Tra country e folk alla ricerca della vera ispirazione: e con il successo arrivato per caso.

Dopo otto dischi, ti trovi in "heavy rotation", e con una nomination per un Grammy (per la migliore interpretazione pop maschile).
"Sì, sono anche stato al n.1 in America".

Perché ora? Cosa ha avuto "Lullaby" di diverso rispetto alle tue canzoni precedenti?
"La risposta più ovvia sarebbe "il sostegno di una casa discografica". Senza, obbiettivamente, non credo che sarebbe andata molto avanti. L'industria funziona così, e certe volte funziona bene... "

Ma non credo che alla casa discografica avessero programmato un successo del genere, per un cantautore come te, specie in questo panorama.
"E' successo che una radio di Atlanta ha cominciato a suonare la canzone e le altre stazioni collegate l'hanno sentita. La programmatrice è stata la prima ad apprezzare il mio pezzo. Non mi ha mai chiesto niente, ha portato un sacco di attenzione su "Lullaby" - e di colpo, come si dice, le cose hanno cominciato a succedere... Senza una major alle spalle non sarei riuscito a distribuire il disco in tutta America, andare a promuoverlo, eccetera. Fino a qualche tempo fa mi limitavo a distribuire i dischi sull'etichetta fondata da me e dalla mia fidanzata. Ma a parte l'indubbio contributo della casa discografica, credo che in "Soul's core" ci sia almeno una canzone per tutti... amo la musica pop, le melodie. Forse ho avuto la fortuna di trovare quelle giuste".

Con già sette dischi alle spalle, o magari meno, altri musicisti avrebbero riflettuto a lungo sulla propria carriera...
"Non io. Al di là del successo commerciale, faccio questo lavoro perché mi piace suonare e vedere le facce della gente. Suonare dal vivo è tutto. Molto prima di registrare dischi ho imparato l'arte della performance. E' bellissimo. Ho imparato prima a comunicare con un pubblico, ad esprimermi davanti a delle persone, che davanti a un microfono in uno studio. Parte dell'arte di ciò che faccio - so che non sto dicendo niente di originale - è lo scambio di energia. Arricchisce molto più del denaro. Mi piace anche registrare e produrre, perché è il lavoro creativo - ma è tutta un'altra cosa".

Non ti trovi bene in studio?
"Tutt'altro: mi trovo benissimo .Ho prodotto e arrangiato la maggior parte dei miei dischi. Mi piace l'arte di registrare e controllare uno studio. Sono molto attento - non tanto alla tecnica, quanto a trovare il feeling. La motivazione. L'emozione che vuoi comunicare è difficile da rendere. E non sempre ci si riesce, anche se si studia a fondo il linguaggio della musica. Ho studiato musica a scuola. Ma quello non ha cambiato il mio approccio alla musica. Ho sempre saputo cosa volevo fare nella vita, anche quando sono entrato nell'esercito".

Davvero? Cosa ti ha spinto a farlo?
"Mio padre è stato aviatore. Una cosa di prestigio, raccontava grandi storie. Ho sempre voluto farlo anch'io. Così ho fatto la sua stessa scuola... Non so se è così da voi, ma in America uno che ha tendenze artistiche non è visto di buon occhio. Facendo il soldato nessuno poteva dire che ero un finocchio... e poi mi è servito personalmente. Forse anche dal punto di vista musicale. Mi ha chiarito quanto volevo fare il musicista. Perché da bambino nessuno può desiderare di fare l'artista, è una cosa da bambine che vogliono fare le ballerine, capisci? Penso sia stato un modo di collegarmi con gli altri ragazzi. Cercare di essere un uomo. Ho esplorato un lato di me. Ho visto certe cose, ho vissuto il cameratismo, la vita gerarchica... Non è roba che ti tempra, come dicono, ma sicuramente scopri delle cose".

