Arriva in Italia la musica 'lunare' dei Cousteau

Sono le note a metà fra il serioso e il malinconico del pianoforte di “You my lunar queen” ad aprire lo showcase dei Cousteau, in un locale milanese dalla temperatura ferragostana scelto ieri, 9 maggio, come centro promozionale per il lancio italiano dell’ottimo e omonimo album d’esordio del gruppo. Album inizialmente uscito per la Palm Pictures in Inghilterra e ora ripubblicato dalla NuN Entertainment con tre bonus tracks. Si tratta di tre b-sides: “To know her”, “Rachael lately” e “Captain Swing”.
“Facciamo un uso ben preciso dei lati B dei singoli – spiega Davey Ray Moor (australiano di Canberra, tastierista nonché “direttore musicale”, compositore e produttore della band); "ci servono per sperimentare nuove sonorità o per introdurre elementi inediti nell’economia del suono Cousteau, in modo da introdurli poi nei seguenti album con cognizione di causa”. Un modo intelligente di usare dei brani che normalmente servono solo a riempire spazio e a giustificare la pubblicazione dei singoli: così facendo, i Cousteau mostrano di dare importanza anche agli aspetti più marginali della loro musica, che anche all’ascolto risulta molto curata, sia in fase di composizione che di arrangiamento e di ricerca sui suoni. Una ricerca a 360° che sfocia in un sound assai evocativo e che porta alla mente innumerevoli protagonisti della storia musicale passata e presente. Per parlare di loro si sono scomodati nomi importanti, da Burt Bacharach a David Bowie, dai Tindersticks a Nick Cave.
“Tutte influenze reali – dice il cantante irlandese Liam McKahey -, citate comunque più di altre come Hazelwood o Leonard Cohen. Ma noi facciamo semplicemente della musica, siamo a nostra volta dei fans e quindi è più facile riferirsi a nomi più famosi”. In effetti, ascoltando la musica dei Cousteau, ognuno vi può trovare dei riferimenti a seconda del proprio background (a noi di Rockol sono venuti in mente dagli Uriah Heep ai Fun Lovin’ Criminals!) e la lista potrebbe essere lunghissima o vuota, perché alla fine i Cousteau suonano musica assai personale, “alla Cousteau”. Le sonorità sono abbastanza varie, anche se molto ben amalgamate: batteria e contrabbasso a formare la sezione ritmica, piano e organo per Davey Ray Moor (il “direttore musicale”, compositore e produttore del gruppo), chitarre elettriche e acustiche e, qua e là, una tromba, un flauto e un violino a dare improvvise svolte ora jazzy ora folkie ad una musica che spazia fra generi e atmosfere.
Da “Your day will come” (brano d’apertura dell’omonimo album), a “Jump in the river”, da “She don’t hear your prayer” a “Wish you were her”, i Cousteau alternano pezzi tesi e vibranti a morbide ballate rock. Bella e calda la voce di Liam, che probabilmente porta con sè buona parte dei rimandi e delle citazioni: braccia completamente tatuate, faccia alla Tim Roth, Liam è oscuro e profondo nella sua espressività, come un Nick Cave che incontra il primo Bowie. In un’ora di concerto, i Cousteau hanno presentato l’album per intero e hanno dato un assaggio di quello che sarà il loro prossimo tour italiano, previsto per il prossimo autunno.
Nel frattempo, sul canale streaming di Rockol (http://streaming.rockol.it) potete vedere e ascoltare in esclusiva due brani dello showcase di ieri sera.
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