"No. Quella sera non è andato storto niente. In 20 anni di concerti ne ho viste di tutti i colori: di solito c'è sempre qualcosa che non va, o qualcuno che meno in palla degli altri. Forse la carica veniva dalla gente. Un'energia incredibile".
Agli stadi pieni ci eri abituato. 80.000 persone e 130.000 persone fanno differenza?
"Beh, sì. Non fanno paura, ma ti danno un brivido superiore. Una grossa emozione... ti parte l'agitazione che devi tenere sotto controllo. E credo di esserci riuscito. Sarà stato il posto, uno spazio aperto invece del catino di uno stadio... Una sensazione nuova. Sembrava di essere a Woodstock. Pensavo sinceramente che gran parte della gente fosse venuta per curiosità, o per gli altri gruppi del festival. Poi mi sono accorto che un bel po' erano lì per me..."
Quali sono, secondo te, i migliori live della storia?
"Tra quelli ufficiali, uno dei miei preferiti "Rock'n'roll animal" di Lou Reed. Mi ha tenuto compagnia un sacco di sere... Dei Rolling Stones invece preferisco alcuni bootleg ai dischi dal vivo tipo "Love you live" o quelli che hanno fatto dopo..."
Perché non parli quando sei sul palco?
"Mi sono sempre trattenuto dal parlare, parlo con le canzoni. Quando ho cominciato c'erano i cantautori che spiegavano le canzoni. Cercavano il dialogo. Non era male, però ad un certo punto, da ascoltatore ho pensato: "Ma io la canzone voglio capirla da solo". Così la mia è sempre stata un po' una sfida, all'inizio un po' scomoda, perché la gente mi gridava "Discorso! Discorso!" e io dicevo: "Eccolo, il discorso!" - e intonavo la canzone successiva".
Tu ogni tanto lanci dei messaggi molto decisi, anche politicamente, tipo: "C'è chi dice no" o "Gli spari sopra". Ma da un po' di tempo, sei alla finestra....
"Sì, è un momento molto poco chiaro. Mentre viceversa "Gli spari sopra" è nata perché in quel momento bisognava urlare. Senza necessariamente essere da una parte o dall'altra: politicamente non mi metto in nessun partito particolare. Ma allora mi veniva il vomito per Craxi e Pillitteri. Secondo me si vantavano di quello che facevano pure al bar. Adesso non credo sia migliorato molto - dicono... Almeno forse non se ne vantano più".
Ho letto un'intervista in cui dicevi: "Una canzone come Sally viene una volta ogni 20 anni". Che tipo di canzone invece ti viene, per così dire, continuamente? Quale potresti riscrivere anche oggi?
""Siamo solo noi". Ancora, dopo tanti anni, mi rappresenta bene. "Sally" viene ogni 20 anni perché è talmente completa... Inizialmente pensavo a una donna di 30-35 anni, poi mi sono accorto che mi ci sentivo dentro anch'io... e tra le righe ci sono tanti sensi nascosti. Lì ci sono tutto io. In altre canzoni magari ci sono delle parti di me, forse anche messe più a fuoco. "Colpa d'Alfredo" ad esempio rappresenta la parte di me più bulla, che prende la vita come viene - sono un po' più complicato di così. Allo stesso modo, se canto "Se guardi in alto c'è ancora la luna", non è che significhi che abbia proprio quel tipo di ingenuità".
C'è un pezzo che, concerto dopo concerto, ti fa ancora un po' tremare?
"Oltre a "Siamo solo noi", appunto, anche "Stupendo". Ogni volta che la volta che la canto, mi coinvolge molto".
Senti, i ventenni di adesso, "non hanno più santi né eroi"?
"Li vedo diversi da quelli della mia prima ondata, quelli con cui ci siamo conosciuti diciamo negli anni '80. "Siamo solo noi" non prende più tutti gli spettatori. Ne prende una parte. Perché è vero che c'è un periodo della vita che hai quel modo di pensare nella testa. Dai 15 ai 20 anni, in ogni generazione, tutti abbiamo più o meno quelle stesse pulsioni o spinte. Ma adesso vengono incanalate verso consumi o vestiti. Prima magari venivano incanalate verso insoddisfazioni più intellettuali".
Per curiosità: sai che ne è stato di Nantas Salvalaggio?
"Oh, quel tale, che scrive sul giornale!... Pensa che mi ha scritto una e-mail, delirante come al solito. "Vienimi a trovare", mi fa. Sì, coi tarallucci e il vino. Non esiste".
La tua macchina da rock va parecchio bene. Viceversa, il rock nel mondo barcolla un po'...
"Mah, ci sono parecchi piccoli gruppi, mancano i grupponi di riferimento. Però ci sono gli Offspring che non sono male. E altri gruppi che non mi vengono in mente... Ho i dischi in macchina, ma non mi ricordo i nomi...".
In Italia in compenso le cose vanno meglio.
"Sì, ho parecchi "fratelli minori", a cominciare da Ligabue. Gli sono affezionato. Lo conosco "da prima", da quando girava per le Feste dell'Unità come facevo io. La stessa gavetta di chi cresce in provincia. Ecco perché certe somiglianze che qualcuno dice di trovare".
Nel nuovo tour, che canzoni proporrai?
"Il tour avrà esattamente la scaletta del concerto di Imola. Al momento non vedo possibili miglioramenti: si parte con la finta leggerezza di "Quanti anni hai", poi diventa subito pesante con lo sballo di "Sballi", la "Valium" rivisitata - potrei suonarla coi Metallica... Visto che questi pezzi hanno dato tante emozioni a quelli che erano ad Imola, mi pare giusto dare quelle emozioni al resto d'Italia. Poi, se dopo i primi due-tre concerti ci accorgiamo che il pubblico non apprezza, ci regoliamo".
Su, Vasco: da quando non ti capita che il pubblico a un tuo concerto non apprezzi?
"Heh heh, in effetti è da un po che non mi capita. In compenso mi era capitato tante volte prima! Quindi mi ritengo alla pari. Anzi, mi ritengo in positivo".
Molti tuoi colleghi si sono confrontati col cinema. Tu hai avuto proposte?
"Parecchie. Ma non mi interessano molto. Ognuno deve fare il suo mestiere. Ora me l'ha chiesto Pieraccioni. Una piccola parte, magari potrei farla, perché è un amico e gli voglio molto bene. Comunque a me piacerebbe rimanere cantautore. Mi sembra già parecchio".