Vasco Rossi, 'Vivere o niente': 'Sempre in fuga da chi mi vuole zittire'

Vasco Rossi, 'Vivere o niente': 'Sempre in fuga da chi mi vuole zittire'

Un po’ giù di voce, ma decisamente su di morale e di humour, Vasco Rossi ha presentato con una conferenza stampa a Milano il nuovo album “Vivere o niente”. Esordisce citando il testo dell’ultimo singolo “Eh già”: “Sembrava la fine del mondo, e invece sono qua”. Oltre alla piacevole sorpresa di essere sopravvissuto a un’esistenza irregolare, ha anche il sapore di una rivincita: “Lo dico anche a chi mi ha sputato in faccia negli anni 80, quando me ne hanno dette di tutti i colori”. Per un’ora abbondante, Vasco ha parlato delle nuove canzoni, affrontato i massimi sistemi, divagato sulla rinuncia al berretto (“mi serviva durante i concerti per tenere il sudore”), dribblato i riferimenti prevedibili all’attualità (“Bunga bunga, chi è?”) e rievocato qualche trascorso passato.

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L’occasione per far riaffiorare i ricordi era data dalla presenza di Tullio Ferro, coautore di molti brani importanti di Rossi (“Vita spericolata” su tutte), nonché di cinque delle dodici tracce di “Vivere o niente”. Ferro viene presentato come “una parte importante della mia musica: se avessi fatto da solo, probabilmente le mie canzoni sarebbero state un po’ monotone. Ci tenevo a farvelo conoscere perché lui vive in un mondo un po’ suo. A volte lo confondono anche con Tiziano Ferro”. L’intesa fra i due nasce da un incontro negli anni 80, quando il “talebano del rock” (Ferro, che militava nei Luti Chroma) e il “Baglioni rock” (Rossi, che aveva già scritto “Albachiara”) scoprono che le loro idee combinate funzionano bene. Tant’è che a decenni di distanza, la collaborazione continua. Spiega Ferro: “Portare una canzone a Vasco è come dar da mangiare al gatto. Come il gatto che sente il rumore dei croccantini, quando arrivo da lui con qualcosa di nuovo, è già lì che mi guarda, perché ha fame, non vede l’ora di mettere le mani sui pezzi”.
Del nuovo album, Vasco si dice entusiasta, a cominciare dalle immagini che lo ritraggono al volante di un’automobile, voltato all’indietro con sguardo preoccupato, e poi intento a dar fuoco alla vettura: “L’artista è sempre in fuga, dai posti di blocco del conservatorismo, dall’omologazione, dai poteri che lo vogliono fare star zitto. Io sono in macchina, in fuga da questo nemico che mi sta inseguendo. Poi mi fermo e brucio le tracce, per non farmi scoprire in questa fuga verso la clandestinità, una situazione in cui l’artista deve vivere, se vuole essere libero. L’artista racconta la realtà senza strumentalizzarla, ma non è lui a determinarla. Naturalmente, volevo far notare che nelle foto sono in camicia e cravatta solo perché ero vestito così la sera prima”.


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Una delle canzoni che fa più discutere è “Manifesto futurista della futura umanità”: “Ho pensato di scrivere il manifesto dell’uomo nuovo, di oggi, che non ha più le verità eterne. La scienza ci ha dimostrato che tutto si evolve, addirittura ci dice che le verità sono tali fino a prova contraria. A me sembra lo strumento più giusto per affrontare il mondo di oggi. Con tutto il rispetto per chi ha fede, la fede è una grande illusione: c’è un creatore, la vita è un dono. Secondo me, la natura nasce da sola, la vita non è un dono ma un caso. Ciò non significa che non debba essere rispettata. L’uomo deve prendersi le proprie responsabilità: è lui il miracolo della natura. Da uomo, devo darmi un codice, un sistema di valori basato sul fatto che sono responsabile di quello che faccio, la vita è mia, la rispetto finché lei rispetta me, il demonio non esiste ma è una parte di me, devo imparare ad affrontarla e ci vuole anche un po’ di coraggio. Secondo me, il primo comandamento è: bisogna avere rispetto per se stessi”.
Per il Vasco di oggi, l’esistenza va affrontata con sguardo realistico: “Vivere o niente significa: devi affrontare la vita come è nella realtà e non considerarla una cosa sicura, garantita, certa, perché la vita è sempre un rischio, serve un po’ di coraggio”. Una condizione che può fare paura, ma non c’è una visione negativa: “Sono pessimista nel senso che penso al peggio così mi preparo, ma nelle mie canzoni non esiste il pessimismo. In qualche modo, dico sempre va bene, andiamo avanti per vedere dove andiamo a finire. Non ho ancora pensato di averne abbastanza e di spegnere l’interruttore. E se lo farò, non sarà per una situazione, ma per una condizione generale, per una questione di diritto che ho come uomo, di decidere quando la mia vita deve finire. Adesso il cardinale Ruini mi farà a pezzi”.
Come autore, Rossi continua a far prevalere l’istinto, anche quando si tratta di scrivere per altri, cantanti donne in particolare: “Sono dieci anni che voglio scrivere un pezzo per la Mannoia e finalmente ci sono riuscito, ma lei non lo sa ancora. Quello di Noemi è nata così, è una ragazza che mi ha colpito. Non la conoscevo, ho comprato su iTunes (lo pronuncia “i tùns”: un grande, ndr) il pezzo che ha fatto l’anno scorso, mi piaceva il suo stile e ho cercato di scrivere una canzone adatta. ‘Sono un vuoto a perdere’ mi è venuto istintivo, non so perché. ‘E allora resto qui da sola a guardarmi crescere’ Cosa guardate voi tutte? La cellulite, che io sinceramente non sono mai riuscito a vedere, ho sempre visto dei mari di curve. Per cui, questa paranoia pazzesca mi fa un po’ sorridere. Una cantante un po’ più grande non si sarebbe azzardata a dirlo, ma una giovane, che ha coraggio, sì. ‘Vuoto a perdere’ mi piace un casino, perché è venuta da Dio”.
In “Vivere o niente” c’è una traccia fantasma ben nota aggli appassionati di lunga data: “’Mary Louise’ è una canzone che ho scritto, e ho cercato di buttare giù col gruppo già una decina di anni fa. Poi vedevo che loro non erano coinvolti, e lasciavo perdere. A un certo punto, era diventata una barzelletta, quando portavo questa canzone c’era gente che si buttava per terra dal ridere. A Los Angeles, non avevo i miei collaboratori soliti, ma altri che non avevano pregiudizi, l’abbiamo fatta. Quindi l’ho messa come traccia in più”.
Adesso è il momento di tornare in tour, con una serie di concerti attesissimi, a partire dalla partecipazione all’Heineken Jammin’ Festival e alle quattro date allo stadio Meazza di Milano. “Stiamo cominciando adesso a preparare lo spettacolo, senza sapere cosa faremo, ma naturalmente sarà straordinario, ce la metteremo tutta per fare in modo che sia semrpe una serata di festa, direi di comunione e liberazione, posso usare anch’io queste parole? Di sicuro sarà uno spettacolo incentrato sul nuovo album”.

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