I Placebo potrebbero essere il grande gruppo dei prossimi anni. Tre giovani belli e simpatici, con un frontman bowiano, due dischi davvero buoni, e amici in alto loco: Michael Stipe li ha chiamati per il film "Velvet Goldmine", Bowie li ha invitati a suonare al suo compleanno, e hanno inciso il loro nuovo disco "Without you I’m nothing" nei Real World Studios di Peter Gabriel.

Altra caratteristica probabilmente inedita, è che vengono da tre paesi diversi: Usa, Inghilterra e Svezia. Tant’è che li troviamo intenti a commentare il risultato di un "derby" delle rispettive nazionali .

Stefan Olsdal: "La Svezia ha battuto l’Inghilterra: vikings strikes again!".

Steve Hewitt: "Sì, ecco, tutte quelle scemenze".

(al Vostro umilissimo): "Hai detto che sei reduce da un’altra intervista: Chi era?"

 

Tony Hadley, quello degli Spandau Ballet.

Hewitt: "Oh, che magnifici vestiti avevano... Che ti ha detto?"

 

Che il loro look è stato un boomerang, perché oggi quando la gente pensa a loro pensa ai capelli e non alla voce.

Brian Molko: "Il che è difficile da negare. Specie con pettinature stupide come le loro".

 

Oggi questo aspetto del look è un po’ in declino, pochi pensano ai vestiti come a parte dell’impatto del gruppo rock.

Hewitt: "Forse noi potremmo riportarlo in auge un pochino. Non ci dispiace essere un po’ glamour. Questa estetica da "preso dalla strada" dei Gallagher non fa per noi. Possiamo rispettarla in Paul Weller, ma non si accorda con quella che è la nostra concezione della musica". 

 

Parlando di immagine, il vostro video ricorda quello di Bowie di quattro-cinque anni fa, "Jump they say".

Hewitt: "Davvero? Non ricordo. Hmmm, quello da Black tie white noise? Non un gran disco".

 

Beh, c’era lui che si preparava a buttarsi da un grattacielo, e la gente in strada era preoccupatissima.

Molko: "Giuro, non abbiamo copiato. Credimi!".

 

Ci credo... Come avete scelto "Pure Morning", come singolo?

Molko: "Quando stiamo radunando il materiale, capiamo con una certa facilità quale canzone ha qualcosa in più. I singoli emergono con particolare evidenza, e dicono: "Salve, sono un singolo". E noi rispondiamo: "Ehilà".

 

Vi siete conosciuti in Lussemburgo. Posto insolito per incontrarsi.

Molko: "E’ l’ascella culturale d’Europa. Il fatto è che i miei genitori erano lì per sfuggire all’FBI, quelli di Stefan per sfuggire al fisco svedese. Hanno scelto il Lussemburgo perché nessuno sapeva dove fosse. Così quando avevamo sei anni ci siamo incontrati lì per la prima volta. E non ci siamo piaciuti. Ma per fortuna le nostre famiglie hanno ricominciato il loro girovagare".

 

Ah. E poi?

Molko: "Qualche anno fa ci siamo riincontrati casualmente in una via in Inghilterra".

 

E vi siete piaciuti?

Olsdal: "Abbastanza".

Molko: "Forse troppo".

Olsdal: "Non equivocare, eh..."

 

Non ho detto nulla. Però ho notato che c’è una canzone che si chiama "Scared of girls".

Molko: "E’ una canzone in cui mi chiedo se quelli che chiamiamo sciupafemmine sono innamorati delle donne o ne sono impauriti".

Hewitt: "E non ne siamo impauriti".

 

Non è bello chiedere spiegazioni sulle canzoni, ma chi è "Allergic to the thoughts of Mother Earth?"

Molko: "Questa è forse l’unica canzone con un certo sfondo politico del disco. Parla dei danni dell’etica cristiana sull’ambiente. Il precetto che dice: "La felicità non è di questa terra" è una scusa per fare i nostri danni e fregarcene. In America i danni all’ambiente sono spesso giustificati dai cristiani della destra che passano sopra a ogni cosa grazie a questa scusa. A me piacerebbe che la gente rispettasse il mondo dove si trova". 

