Rockol ha incontrato a Montecarlo l'ex top-model, che questa sera si esibisce al Festival di Sanremo come cantante. Ci ha raccontato che...

Gentile, bella, disponibile, intelligente. E canta pure, e bene. Cosa si può chiedere di più a Carla Bruni? L’ex top-model ha pubblicato un disco, “Quelqu’un m’a dit”, che è diventato un successo in Francia, terra dove risiede ormai da tempo. Il disco è stato recentemente pubblicato anche in Italia (potete leggere la recensione di Rockol nell’apposito spazio). Oggi, 6 marzo, Carla Bruni sbarca al Festival di Sanremo, come "superospite", a cantare la canzone che dà il titolo al disco. Una presenza che è una sorta di coronamento di un percorso iniziato quasi per caso, suonando la chitarra con gli amici. E una presenza che ha generato anche qualche polemica: qualcuno ha fatto notare che la Bruni superospite al Festival sarebbe una violazione del regolamento, che non prevede italiani in questa veste. Lo stesso regolamento è stato invocato per giustificare il mancato invito di Nicola Arigliano. “Mi dispiace per Arigliano, questa storia non la sapevo”, ci ha detto la Bruni. “Mi sembra un’ingiustizia che non l’abbiano invitato. E’ vero, io vivo in Francia e canto in francese. E’ il mio disco che è stato invitato, probabilmente”.
Ieri, 5 marzo, Rockol ha raggiunto la Bruni a Montecarlo: in attesa dell’esibizione sanremese, ci siamo fatti raccontare come è nata questa sua avventura musicale e quali sviluppi avrà.


Partiamo dall’attualità: sbarchi a Sanremo, come cantante. Che effetto ti fa? Paura?
La mia amica Letizia Casta mi ha detto: ‘pensa al Festival di Cannes. Ecco, Sanremo è moltiplicato per venti’. Sono molto impaurita, ci sono tutti i media, ci sono tutti gli elementi perché abbia strizza... Mi avevano già invitato diverse volte, come ospite e presentatrice, ma per un motivo o per l’altro, non ce l’ho mai fatta ad esserci. Eccomi…

Tu ora vivi in Francia, ma sei cresciuta in Italia. Seguivi il Festival? Cosa ti ricordi?
Lo seguivo sempre, magari con gli amici in casa di sera… Mi ricordo soprattutto le cose leggendarie, dal suicidio di Tenco, all’esibizione di Marianne Faithfull. Una delle cose più belle che ho visto al Festival è la canzone della Vanoni con Gragnianello…

Quando hai iniziato a cantare e suonare?
Suonavo alla chitarra le canzoni con gli amici, si faceva “Let it be” o cose del genere. Ho iniziato a scrivere canzoni circa quattro anni fa, quasi come se fossero delle poesie. Poi ho deciso che sarebbero diventate canzoni vere e proprie e ho cambiato l’approccio, usando anche la chitarra. La voglia di scrivere l’ho sempre avuta.

Il disco è scritto e cantato in francese, ma tu sei italiana. Con che lingua ti trovi più a tuo agio?
t Penso in italiano, parlo a mio figlio in italiano, sogno in italiano. E’ la mia lingua madre… Ho iniziato a scrivere in italiano, usando anche l’inglese, poi sono passata al francese. Il mio agente francese mi ha proposto di fare un disco in questa lingua, anche se prima avrei voluto farlo in italiano. In realtà, avendo cambiato paese da piccola, sono abituata a dovermi adattare. Certo che se dovessi dire, l’inglese è una lingua perfettamente cantabile. L’italiano è più affascinante, però.

Ci sono dei modelli nella canzone italiana a cui ti rifai?
Mi piacciono molto i cantautori, da De André a De Gregori a Battisti e Mogol…Tra le donne, la Vanoni che citavo prima: ha una voce quasi vellutata… I cantautori non sono però un modello politico, loro sono molto più engagé di me, ma mi piacciono soprattutto dal punto di vista narrativo… Le loro canzoni non sono “trallala trallala”, ma ti dicono qualcosa, e ti lasciano qualcosa.