Tu vieni da Atlanta, dal sud. Era un po' che non venivano più grandi musicisti da quelle parti...
"La musica di oggi ha forti radici nel sud degli Usa. Allman Brothers, Little Richard, James Brown, Lynyrd Skynyrd, Ray Charles. Il soul, il primo rock'n'roll sono le prime cose che ho imparato a suonare sulla chitarra. I miei primissimi eroi sono stati i Lynyrd Skynyrd. Forse non si sente molto, ma sono cresciuto ascoltando i primi Van Halen, Molly Hatchet, Mother's Finest, che sono una delle mie band favorite. Ma ho probabilmente modellato il mio modo di comporre su Jerry Jeff Walker e Kris Kristoffersson che ho già citato. Però devo confessare che da piccolo ascoltavo "Jesus Christ Superstar". Quel disco andava forte a casa mia! Mi piaceva la fusione tra rock e orchestra. Ecco, quel disco mi ha fatto apprezzare il lavoro che si può fare in uno studio di registrazione, gli equilibri tra le parti. Ma stavamo parlando di Atlanta... "

Sì...
"Atlanta è un posto particolare. Nel resto del mondo le cose cambiano rapidamente. Ed è difficile capire cosa significa il fatto che in America, sino a pochi anni fa, c'erano posti dove la gente di colore non aveva diritti. Tuttora laggiù c'è molta tensione. E ora c'è tra neri e asiatici. A volte si vive a disagio, con paura. Ma continuiamo a crescere. Atlanta è stata rasa al suolo da una guerra civile dovuta all'economia, più che al razzismo. La tensione che c'è oggi è figlia di questa cultura, e del fatto che sulla matrice tradizionale è sorta una delle più recenti città americane. Musicalmente vanno forte jazz e reggae, c'è gente che mixa hip hop e jazz, jazz e country. E' un posto dove tutto può succedere".

Cosa pensi della musica europea?
"Mi piacciono gli U2, anche perché io sono di origini irlandesi. Poi Bowie, Clapton... e amo Josè Feliciano".

E della musica attuale? In America è un momento molto confuso...
"Non mi piace molto quello che sento alla radio, volevo qualcosa di diverso. Sono arrabbiato con le radio per come creano fenomeni, meteore. Non hanno imparato niente dalla vicenda dei Milli Vanilli. Gente che non sapeva cantare ma ballava bene e aveva l'aria interessante. Mi chiedo: quando la smetteranno di creare queste cose per poi farle a pezzi? E poi hai tutti questi artisti che cercano di adeguarsi a quello che i produttori gli chiedono. Terribile. Io amo la musica country, ma le radio country fanno schifo. Forse "Lullaby" è un crossover come li faceva Kenny Rogers. Penso che "Lullaby" sia il suono giusto al momento giusto. Non so se riuscirò a ripeterlo".

Tu fai parte di un panorama particolare...
"Sì, la mia musica è "Adult alternative airplay", la cosiddetta AAA. Le radio "tripla A" mandano James Taylor e Rickie Lee Jones, e assolutamente niente rap! Non è che volessi entrare in quest'area, ma devo riconoscere che queste distinzioni permettono di concentrare l'attenzione. I giornali e le stazioni sanno di cosa si tratta, e magari si interessano comunque a un artista sconosciuto. E' strano sentir dire che sono un artista da classifica. Sono un tizio con una chitarra acustica che racconta storie".

Cosa pensi del pubblico "non adult"?
"Penso che Mtv li influenzi molto, e che gente come Mariah Carey abbia sviluppato un talento per portare avanti un discorso sia musicale che televisivo. Penso che la maggior parte degli artisti attratti dal rock, mi piacciono molto ad esempio i Black Crowes, facciano fatica a scostarsi dal rock classico. Quello dei generi è un problema che anni fa non si poneva, ma che ora condiziona molto mercati, ascoltatori, radio e industria. In Europa piace la dance, in America l'hip hop. Ma spesso l'hip hop torna al rock, come con Puff Daddy. Penso che il rock si stia evolvendo. Forse l'errore è pensare che suoni ancora come vent'anni fa... Molto di quello che sento in giro, come diceva Billy Joel, "It's still rock'n'roll to me"".

Comunque, ora che sei un artista da classifica che incide con una major, viene il bello. Pensi che riuscirai a incidere il prossimo disco con lo stesso spirito?
"Ho i diritti di produzione, posso fare quello che voglio. "Soul's core" mi è costato 10.000 dollari, mentre un disco in America costa milioni di dollari. Ora, il mio prossimo disco probabilmente avrà un grande budget. Quindi penso che sarà differente, perché non ci sarà la necessità di badare a spese. Il che probabilmente cambierà un po' la mia prospettiva. Certo, ho paura che mi dicano: qui manca un singolo. Ma ho troppi anni di musica alle spalle per cambiare di colpo il mio modo di concepirla, solo per fare la star..."

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