L'ombra (inevitabile) di Vasco sul Jammin' Festival 2002

L’anno del dopo Vasco, per il Jammin’ Festival di Milano Concerti (oggi Clear Channel Entertainment-Italia), è per definizione un anno difficile, schiacciato da un confronto improponibile. Era successo alla seconda edizione, quella del 1999 (che pure aveva Zucchero come headliner), succederà inevitabilmente anche quest’anno, dopo l'invasione di Blasco-fans (100 mila persone) che il 16 giugno 2001 avevano intasato le vie di accesso e gli spazi interni all’autodromo di Imola.
Avrà dunque tirato un bel sospiro di sollievo, Roberto De Luca, nel vedere confermata la presenza di Carlos Santana alla due giorni romagnola, dopo le notizie altalenanti circolate nelle scorse settimane, vedi news). Se il tira e molla lo ha roso dalla tensione, oggi (venerdì 5 aprile), alla conferenza stampa di presentazione della kermesse, il promoter milanese non l’ha dato a vedere. Senza il baffuto chitarrista messicano sarebbe stato difficile, per lui, raddrizzare la situazione. Con Santana e con i Red Hot Chili Peppers, invece, De Luca sa di potersi giocare le carte migliori che il mazzo gli metteva a disposizione: entrambi, come lui stesso ha ricordato, sono popolarissimi in Italia (e lo dimostrano le vendite discografiche: 650 mila copie per “Californication”, 900 mila per “Supernatural”, l’album della rinascita santaniana); entrambi regaleranno a Imola l’unica esibizione italiana dell’anno, che per i Peppers dovrebbe seguire di poco la pubblicazione di un nuovo album.
E il resto? La prima giornata (15 giugno) che De Luca definisce più “tosta”, mette in calce al cartellone gli ormai di casa Chemical Brothers (“da noi si trovano come a casa loro, quando sono stati qui due anni fa non se ne volevano più andare”, ha raccontato il promoter) e gli emergenti Muse; la seconda, più tranquilla, propone Garbage e Manà (di nuovo la Santana-connection). In mezzo un gruzzolo di italiani “alternativi”: i “soliti” Subsonica e Afterhours, i Meganoidi in odore di consacrazione ufficiale e gli Articolo 31, fortissimamente voluti (parola di promoter) dallo stesso De Luca e che, presenti alla conferenza stampa, hanno esternato la loro eccitazione per il loro esordio al festival.
Resta valido però l’assioma iniziale. Vasco non c’è: che cosa potrebbe convincere i rock fan a calare di nuovo in massa sulla città romagnola? Il prezzo dei biglietti (in vendita da oggi pomeriggio) prima di tutto: 28 € il giornaliero (sostanzialmente invariato rispetto all’anno scorso), 42 l’abbonamento alla due giorni (pari a una riduzione del 14 %). E poi i treni speciali che anche quest'anno collegheranno le principali città d'Italia con Imola, il "Green Village" con gli spazi riservati al relax, allo sport e al divertimento, novità di stagione come l'area chill out o di "decompressione sonora". Se accadrà, De Luca avrà coronato il suo sogno: quello di allestire anno dopo anno - questo è il quinto - un evento in grado di imporsi in sé e per sé, indipendentemente dal cast che gli fa da contorno (e in questo lo confortano le ricerche di mercato commissionate dallo sponsor e dal Comune romagnolo). Con l’idea di estendere la durata del festival, prima o poi, a tre giorni. “E’ un progetto che non ho abbandonato. Come headliner del venerdì, quest’anno, avevo scelto i Depeche Mode, ma poi la nascita annunciata del figlio di Martin Gore ha mandato a monte i piani della tournée”.
Il buffet attende, e non c’è tempo e voglia per altre domande. Magari, come sussurra qualcuno, sulle eventuali preoccupazioni legate alla concomitanza dell’evento con i Mondiali di calcio in Corea e Giappone (in quei giorni sono in programma gli ottavi di finale). O sulle voci che da qualche tempo danno Vasco Rossi in partenza per altri lidi. Domanda che Rockol aveva già “girato” in separata sede a De Luca. E che lui liquida con una metaforica alzata di spalle: “E’ una notizia talmente priva di fondamento che non mi sono neppure preoccupato di smentirla”.
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