Metallica, sei anni dopo. Tanto è passato dall’ultimo disco di inediti a “St. Anger”, recentemente pubblicato. E non solo in senso temporale: nel frattempo James Hetfield è stato in clinica di disintossicazione, la band ha litigato con Napster (perdendo abbondantemente la faccia) e Jason Newsted se n’è andato, sostituito in studio dall’amico e produttore Bob Rock, quindi dalla nuova entrata Robert Trujillo (già con i Suicidal Tendencies e con Ozzy Osbourne).“St. Anger” sembra quindi il disco della rinascita, in tutti i sensi. E’ un album duro, senza compromessi, molto più delle ultime prove della band. Ecco cosa hanno raccontato Lars Ulrich e Robert Trujillo nella loro recente vista promozionale in Italia.
Partiamo dal titolo del disco… “St. Anger”. “Santa rabbia”.
Lars Ulrich: Aspettavo questa domanda, ce la fanno tutti… Non c’è nessun doppio senso. Semplicemente, un giorno Kirk Hammett aveva un medaglione di San Cristoforo, protettore dei viaggiatori. Da lì è nata una discussione sul modo di gestire la rabbia, e sul fatto che ci potesse essere un santo che ti aiutasse nel gestirla, nel sfogarla nel modo giusto, positivo. Da qui è nata l’idea di questo santo immaginario.
Rabbia contro che cosa?
Lars: Non è contro qualcosa di specifico. Questa idea nasce anche dal fatto che a James Hetfield, durante la sua infanzia, non è mai stato permesso di esprimere questo sentimento. Gli era stato insegnato che non si poteva essere arrabbiati contro nulla. Ma si cresce, e si capisce che i sentimenti sono più complicati di così, e che in certi momenti non si può fare a meno di provare la rabbia.
Voi parlate di rabbia positiva. Ma il videoclip della title track è stato girato nel carcere di San Quintino, e le facce dei detenuti che vi vedono suonare sembrano esprimere una rabbia di direzione opposta, quasi distruttiva…
Lars:Quelle facce le ho viste, credimi, ero lì… Abbiamo girato il video e suonato in quel carcere perché era più realistico che non ricreare in uno studio una situazione del genere. Non possiamo dire come la gente debba reagire a quelle immagini. Ti dirò, sono un po’ stufo di questa storia dei nostri “messaggi”, delle interpretazioni di quello che diciamo come se noi fossimo su un pulpito. Con quel video, non stiamo giustificando il crimine, siamo solo cercando di rappresentare l’anima di quella gente, e il fatto che in condizioni analoghe si possono fare scelte sbagliate.
Questo disco ha un suono molto duro e secco, e lo si capisce anche dal suono della batteria…
Lars: Abbiamo avuto la sensazione che i nostri ultimi dischi fossero stati sovraprodotti, troppo “hi-fi”. Suonavano troppo puliti, come se avessimo tolto la vita a quelle canzoni mentre le registravamo… Così abbiamo deciso che volevamo un disco “crudo”, e questo era in linea con ciò che stavamo scrivendo e suonando. Per esempio, per la batteria, sarebbe stato facile aggiungere del riverbero, comprimere il suono fino a farla suonare pulita e precisa. Poi, ad un certo punto, ho sentito il suono della mia batteria prima di tutti questi effetti, ed ho deciso che così doveva rimanere.
Qualcuno si potrebbe chiedere: perché non ci sono delle ballad?
Lars: Ma i Metallica ne hanno davvero bisogno, ora? Non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno: sappiamo suonare ballad, sappiamo suonare chitarre acustiche, possiamo fare quello che ci pare: suonare veloce e lento…
Robert Trujillo: Nel disco non ci sono neanche assoli di chitarra, se per questo…
Lars: Non c’è stato un vero piano al proposito. Quando abbiamo iniziato a suonare queste canzoni così veloci e aggressive, ci siamo trovati bene e siamo andati avanti.
Nel disco è presente Bob Rock, vostro produttore storico, che ha suonato il basso dopo l’uscita di Jason Newsted e prima dell’arrivo di Robert Trujillo.
Bob Rock è stato un membro della nostra famiglia sin dal “Black album”, da quasi 15 anni. Quando Jason se ne è andato, non avevamo voglia di registrare il disco con un estraneo, questa cosa ci faceva paura. Volevamo mantenere le cose in famiglia, così abbiamo pensato a Bob. Al momento non sapevamo che avremmo trovato Robert, che è arrivato poco dopo la fine delle registrazione
A proposito: Robert, che effetto ti fa essere parte dei Metallica?
Robert: Ho fatto parte degli Infectious Grooves e dei Suicidal Tendencies, ho suonato con Ozzy Osbourne, con Jerry Cantrell. Insomma, un po’ di esperienza ce l’ho. Ma i Metallica sono sicuramente il capitolo più importante della mia vita musicale.
Ho la mia personalità, ho un modo di suonare molto fisico, cosa che mi accomuna ai Metallica. Abbiamo già suonato qualche show, e c’è feeling, anzi fa quasi paura quanto bene ci troviamo assieme.
Come sei entrato a far parte del gruppo?
Robert: I Metallica stavano facendo delle audizioni, e quando ho ricevuto la telefonata per parteciparvi, ero a fare surf. Ho trovato i messaggi in segreteria e quasi non ci credevo. Due giorni dopo ero a San Francisco con questi ragazzi: il primo giorno abbiamo semplicemente chiacchierato. Il secondo giorno abbiamo suonato un po’ assieme. Qualche mese dopo, lo scorso febbraio, sono tornato per una seconda audizione, che è andata molto bene, in modo assolutamente naturale. Poi mi hanno chiesto di unirmi alla band e abbiamo fatto una festa, quasi come se fosse il mio compleanno. Da quando sono entrato nei Metallica, non ho praticamente dormito: abbiamo fatto un sacco di cose, siamo andati come dei treni: abbiamo scritto assieme, suonato, parlato… Mi hanno davvero fatto entrare nella famiglia.
Lars, Quanto è stato difficile questo cambiamento nella formazione?
Jason ha dato molto ai Metallica, e non smetterò mai di riconoscerglielo. Ma Jason era un po’ l’ultima ruota del carro: non gli abbiamo mai dato una vera voce nelle decisioni, non gli abbiamo mai permesso di fare scelte musicali. E’ stato molto difficile per lui, che alla fine se ne è andato, come avrebbe fatto chiunque in una situazione del genere. Gli abbiamo anche chiesto di ripensarci, ma lui è rimasto dell’idea originaria.
Devo dire che tutto questo ci ha forzato a ripensare ai nostri ruoli e alle nostre dinamiche. E’ stato come se si fossero aperte delle cataratte. E da lì siamo rinati. E’ stato come se Jason si fosse dovuto sacrificare per far sì che i Metallica diventassero quello che sono adesso. Ora siamo più forti che in passato, e io non sono mai stato così bene in questa band quanto adesso.
(Gianni Sibilla)