...e la marcia vittoriosa della dance francese.

Nulla sembra poter fermare la marcia vittoriosa della scena dance francese. Nemmeno Fatboy Slim. Dall'uscita di "Homework" dei Daft Punk infatti sono passati più di due anni. Nel frattempo sono venuti alla luce gli Air, che con il loro "safari lunatico" hanno conquistato mezzo mondo. Sexy boys timidi, nerds per cui le barriere geografiche, le differenze linguistiche e culturali non sono più un ostacolo, gli Air, così come una folta schiera di altri artisti francesi, hanno fatto capire quanto Francia oggi sia sinonimo di buona musica. Lo confermano Cassius, all'anagrafe Hubert "Boombass" Blanc Francart e Philippe Zdar, due non musicisti, due nerds innamorati dei loro Atari, dei loro campionatori AKAI, mezzi con cui mandare in loop il funk, il soul. Mezzi con cui reinventare l'hip hop, facendolo collidere con l'house music. Mezzi che Zdar e Boombass manipolano da anni, fin dai tempi di "Ravers Suck Our Sounds", il primo pezzo di La Funk Mob che, nel 1994 li fece notare a James Lavelle della Mo'Wax, facendogli guadagnare un posto di rispetto all'interno della storica raccolta "Headz Volume 1", ovvero il manifesto programmatico del trip hop astratto. Oggi, a metà strada fra quell'esperienza di ritmiche espanse e atmosfere sospese e la dinamica precisa delle scansioni house (il vettore a cui si affidò Philippe Zdar nel 96 per confezionare, sotto il nome di Motorbass, "Pansoul") Zdar e Boombass provano a reiterare la magia francese con "Cassius 1999". Un introduzione in note e ritmiche alla fine del millennio con una sola idea in testa; divertirsi e divertire. Ce lo confermano Philippe e Hubert stessi, durante l'intervista rilasciataci negli uffici della Virgin Italy, a Milano, qualche ora prima del loro infuocato DJ set al Plastic.

"Cassius 1999 è un album per divertirsi e divertire", dice Hubert. "Un disco con cui ballare, bere, parlare con la gente che ti sta attorno nel tuo club preferito. Stando sempre attenti a non versarsi addosso il proprio drink , visto che di pezzi downtempo ce ne sono ben pochi in questo disco e la maggior parte dei brani, anche quelli "rallentati", ha un groove con cui è difficile stare fermi. O forse lasciando perdere ogni bevanda e aspettando quelle poche pause downtempo per andare a placare la sete. Ma a parte gli scherzi, Cassius 1999 è un disco in cui non ci siamo dimenticati dell'hip hop. Noi siamo nati con questo genere. Con La Funk Mob eravamo dediti alla cultura hip hop. Attraverso l'hip hop siamo entrati in contatto per la prima volta con i suoni che tuttora ci fanno impazzire; il soul e il funk. Agli inizi quindi hip hop era una necessità. Era l'unico nostro tramite attraverso altre musiche. E' stato il primo genere musicale che sentivamo veramente nostro, per la nostra generazione, non per i nostri fratelli più grandi. Poi, con La Funk Mob l'abbiamo riveduto e corretto secondo il nostro gusto particolare. Nel corso degli anni ci siamo infine avvicinati all'house, in particolare alla deep house, grazie soprattutto a Etienne De Crecy.

Oltre a queste matrici ci sembra anche di poter sentire echi di garage, se non addirittura di speed garage….
"Il garage è sicuramente un altro genere a cui ci ispiriamo", ribatte Philippe. "Questo tipo di musica, soprattutto in Inghilterra, ci ha sempre dato forti input. Lo puoi sentire in alcuni pezzi del nostro disco. Brani come la title track o la stessa "Somebody" sono tributi a questa musica. Ci tengo però a sottolineare che questi pezzi non hanno nulla a che fare con lo speed garage. E' un genere che apprezziamo per la potenza dei bassi ma non ci piacciono per niente le voci ragga, quelle voci in timestretching che vengono inserite nel contesto musicale non sono roba che fa per noi".

Sommando tutte queste influenze, come definireste lo stile di Cassius?
"Fin da quando abbiamo iniziato, con il nome di La Funk Mob, non abbiamo mai guardato alla musica in termini di compartimenti stagni, categorizzando i generi", interviene ancora Hubert. "Certo, all'inizio c'era l'hip hop. Ma da produttori, in veste di La Funk Mob, l'hip hop era soltanto qualcosa da cui eravamo partiti perché, al di là che si campionassero dischi di soul piuttosto che di funk o jazz, quello che era importante era far ballare la gente. Farli sentire a casa nel loro club, con la nostra, la loro musica. Farli sentire come in una sorta di rifugio, con Cassius come colonna sonora. E' qualcosa in cui abbiamo sempre creduto. E' qualcosa che oggi ha dato i suoi frutti, perché fino a qualche anno fa la Francia non aveva assolutamente idea di cosa volesse dire club culture".

Quanto sono importanti le macchine, i sequencer, i campionatori, per giungere allo scopo che vi prefiggete, di divertire e divertirvi?
"Le macchine sono soltanto mezzi per arrivare al nostro scopo", dice Philippe. "C'è gente in Francia che sta iniziando ad accostare alla macchine strumenti veri. Il risultato però non dipende da quanti strumenti, o da quali strumentisti usi per creare musica ma da quanto hai da dire. Per questo credo che per la musica di Cassius, con i nostri Mac e Atari si possa fare un egregio lavoro. Quindi per noi le macchine sono ancora un buon punto di partenza per arrivare al nostro scopo principale: fare un disco con cui ballare. Pensare una possibile colonna sonora per un party fra amici".

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