Forse questo atteggiamento narrativo si è perso nella canzone odierna.
Oggi c’è più gusto per l’immagine. Normalmente una canzone dovrebbe funzionare con una voce e uno strumento, oggi sembra che ci vogliano almeno quaranta ballerini.

A proposito di immagine: tu sei una ex-modella. Non hai avuto paura che il tuo disco venisse giudicato per quello che hai fatto, non per quello che è? Ho paura di essere giudicata, ma ho ancora più paura di non fare niente. Il giudizio altrui è difficile da sostenere e accettare, ma non fare nulla è ancora peggio, è troppo comodo. Quando facevo la modella ero abituata ad essere giudicata per la mia immagine; comunque, quando fai questo lavoro, hai sempre paura di deludere tutti perché non sei sempre truccatissima o al massimo, pensi di non essere all’altezza delle aspettative altrui.
Molte persone sono state sorprese dalla fortuna del mio disco, proprio a causa di quello che pensavano di me in precedenza, ma forse perché non l’hanno ascoltato.

Un’altra modella, Naomi Campbell, aveva già provato in precedenza a fare la cantante, ed era stato un flop… Si, è vero, ma quel disco non l’aveva scritto lei. Era un album superprodotto da Quincy Jones, è stata una cosa fatta così, come guidare una Ferrari subito dopo avere presa la patente. Questo mio disco funziona perché è mio, l’ho scritto io, sono stata molto attenta a non perdere il senso delle mie canzoni e non farle snaturare.

Come hai scelto le atmosfere musicali per le tue canzoni?
Il mio disco è acustico perché quella è la musica che ascolto, molto sobria, come alcune cose di Leonard Cohen. Se ascoltassi del trip hop, avrei fatto un disco elettronico… Ma questa è la musica che ascolto.

Tra qualche anno ti vedi ancora a fare la cantante?
Si, spero di essere qua ancora a cantare. Mi piace molto scrivere, e se non scrivessi non canterei. Non potrei fare l’interprete. Ho già scritto altre cose, in italiano, ma sempre folk, perché questo so fare: canzoni con la chitarra. Ho provato a fare come Bjork, ma non ci sono riuscita….

Con chi ti piacerebbe lavorare sulle tue prossime canzoni?
Ho un caro amico, un produttore molto conosciuto, si chiama Daniel Lanois. Lui voleva produrre già il mio primo disco, ma ho preferito aspettare. Più che il lavoro che ha fatto con gente come U2 mi piacciono i suoi dischi, che hanno un suono fantastico. E da anni che ci diciamo: ‘lavoriamo assieme’… Ovviamente lui è un produttore molto famoso e quindi molto costoso, ma magari si potrà fare con le nuove tecnologie, mandandogli le mie canzoni in MP3 di modo che lui ci possa lavorare. Ovviamente a patto che gli piacciano i miei nuovi brani... So che il mio primo disco gli è piaciuto, comunque: mi ha lasciato un messaggio con ottimi commenti.

Come scrivi?
Ho un piccolo studio, ci vado, suono un pezzo di Bob Marley per tre ore, e poi qualcosa viene... In altri casi mi viene una frase, una melodia, un’idea che nasce da un’emozione o da un dettaglio. La catturo subito e poi ci lavoro con calma. Però l’idea iniziale devo fissarla subito, e per questo giro con un piccolo registratore. Non sono una compositrice, legata allo scrivere musica, sono un’autodidatta, e mi arrangio in questi modi.

Hai già pensato all’idea di fare dei concerti?
Si, ma prima devo imparare. Sono un po’ una frana dal punto di vista tecnico: ho appena iniziato a cantare e scrivere. Devo imparare a suonare con un gruppo, a gestire uno spettacolo… Non sono una buona chitarrista, posso solo accompagnare, per questo ci deve essere qualcuno con me, almeno un altro chitarrista e un bassista. Poi il mio disco dura 45 minuti, non c’è materiale per un concerto intero. Poi cosa faccio, una volta finite le canzoni? Magari potrei sfilare…

(Gianni Sibilla)

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