Renato Zero torna alla ribalta con 'La curva dell'angelo'

Renato Zero torna alla ribalta con 'La curva dell'angelo'
Il cielo sopra la Camilluccia. Renato Zero, scomodando il capolavoro di Wim Wenders avrebbe potuto chiamare anche così il suo nuovo disco (la Camilluccia è la lunga ed esclusiva strada romana dove abita il cantante), alla fine intitolato "La Curva dell'Angelo", dal 9 novembre nei negozi di tutta Italia. Com'è facile intuire, nell'album i riferimenti angelici, proprio come nel bel film del regista tedesco, sono davvero tanti a conferma di quanto queste divine, ma anche molto terrene creature, siano importanti nella vita del nostro eroe. Basta leggere, infatti, le prime pagine del libretto del cd dove, dopo un'introduzione sul tema, compare questa dedica: "A tutti gli Angeli che ho incontrato e perso... che hanno amorevolmente sconfitto ogni mia paura. Che non ci sono perché io ci sia. Con tutto il rispetto che posso... vi prometto l'amore... per sempre! A tutti gli altri un solido paracadute". Il disco vero e proprio, che arriva a distanza di 5 anni dall'ultima fatica originale, contiene 13 brani scritti da Zero insieme con Maurizio Fabrizio, Claudio Guidetti, Senesi e Podio. A produrli un gigante come Ennio Morricone (suo è il lavoro fatto per "Pura luce", il pezzo che chiude l'album), al lavoro insieme con Celso Valli (firma tre canzoni) e Fio Zanotti (tutto il resto): “Degli amici veri”, ha puntualizzato il cantante. Si parte, bene, con "Svegliatevi poeti", dove si parla del tempo che passa e cambia le persone e che per recuperare lo spirito di una volta bisognerebbe dare maggiore ascolto ai poeti ("Così quando incontri i poeti/ confidagli le pene e i mali tuoi/ tu puoi affidargli l'anima lo sai/ per tramandare ai figli dei tuoi figli/ l'essenza della tua esistenza e poi/ perché un altro poeta si risvegli: e ti svegli"). Tutta contro la mediocrità e l'invidia la seconda traccia: "Qualcuno mi ha ucciso", con Zero che canta "Chi mi ha reso ectoplasma la pagherà, comunque se rinasco gabbiano gli cagherò proprio sul muso...". Entrambi i pezzi, come del resto tutti gli altri, fanno perno su un solido impianto melodico confezionato con cura, all'insegna di quella cifra stilistica che fa di Zero un piccolo maestro della canzone d'autore pop e popolare. La seconda, ha un buon lavoro sui cori e un finale che per qualche istante ricorda "Heal the world" di Michael Jackson. In tutto il lavoro, è chiaro, l'enfasi e la retorica nei testi, anche quando compaiono gli angeli, dilagano. Ma si tratta di Renato Zero e se così non fosse non sarebbe più lui. Terzo pezzo è "Il maestro" (“Un brano parzialmente autobiografica perché alla mia età credo di avere qualche piccola cosa da insegnare”), sul talento da non sprecare per alcun motivo ("Prima l'arte, la passione e dopo il resto.../ premiami se puoi/ un bel saggio e poi/ un applauso a tutti noi/ che impariamo..."), al via con un piano emozionante che poi lascia spazio ad una ricca sezione d'archi. Seguono "Storie da dimenticare", sulle famiglie sfasciate, nate male e fonte d'ogni guaio per i figli e sull'importanza di diventare genitori con consapevolezza (la chitarra introduttiva è simile a "Two princes" degli Spin Doctors, c'è un gran coro e il ritmo è sostenuto) e "La medicina", sull'amore come unico rimedio, canzone lenta e avvolgente che scivola malamente quando Zero canta "Ahi! Ahi! Ahi! Ahi! Non è mai semplice/ meno che mai per noi..." e sotto partono delle nacchere spagnole. Giustamente impietosa la ritmata "Nuda proprietà", sui ragazzi ormai adulti che da casa dei genitori proprio non vogliono andar via ("basta con questa minestra perché non vai via... basta! Le tartine e i supplì/ in nessun posto come qui..."), mentre "Libera" per un po' fa venire in mente "Mad about you" di Sting. Quasi da ballare, l'invettiva contro la violenza dei tifosi negli stadi contenuta in "Fuori gioco", piacevole come la ballad di "Innocente" o la toccante e autobiografica "Anima grande", dedicata dall'artista capitolino al padre morto in "un freddo gennaio", forse l'episodio piu' riuscito e sentito dell'intero disco ("Folle nell'inseguire una carriera/ avrei dovuto sedermi accanto a te... di piu'... quanto coraggio mi hai dato a dirmi di no... ma che figlio bizzarro che hai/ ti somiglia lo sai...). Chiudono "La curva dell'Angelo" la grintosa "Un nemico sincero", per Zero meglio di un falso nemico; l'appassionata "Non cancellate il mio mondo" e "Pura luce" (la canzone prodotta da Morricone), un gran finale da cerimonia religiosa, cosa che sempre piu' spesso capita al nostro inconfondibile e mistico eroe. “In questo lavoro ho messo l'anima, e spero che almeno questo arrivi al pubblico”, ha ammesso Renato Zero, che se vi è sempre piaciuto continuerà a farlo anche con questo suo nuovo lavoro. Altrimenti, meglio lasciar perdere.
Dall'archivio di Rockol - Renato racconta Zero, il folle
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