E' solo musica leggera, ma ci piace... La band cuneese torna con il suo quinto disco di studio, “Senza peso”. E riafferma il suo ruolo nel panorama rock italiano, con canzoni secche, essenziali, lievi e pesanti allo stesso tempo.Registrato a Berlino con Rob Ellis e Head, il disco segna una crescita ulteriore di questo gruppo, in una direzione che incorpora tutto ciò che i Marlene sono stati in passato e lascia vedere ciò che saranno: chitarre taglienti, canzoni suadenti, una poetica decadente e un’energia non comune. Il gruppo partirà in tour il prossimo 28 febbraio dal Fillmore di Cortemaggiore (Piacenza), mentre il disco esce il 7 febbraio prossimo.
Abbiamo incontrato i Marlene Kuntz Milano, e ci siamo fatti raccontare “Senza peso”, riprendendo il discorso la dove lo avevamo lasciato lo scorso novembre, quando avevamo raggiunto telefonicamente la band a Berlino.
L’ultima volta che vi abbiamo sentiti eravate a Berlino, ed avevate appena finito di registrare il nuovo disco….
Cristiano Godano: Ora che ci penso a mente fredda, vorrei avere di più da raccontarti su quell’esperienza… siamo andati a Berlino a registrare un disco, e ogni giorno lo passavamo in studio ad incidere, com’è ovvio che sia, standoci mediamente 12 ore circa.
La città, quindi non l’abbiamo vissuta molto: siamo andati a qualche concerto, ci siamo mescolati un po’ in questa atmosfera, con tanta gente interessata a cose interessanti. Ci sembra che ci sia un livello medio del gusto superiore a quello che c’è da noi. Però ora abbiamo la consapevolezza che vorremmo ritornare a Berlino da liberi cittadini e da turisti, e se ne avessimo l’opportunità, ci piacerebbe magari anche andare a viverci, un giorno.
Il vostro nuovo disco si intitola “Senza peso”. Da dove nasce questa espressione?
CG: Si intitola “Senza peso” perché credo che il mio approccio ai testi, dal punto di vista dei contenuto e dei toni, sia stato improntato verso un certo tipo di leggerezza. Se penso ai testi in cui parlo di me, in maniera velata, credo di comparirvi in una maniera meno problematica di un tempo. Questa è per me una parziale conquista in un percorso che tutti noi stiamo cercando di fare, sempre ricco di stimoli e alla ricerca di una maturità compositiva ed espressiva. Mi sembra di avere raggiunto questo nuovo traguardo.
Anche la copertina del disco – un’immagine di una città vista a testa in giù, capovolta – esprime quest’idea di leggerezza…
Mi piace pensarla come la prospettiva di una persona per aria, come nei quadri di Chagall… Queste persone sospese, serene e allegre…
Come Modugno, insomma: si dice che Migliacci, l’autore di “Nel blu dipinto di blu” si sia ispirato proprio a Chagall…
Non lo sapevo, ma mi piace questa bellissima coincidenza…
Nel disco, a questa idea di leggerezza si oppongono spesso immagini forti, pesanti…
CG: In questo caso l’essere senza peso diventa il limite della corporeità: in “L’uscita di scena”, per esempio, parlo della morte, in cui si perde il corpo e anche il peso… Certo, è tutt’altro tipo di leggerezza rispetto a quella del volare…
Comunque intendo questa dualità come un qualcosa di inevitabile. Quando scrivo i testi non vado a valutare globalmente che tipo di direzione i testi hanno preso. Cerco solo di non ripetermi, di non usare argomenti analoghi. La dualità che tu rintracci è perché sono così andate le cose, e così dovevano andare.
Riccardo Tesio: Sicuramente queste sono riflessioni che si fanno a posteriori, cercando di trovare un filo conduttore tra i brani…
CG: La ricerca di un titolo di un disco è una delle cose più difficili da fare, trovarne uno che rappresenti tutte le canzoni è praticamente impossibile. Questa espressione, “Senza peso”, arriva da una canzone, “Schiele, lei, me”, e mi ha colpito subito. Ho pensato che questa scelta fosse quella che riunisse più significati contenuti nel disco... Poi devo dire che i Marlene hanno sempre avuto a che fare con situazioni di leggerezza. Le nostre canzoni hanno sempre proiettato per aria i loro personaggi. Penso a “Lieve”, a “Nuotando nell’aria” , a pezzi in cui ci ritroviamo nel cielo, anche un po’ svagati…
Questo disco sembra improntato alla ricerca della compattezza, sia a livello compositivo, sia a livello di scelte sonore.
RT: Credo che questa idea fosse una delle poche cose di cui eravamo consapevoli in fase di composizione.
Dan Solo: A me questo sembra un disco molto a fuoco, siamo partiti con ideee molto chiare, da questo punto di vista.
CG: Credo questo processo sia sintomatico anche di una crescita espressiva e compositivo nostra, ci fa piacere sentircelo dire.
Quanto vi hanno aiutato in questa ricerca i produttori del disco, Rob Ellis e Head?
A livello compositivo credo che sia merito unicamente nostro: abbiamo portato a Berlino canzoni già scritte, che nella struttura sono rimaste sostanzialmente immutate. Queste canzoni sono il risultato di una serie di stimoli che abbiamo affrontato con molto impeto creativo. La gestazione di questo disco è iniziata nel dicembre del 2001 e siamo andati avanti per 12 mesi con non più di una cinquantina di giorni di pausa sparsi qua e là. Ci siamo dedicati ad un lavoro fantasticamente piacevole ed incredibilmente impegnativo….
A livello di suoni, invece…
CG: A livello di suoni, invece, questa compattezza è merito di Rob e Head. Ci hanno insegnato molte cose, sono molto stimolanti… Abbiamo passato insieme un mese e mezzo di belle chiacchiere anche quando si finiva di fare musica, facendo anche cose frivole e futili.
Merito anche della dotazione tecnica dello studio, qualitativamente superiore a tutte quelle usate in passato, a partire dai microfoni: ho potuto cantare scegliendo quattro o cinque microfoni, utilizzando quello più adatto al tono. Un bel privilegio…
Non avete comunque rinunciato alle vostre improvvisazioni: il disco si chiude con una “spora” di 16 minuti…
CG: Non ce l’abbia,o fatta a rinunciare a quell’improvvisazione, per la sua evoluzione sonora davvero bella. Forse saremo vicini all’autocompiacimento, non lo so…
Comunque, una volta Rob ci disse che avrebbe voluto dedicare una giornata a suonare tutti insieme, lui con noi. Ricordo che la cosa ci stupì, ci sembrò che lui volesse favorire in studio una nostra parte che ci è consona, senza che noi la caldeggiassimo. Immagina con quale piacere abbiamo accolto questo invito. Questa spora è nata in quel giorno, e una parte di un’altra improvvisazione – una frase musicale- è stata utilizzata in “Scorre”.
Comunque, lui e Head hanno saputo gestire il tempo in una maniera notevole, impostandolo di modo che non ci fosse mai apprensione. C’è sempre stata la consapevolezza che stavamo facendo tutto quello che dovevamo fare in perfetto orario. Abbiamo avuto un livello di calma interiore importante. RT: Si, dobbiamo proprio dire che ci hanno messo a proprio agio, sia tecnicamente che umanamente.
CG: In alcune occasione, dalla tensione possono scaturire delle performance importanti, ma in questo casi si può dire che pure la nostra vita in studio era senza peso…
(Gianni Sibilla)