Mike Porcaro parla rilassato. Da vecchia volpe del music business sa come mostrarsi entusiasta e propositivo rispetto al nuovo progetto della band, l’album MINDFIELDS uscito ormai da alcuni mesi. E d’altronde il suo buon umore è giustificato, visto che l’accoglienza europea al tour e all’album è stata lusinghiera. In verità MINDFIELDS, il primo album che i Toto registrano riportando all’interno del proprio organico il cantante storico del gruppo, Bobby Kimball, ha diverse frecce in più al suo arco rispetto ai suoi predecessori, in primis proprio la presenza del potente vocalist di TOTO IV. MINDFIELDS diventa così un’occasione e una scusa per parlare anche un po’ di questo ritorno alle origini nel suono del gruppo...Allora, iniziamo parlando dell’album: come mai avete deciso di tornare a suonare insieme?
Anzitutto perché è tornato nel gruppo Bobby Kimball, e la cosa ci ha reso molto contenti. È una cosa che ha dato ai Toto una ventata di energia, ci ha fatto sentire nuovamente in grado di poter dire la nostra. Lui è stato il cantante dei nostri primi album, di dischi celebri come "TOTO IV", e così da questa riunione è arrivata l’ispirazione per scrivere nuovo materiale. Volevamo provare a fare qualcosa che non facevamo da tempo.
Cosa, esattamente, non facevate più?
Be’, diciamo che da quando Steve Lukater è diventato il cantante del gruppo, cosa successa ormai diversi anni fa, la nostra musica si è dovuta adeguare alla sua vocalità. Lui non ha una voce potente come quella di Bobby, e neanche così soul; di conseguenza non può fare le stesse canzoni di Bobby. È stato un modo come un altro per ritornare a lavorare su canzoni e una produzione che fosse legata a quella di "TOTO IV".
Cosa ha riportato Bobby nel gruppo?
Credo che il passare degli anni abbia smussato le nostre differenze, permettendo a entrambe le parti di ritrovare l’entusiasmo di un tempo. Era da tempo che Steve cercava qualcuno che tornasse a cantare sollevandolo da quella responsabilità, in modo tale da poter tornare a concentrarsi sulla chitarra, che poi è quello che alla gente piace ascoltare. L’occasione per tornare insieme con Bobby ci è stata offerta per il ventesimo anniversario dei "TOTO", per festeggiare la quale abbiamo pubblicato un album che conteneva materiale inedito tratto da tutti i nostri vecchi dischi. E così abbiamo chiamato Bobby per fare promozione a quel disco, perché era stato lui a cantare molti dei vecchi brani. Ci siamo divertiti molto a girare insieme, la nostra amicizia è ritornata quella dei bei tempi e così abbiamo pensato che poteva essere una buona idea tornare a fare un disco insieme.
Perché credi che "TOTO IV" sia un album rimasto nella storia?
Non saprei. Effettivamente quel disco è diventato un classico, ma se dovessi spiegarti perché, potrei dirti soltanto che per quanto riguarda noi non abbiamo fatto niente di speciale durante le registrazioni, o meglio, abbiamo fatto esattamente le stesse cose che facevamo prima. Eppure questo disco è diventato molto importante per un’intera generazione di musicisti, e la gente lo ha trasformato in qualcosa di storico. Spesso quando suoniamo tra di noi, o ascoltiamo il nuovo materiale, ci viene spontaneo fare dei paragoni di qualità proprio con "TOTO IV", per sforzarci di dare sempre il meglio.
La stessa atmosfera da disco classico si respira adesso anche su "Mindfields" : pensi che avrà lo stesso successo oppure le cose nella musica sono cambiate dai tempi di "TOTO IV"?
La scena musicale cambia continuamente, credo che i Toto non rientrino più in nessuna categoria, visto che possono vantare una carriera di vent’anni. Abbiamo avuto sempre successo, al di là di quali fossero le mode musicali del momento. Forse il ritorno di Bobby Kimball può porci maggiormente sotto la luce dei riflettori, e offrirci la possibilità di tornare a fare una musica più varia dal punto di vista delle influenze musicali. Ma non siamo preoccupati per come potrebbero andare le cose, anzi.
Forse questo disco potrebbe diventare un classico anche perché sapete spaziare tra i generi pur mantenendo la vostra personalità: siete musicisti aperti per natura...
Sì, lo penso anch’io. Nei nostri dischi abbiamo sempre cercato di mettere in luce diversi stili musicali, soltanto che ultimamente si sono sentiti di più i gusti di Steve. Adesso con Bobby le cose sono cambiate e tutti ci sentiamo più liberi di esprimerci artisticamente...
C’è un concept che lega le canzoni del disco oppure è una semplice raccolta di brani?
Credo che dopo tutto sia soltanto una raccolta di canzoni. Ci sono canzoni come "Mindfields" che parlano di psiche, di un modo diverso di considerare le cose, e potrebbero in un certo senso essere viste come il manifesto dell’intero disco. In realtà, al di là dei testi suggestivi, si tratta semplicemente di canzoni.
E come già era successo con "TOTO IV" anche qui c’è una canzone intitolata a una donna: là era "Rosanna" qui è "Melanie". Sono due donne diverse?
Potrebbe essere la stessa donna con un nome diverso... "Rosanna" è stata scritta proprio per una persona in particolare (si è detto che fosse riferita all’attrice Rosanna Arquette, ndr), mentre per "Melanie" Steve ha soltanto usato un nome che stesse bene con la melodia.
Per i musicisti di tutto il mondo siete una band di culto: quanto è importante per voi la parte tecnica di una registrazione e quanto invece lasciate all’improvvisazione del momento?
Dipende dalle canzoni: alcune hanno bisogno di una produzione particolare, ma nella maggior parte dei casi cerchiamo di registrare suonando in presa diretta. Tutto "Mindfields" è stato registrato così, e le canzoni presenti sul disco sono tutte il risultato di una o al massimo due registrazioni. Abbiamo cercato di rimanere spontanei nell’approccio al nuovo materiale, di conservare la prima impressione che volevamo dare dei brani, piuttosto che suonare in modo perfetto ma senza feeling.
Come si è evoluto il vostro pubblico in tutti questi anni?
Il pubblico è cresciuto, naturalmente, e adesso abbiamo gente di 35/45 anni accanto ad un pubblico di 16-18enni che probabilmente sono i figli di quei fans. Non saprei come spiegarlo, altrimenti... però è bello che ci siano anche dei giovanissimi ai nostri concerti.
Avete altri progetti oltre ai Toto?
Steve ha prodotto dei brani per l’album di Jeff Beck, mentre David ha lavorato con alcuni artisti nuovi, producendo e sviluppando nuovi progetti.
I gruppi rock, dopo qualche anno, iniziano a fare progetti a breve termine: è così anche per voi oppure pensate di essere tornati per fare ancora molta strada insieme?
È indubbio che con il ritorno di Bobby la voglia di fare dischi, e di farne parecchi, è tornata: il discorso è che bisogna iniziare a fare i conti con il mercato, per cui si fa un disco e si vede come va. Se le cose continuano come sono andate fino ad oggi credo che continueremo a fare dischi insieme per molto tempo, ma è necessario comunque che la gente dimostri di apprezzare quello che facciamo. Da parte nostra è un periodo di grande ispirazione e credo che durerà ancora per molto.