Attribuire agli Audioslave il titolo di “band più attesa del 2002” non sarebbe sbagliato. Si tratta infatti di una sorta di “supergruppo” formato da 3/4 di Rage Against The Machine (la sezione strumentale, Tom Morello, Brad Wilkins e Tim Commerford) più la voce dei Soundgarden Chris Cornell: ovvero i membri due delle band più amate dagli ascoltatri di rock. Però, più semplicemente, gli Audoslave sono una band che ha intenzione di rimanere sulla scena, non un estemporaneo esperimento messo in piedi da star annoiate. Almeno, questo è quanto hanno spiegato a Rockol Tom Morello e Chris Cornell, incontrati in occasione della data milanese del gruppo svoltasi qualche giorno fa. Gentili e disponibili, hanno raccontato la storia degli Audioslave. E ci hanno spiegato come hanno affrontato questa nuova avventura senza rinnegare o dimenticare il passato nelle vecchie band.Chris, hai adattato il tuo modo di scrivere i testi quando ti sei messo a lavorare con gli altri del gruppo? Tom, Tim e Brad arrivano da un’esperienza che, su questo versante, aveva connotati molto diversi….
Chris Cornell: Per prima cosa devo dire che Tom, Tim e Brad hanno riferimenti melodici nell’uso della voce precedenti ai Rage Against the Machine, per cui non bisogna farsi travisare da quanto hanno fatto con la voce in passato. Non credo, quindi che si possa porre la questione in questi termini: non mi hanno cercato chiedendomi di adattarmi al loro stile. Stavamo entrambi cercando qualcosa di nuovo. Io stavo scrivendo alcune cose per il mio secondo disco solista, ma ero appena all’inizio della fase compositiva. Ho riiniziato tutto da capo, quando ho iniziato a lavorare con gli altri, per cui non c’è stata confusione tra i diversi materiali.
Chiunque fa questo lavoro odia ripetersi, e così è anche per noi. Non è avvenuto nessun compromesso, semmai è successo l’opposto: ci siamo aiutati a vicenda in questa ricerca. Fino ad ora, posso dire che praticamente non abbiamo scartato quasi nessun idea di quelle che sono nate lavorando insieme. Siamo talmente bravi che non abbiamo sbagliato una canzone!
Tom, tu hai in qualche modo dovuto cambiare il tuo modo di suonare per le canzoni di Chris? Nei Rage Against The Machine, per esempio, non facevate le ballate…
Tom Morello: No, no per niente. Devo dire che in dieci anni con i Rage abbiamo fatto solo tre album di materiale nostro: c’è una quantità di roba che non abbiamo mai suonato pubblicamente, ma che sappiamo trattare comunque. Come diceva Chris prima, è stato tutto molto spontaneo: nei Rage ci mettevamo tre anni per fare un disco di dieci brani, con gli Audioslave abbiamo scritto 21 canzoni in un mese…
Tornando sulla questione dei testi: Chris, a proposito del tuo disco solista “Euphoria morning” hai detto che conteneva le parole più personali che avessi mai scritto. E nei testi degli Audioslave, quanto c’è di te?
TM: Se ascolti canzoni “Like a stone” o “Show me how to live”, beh, sono abbastanza personali. Il mio disco solista mi ha aiutato a fare un passo avanti: mi sono sentito più libero di esprimermi, perché non rappresentavo altre persone, solo me stesso. Con gli Audioslave, l’ambiente umano è molto diverso. Ci aiutiamo a vicenda, e questo finisce nei testi. E’ stato un processo naturale anche questa volta.
Ritieni i tuoi testi politici, in qualche modo? Quelli dei Rage lo erano molto.
CC: Lo sono forse in modo indiretto. Non affronto la scrittura con un’idea di questo genere, solitamente: i miei testi si scrivono da soli. Sta poi a chi legge trovare connotazioni di questo genere.
Voi arrivate da gruppi famosi e le aspettative su di voi erano cosi alte che…
CC: Mi stati facendo la domanda che ci fanno tutti, quella sulla pressione che abbiamo avuto addosso?
Non proprio: stavo pensando che la gente vi aspettava così tanto che provini delle canzoni hanno iniziato a circolare in rete con largo anticipo. Mi chiedevo se la cosa vi aveva fatto incazzare.
C.C. Beh, quello non è stato un gran bel momento. Soprattutto quando alcune stazioni radio hanno iniziato a suonare quei brani. E’ buffo, perché nel music business una mano lava l’altra: le stazioni radio fanno accordi con le case discografiche, e a finirci in mezzo sono i gruppi.
E’ brutto che quelle canzoni siano finite in rete: qualcuno ce le ha messe, ed è la conferma che nulla è più come una volta, quando facevi una cassetta del tuo nuovo disco ad un amico, senza problemi. Ora bisognerebbe ammanettare ogni singolo tecnico di studio, per evitare situazioni di questo genere... Oltretutto quelli erano demo, canzoni non finite, frutto di performance non sempre ottimali e con testi incompleti, rese pubbliche senza il consenso della band. Quello era il nostro disco ma non era il nostro disco, se capisci cosa voglio dire.
Tom Morello: Oltretutto, per voi giornalisti, scrivere sulla base di quei demo vi può avere spinto a dare giudizi affrettati su quello che stavamo facendo… Forse ve ne rendete conto ora, che più ascoltate il disco, più ci entrate.
Oltretutto devo dire che le canzoni, in alcuni casi sono cambiate molto: le abbiamo riregistrate diverse volte, e in alcuni casi io cambiavo le mie parti perché mi stufavo di suonare sempre gli stessi assoli.
Un’altra domanda che vi avranno fatto molte volte: gli Audioslave sono un progetto estemporaneo o una realtà duratura? State già pensando ad un nuovo disco?
CC: Si, si siamo qua per restare, e pensiamo ad un disco in futuro. Siamo una band vera, non un supergruppo… Presto, dopo questo tour in locali piccoli, faremo un tour più esteso in posti più grossi. Insomma, faremo quello che fanno le band.
Altra domanda inevitabile, in questo periodo: che cosa pensate dell’imminente guerra all’IRAQ?
TM: Siamo ovviamente contrari, e ci stiamo rendendo conto che questo sentimento sta crescendo, si sta diffondeno tra i musicisti. Anche in America, poco per volta, la gente sta iniziando a vedere quello che davvero vuole l’amministrazione Bush: il controllo del Petrolio, e una scusa per ottenere consenso e voti per le prossime elezioni. Certo, per voi europei queste cose sono più facili da vedere, perché da noi c’è una spessa cortina fumogena creata dalla propaganda governativa.
(Gianni Sibilla)