovi spazi di libertà. Questo nella scrittura lo sto sentendo molto. E' una cosa che consiglierei a tutti: la distanza mi ha fatto ritrovare uno spirito simile a quello che avevo quando ho cominciato senza aspettative. Credo e spero che quell'aria di libertà si sentirà, nelle mie prossime canzoni. Siamo in fase di pre produzione, e per ora sto privilegiando una forma acustica perché fa uscire meglio la mia voce e quello che dico. Sto ancora cercando un tema, un motivo di fondo. Ho sempre assecondato una vocazione un po' esistenziale e sentimentale nei miei testi, accompagnata a una ricerca melodica. E' come se da dodici anni stia cercando la cosa che veramente so e voglio dire, ed è un percorso di avvicinamento continuo".

Nel frattempo De Crescenzo - l'autore - continua a scrivere per altri. "Certo, nella mia schizofrenia questi due aspetti si compensano. Ho firmato il nuovo singolo di Gianni Morandi, collaboro ancora con Malika Ayane e Gianna Nannini, e grazie a lei ho lavorato anche per Marco Mengoni. Ma sto cercando di trovare collaborazioni anche in Francia, con cantanti locali: esordienti che arrivano dai talent show, ma poi magari anche superstar come Johnny Halliday". Figura anomala, Gino, in un panorama autorale italiano che ormai è quasi deserto... "Una delle ragioni", sostiene, "è la restrizione del mercato che spinge molti artisti a scriversi i pezzi da soli. Anche nel cinema, a ben guardare, la categoria degli autori si è molto ridotta, e nel panorama musicale italiano ci sono grandi voci da cui si accetta quasi tutto. Questione di gusti e di sensibilità...io, che ho l'ossessione della parola, la mano dell'autore professionista la riconosco e la apprezzo ancora".

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