Fin dal 1990, quando Marie Daulne iniziò l'avventura Zap Mama (con "Zap Mama", pubblicato da Crammed Discs, poi ristampato, nel 93, dalla Columbia), fu chiaro cosa aveva in mente. Questa ragazza di Bruxelles cresciuta in mezzo ai pigmei nel Congo belga voleva mischiare i suoni di madre Africa con quelli assimilati nella sua adolescenza in Europa. Da allora di cose ne sono cambiate parecchie. Anzitutto Marie è rimasta sola. Le sue vecchie compagne con cui aveva intrapreso il viaggio musicale con Zap Mama se ne sono andate per la loro strada. Ma soprattutto Marie si è sempre più avvicinata alla cultura occidentale. Lo aveva già fatto nei dischi precedenti, "Sabslyma" e "7", lo ha ribadito nel suo nuovo album, "A ma zone", un disco in cui, pur mantenendo come matrice irrinunciabile e indelebile le sonorità africane, si è spinta alla ricerca del funk, un funk pensato con alcuni musicisti afroamericani come Speech e The Roots, un funk che, alle porte del nuovo millennio, viene contaminato dai suoni "digitali" della cultura occidentale, sempre più automaticizzata, sempre più tecnologica. Abbiamo intervistato Marie per capire meglio questo avvicinamento della musica africana all'universo cyber funk."Quando ho iniziato a pensare ad "A ma zone" avevo già in mente alcune persone con cui avrei voluto lavorare. A parte Micheal Franti (conosciuto anche come Spearhead e come l'altra metà dello storico gruppo hip hop Disposable Heroes Of Hipophrisy, n.d.r.), con cui avevo già collaborato nell'album precedente, mi sarebbe piaciuto fare musica con Speech (il leader degli ormai sciolti Arrested Development, n.d.r.) e The Roots. Così li ho chiamati e sono rimasta totalmente sorpresa quando mi hanno detto che conoscevano Zap Mama e sarebbero stati entusiasti di lavorare con me. E' chiaro quindi che si sia creato fin da subito un buon feeling. Era naturale che fosse così. Loro non sono i tipici rapper che parlano di droga e violenza e si atteggiano a boss della strada. Il loro atteggiamento è molto positivo, solare in certi sensi. E' un aspetto in cui mi rispecchio totalmente e che ha ci ha permesso di annullare ogni differenza e i diversi background da cui proveniamo".
Quindi, nonostante tu sia rimasta "sola", nonostante Zap Mama non sia più tanto un gruppo quanto un tuo progetto solista, "A ma zone" è comunque frutto di scambi di opinioni, di circolazione di idee…
"Certo, non mi sono rinchiusa nel mio mondo. Non avrebbe mai potuto succedere. Mi sento come una nomade, come una persona che cammina per strada e ha la possibilità di incontrare altra gente, di provare nuove esperienze. La mia vita di tutti i giorni, "A Ma Zone" stesso è così. "A Ma Zone" è stato come un viaggio, un viaggio in cui mi sono fermata qualche giorno a New York e ho incontrato gente interessante. Poi sono ritornata sulla strada. Mi sono persa in un computer shop, rimanendo estasiata dalle infinite possibilità che la tecnologia ci dà oggi (come in "Comment Ca Va", un osservazione sullo stato delle cose, filtrate da questo rapporto sempre più stretto con la tecnologia, n.d.r.). Poi ho fatto qualche telefonata per sentire i miei amici in giro per il mondo (come in "Rafiki", un brano sulla nostra "dipendenza dai cellulari, n.d.r.), poi sono entrata in un ristorante ed ho conosciuto persone interessanti".
Ma dove si trova "A ma zone". E' un luogo immaginario? Un non luogo perfetto per la tua musica?
"A ma zone" in francese vuol dire "nella mia zona", nel mio habitat. Nel mio habitat oggi mi sento a mio agio, sento che, musicalmente, sto andando verso la giusta direzione. Non importa che in Zap Mama sia rimasta soltanto io. Nella mia zona ho incontrato un sacco di persone che hanno arricchito il suono di Zap Mama. Nella mia zona non c'è spazio per la violenza, per la negatività. In "A Ma Zone" c'è sempre luce".
In "A ma zone" c'è un deciso avvicinamento alla tecnologia, ai suoni digitali dell'elettronica…
"Quello che ho cercato di fare è stato imitare il suono delle macchine che ci circondano. Lo ho fatto in "Gbo Mata", dove ho cercato di riprodurre il suono del mouse. Lo ho fatto in molti altri pezzi dell'album. Così "nella mia zona" ora i suoni della natura si scontrano con quelli della tecnologia, con il rumore che fa il modem quando ti connetti a Internet, con il suono che emette il cellulare quando digiti un numero di telefono. I suoni, più che le melodie, sono sempre stati il punto di partenza della musica di Zap Mama. In "A ma zone" sono solo cambiati i riferimenti. Ciò che mi fa venire voglia di scrivere un pezzo oggi è il desiderio di imitare queste interferenze nella nostra vita, anche se alla fine, anziché usare le macchine, preferisco che sia un batterista vero a suonare le ritmiche che io ho programmato sulle macchine. L'esempio più chiaro è in "Call Waiting", dove ho impostato una ritmica drum'n'bass che poi è stata suonata da un batterista".
In ogni caso "A ma zone", a parte le interferenze tecnologiche" e la matrice "africana" è attraversato dal funk…
"Forse A Ma Zone suona così "funk" perché è un suono pieno di forza e di calore. Perché il funk è ruvido come la musica che piace agli afro americani. Perché il funk è come un fiore che sboccia in primavera. E' così che vedo il mio nuovo album. Proprio come un fiore pronto a far splendere su di sé tutta la luce del mondo".