 

E il titolo dell’album?

Molko: "Without you I’m nothing" è un titolo molto romantico e disperato, alla Judy Garland. Crediamo che racchiuda lo spirito dell’album".

 

Già che ci siamo: perché vi siete chiamati Placebo?

Molko: "Era un nome interessante. Sai, credo che i nomi dei gruppi non abbiano un grosso significato per chi ascolta musica. Pensa ai Butthole Surfers: all’inizio vedi il nome della band e rimani colpito. Poi ascolti la musica e diventano semplicemente i Buttholes, e al nome non pensi più".

Hewitt: "Già, che significa The Verve?"

Molko: "Oppure Oasis? Fanno musica araba?"

Hewitt: "E di certo non è una salutare sorsata di acqua fresca".

 

Vi piacciono?

Hewitt: "No!"

 

Chi vi piace?

Molko e Hewitt: "Sonic Youth, Depeche Mode, Six by Seven".

 

Non avete citato alcuni personaggi... Ma so che avete registrato il disco da Gabriel a Bath, e a quanto sembra i R.E.M. e David Bowie vi seguono con attenzione. Lassù qualcuno vi ama.

Molko: "Beh, c’era questa festa per il 50mo compleanno di Bowie. Ci ha invitati, siamo andati. Al di là di quello che costoro vedono in noi, per noi tutto questo ha il grosso vantaggio di sradicare tutte le insicurezze che possono derivare dal fatto che nel nostro ambiente ci sarà sempre qualcuno che rispetto a noi è sulla scena da tanto e ha tanto successo. Ma in realtà anche le rockstars sono persone comuni. E’ molto utile pensarlo".

 

Ora però tutti si aspettano molto da voi.

Molko: "Okay, punta su di noi, promettiamo di non deluderti. Ti è piaciuto il nostro disco?"

 

Obbiettivamente, sì.

Molko: "Visto? Te l’avevo detto".

 

Di solito per una band in piedi da pochi anni si trova un legame con qualche genere, con una "scena" musicale. Voi vi sentite parte di un movimento?

Molko: "Direi di no. Il nostro non è un disco "indie". "Indie" e "underground" non significano nulla, se anche hanno significato qualcosa cinque anni fa. E’ una cosa molto british, e non ci consideriamo una british band. Ci presentiamo come una band da prendere sul serio quanto, che so, i Radiohead, e vogliamo misurarci con tutti i gruppi, e non diventare i principini di un "genere". Siamo stati abbastanza fortunati da trovare una grande etichetta che ci ha dato libertà creativa. Anzi, ci hanno detto: "Spingete il pedale dell’acceleratore". E noi abbiamo detto: "Okay".

 

Nel film "Velvet Goldmine" suonate una canzone dei T-Rex, "20th century boy". Anche "Pure morning" ricorda l’incedere di Marc Bolan. Vi piace molto?

Hewitt: "Davvero? Probabilmente è successo perché il produttore era lo stesso".

Olsdal: "Pensavo avesse un suono più alla Led Zeppelin".

Molko: "Non è che siamo grandi fans di Marc Bolan. Però era richiesto dal film, dalla parte che ci toccava. Comunque quella canzone è un episodio. Non sarà un singolo e non la suoneremo dal vivo".

 

Suonerete dal vivo in Italia?

Molko: "Sì, in un locale chiamato "Magazzini Generali" a Milano".

 

Oh, no. E’ lontanissimo da casa mia.

Molko: "Allora non ci suoneremo! Verremo a suonare a casa tua".

 

Grazie, lo apprezzerei molto... Conoscete cantanti italiani?

Molko: "Eros Ramazzotti, e poi quell’altro..."

 

Bocelli?

Molko: "No, come si chiama, quello che cantava quella schifezza con Paul Young..."

 

(Omettiamo il nome dell’interessato per rispetto del nostro artista...)

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