Sabato Primo Maggio gli Elettrojoyce suonano in Piazza San Giovanni, a Roma, come dire un sogno che si avvera. Per la band romana una conferma importante che segue anni di concerti e di gavetta, fino a diventare il più importante gruppo underground romano e a firmare per una major. A qualche ora di distanza dal 'grande giorno' facciamo il punto della situazione con Filippo Gatti, la voce del gruppo…Per diversi anni di voi si è parlato con insistenza come della migliore rockband underground romana. Perché c'è voluto tutto questo tempo per arrivare ad un contratto discografico?
Non lo so. Io credo che il disco che abbiamo fatto quasi tre anni fa, seppure autoprodotto, se fosse stato distribuito avrebbe venduto almeno il triplo di quanto ha venduto. Pensa che con quel disco abbiamo venduto più di tremila copie! Sono dispiaciuto del fatto che a quei tempi nessuna casa discografica ha voluto distribuirci, perché penso che su quel disco c'erano dei brani per molti versi anche più belli di quelli presenti su questo album. Certo, dopo tanti concerti siamo cresciuti ulteriormente, però è una cosa che non mi spiego. Quando poi il passaparola è esploso, abbiamo avuto la possibilità di scegliere tra diverse major: abbiamo scelto la Sony perché, pur essendo stata la più tardiva ad arrivare, è stata anche la più disponibile nei nostri confronti. Ci ha permesso di essere i produttori del disco, che per un gruppo esordiente non è poco. A questo punto speriamo soltanto di distribuire al più presto anche il nostro precedente album, che consideriamo un vero e proprio debutto. Il fatto che sia autoprodotto non diminuisce la sua validità.
La vostra musica è rock, senza altri aggettivi. Vi ritrovate in questo tipo di attitudine?
Il rock è la forma d'arte più interessante di questa seconda parte di secolo, perché è fondamentalmente un calderone dentro al quale si esprimono personalità molto diverse. Per cui da Elvis Costello a Iggy Pop, da David Sylvian ai Metallica tutti fanno rock. Per quanto riguarda noi, di sicuro il nostro atteggiamento per quanto riguarda il fare i dischi, di realizzarli, di creare le nostre sonorità sfuggendo ai cliché, è rock. C'è anche l'influenza della musica d'autore, di sicuro, come dimostra proprio l'attenzione che riversiamo nella scrittura, però la nostra attitudine è rock. Anche se senza assoli!
Anche dal punto di vista dell'urgenza con cui comunicate…
Certo, perché c'è una fisicità che noi facciamo nostra e anche un aspetto legato alla parola, a ciò che si comunica, al 'messaggio' - per usare una parola sputtanata. Ci sembra importante lavorare in entrambe le direzioni, anche se ognuno ha il suo modo di scrivere che può essere più o meno comprensibile. Personalmente non apprezzo molto i testi troppo autoreferenti, preferisco delle canzoni che possano essere comprensibili per chi le ascolta.
A giudicare dai ringraziamenti presenti sul vostro disco, più che un gruppo rischiate di diventare una cooperativa…
Sì, è vero…
Be', se ognuno di loro vi compra un disco, mille copie ce le avete garantite…
In realtà ne abbiamo già vendute più di cinquemila, però la storia dei ringraziamenti può anche essere pericolosa, perché se ognuno di quelli citati in copertina ci chiede il disco gratis è veramente la fine! Ci sono due spiegazioni a tutti questi ringraziamenti. Una è molto retorica, però reale: il fascino di questo tipo di musica è che un progetto rock è un progetto collettivo, nel senso che ci sono più persone che lavorano direttamente o indirettamente alla vita di un gruppo. I fonici, i tecnici, i roadie, sono persone fondamentali, nel senso che ad esempio se fai un concerto e loro sono bravi a fare le loro cose è più facile che le cose vengano bene. Non è che nei Rolling Stones c'è solo Mick Jagger: sai quanta gente lavora per lui? Mi ha sempre affascinato, sin da quando compro i dischi, leggere i nomi e vedere le facce di chi ci ha lavorato, e mi piaceva sui dischi che arrivavano dall'estero trovare le foto dei fonici, ecc. Come succedeva sui dischi dei Manassas…
Insomma, il rock come filosofia di vita…
Di sicuro questo non è un disco fatto per compiacere il mercato, anzi. A ripensarci forse oggi alcune soluzioni così estreme non le userei… La verità è ce ne siamo fregati, abbiamo fatto un disco in cui ci fosse tutta la nostra passione - anche classica- per quello che è il rock, e il disco è un tributo alla nostra passione per questa musica. Questo è l'unico modo per resistere alle mode, piuttosto che stare lì a pensare a cosa avrebbe potuto catturare l'attenzione.
Per quella che è la vostra esperienza e la vostra conoscenza della musica che gira nei circuiti underground, vi sembra che ci sia molto da scoprire sulla scena rock?
Roma è stata a lungo una città molto sottovalutata, e per giunta rovinata da una scena disgregata da invidie, rancori, gelosie tipici di una situazione in cui non sfonda nessuno. La cosa bella di Roma è che ha una scena molto eterogenea, per cui se adesso funzionano Britti, Fabi e Gazzè, ci sono molte altre cose da seguire, diversissime dal nuovo pop italiano. Il problema è quando una scena ha soltanto una valenza, per cui chi non fa quella musica viene emarginato. Known For Integrity, Arivo sono due band rock molto valide. C'è un cantautore tipo Folkstudio, Pino Marino, che scrive cose molto intense, e un personaggio completamente fuori, Massimo Stellato, che è una sorta di Renato Zero rock e che a me piace tantissimo.
Sono nomi che possono diventare famosi a livello nazionale?
Assolutamente sì…
Chi ti piace dei gruppi in circolazione?
Premetto che per valutare se un gruppo mi piace parto da un approccio personale. I Dr. Livingstone, ad esempio, magari non fanno proprio il mio genere di musica, però sono delle ottime persone, con grande talento. In assoluto i miei preferiti sono gli Scisma, che hanno fatto un disco, "Rosemary plexiglass" decisamente al di sotto delle loro potenzialità. Credo che siano il gruppo di maggior talento in circolazione, e dal vivo sono straordinari. Non sono un gruppo che sembra un altro gruppo, hanno una grande personalità. Mi piace molto anche Max Gazzè, credo che il suo primo disco fosse ancora più interessante di questo. Adesso escono dischi importanti come il nuovo dei Ritmo Tribale, che mi sembra bellissimo… e mi piace anche il disco di Carmen Consoli. E' importante che personaggi come lei e come i Negrita riescano a portare l'attitudine rock in televisione…
Parliamo un attimo del concerto del Primo Maggio: come ci siete arrivati?
Ci ha detto bene per un motivo molto semplice. Non so perché, ma nella RAI ci sono personaggi che sono appassionati del gruppo. Non mi so spiegare il motivo, anche perché noi non siamo mai stati teneri nei confronti della struttura e di un certo tipo di funzionari. Eppure siamo piaciuti a quelli che si occupano del concerto, per cui c'è andata bene. Praticamente siamo l'unico gruppo rock oltre ai Negrita presente al Primo Maggio.
Sai già quali pezzi farete?
Sì, faremo "Licenziare", il prossimo singolo che si intitola "Segnali" e "Girasole", che a Roma è molto famosa. L'idea di fare "Licenziare" al Primo Maggio è veramente il colmo…Poi faremo un altro concerto il 6 maggio, per la pace, sempre in piazza a Roma, e anche lì ci sarà da divertirsi….