Gino De Crescenzo racconta la sua irresistibile ascesa...

Capita spesso di cercare lontano persone che, invece, ci camminano a fianco. Così, presi dalla continua ricerca di nuovi talenti, non ci si è accorti che uno di questi militava nei Rossomaltese da ben dieci anni. Oggi, alla "brizzolata" età di 39 anni, Gino De Crescenzo, in arte Pacifico, può finalmente dire di aver fatto il grande salto. Sono sempre di più i colleghi che lo cercano, che lo vogliono per collaborare. Samuele Bersani ha preso in prestito dal suo omonimo album di debutto il brano "Le mie parole"; Adriano Celentano gli ha commissionato il testo di una canzone per il suo ultimo disco ("Per sempre") e Pacifico ha scritto "I passi che facciamo". E come se questa rincorsa dei cantanti verso l'artista talentuoso non bastasse, adesso anche il mondo del cinema: a Pacifico è arrivata la proposta di Gabriele Muccino, che gli ha affidato la colonna sonora del suo ultimo film in uscita, "Ricordati di me". Rockol lo ha incontrato per farsi raccontare gli ultimi episodi della sua fortunata storia.

Partiamo dalla fine. Sei tra gli artisti "in erba" più desiderati. Adesso la tua voce sarà anche nelle sale cinematografiche. Com'è nato il tuo rapporto con Muccino?
Tutto è cominciato da un concerto che ho fatto a Roma, mesi fa. Una serata un po' sfortunata, perché c'era la partita Roma-Barcellona, per cui c'era poca gente; però tra questi quaranta o cinquanta che erano lì, c'era anche il fratello di Muccino, Silvio. Lui è un appassionato di Pacifico - mi piace parlare in terza persona - e quindi aveva chiesto subito al fratello di mettere una mia canzone nel suo film. L'ha spronato a sentire il disco e la scelta è caduta su "Il faraone". Quindi sapevo che quella canzone avrebbe fatto parte del film ed ero contento. Poi Muccino mi ha mandato la sceneggiatura e mi ha chiesto se avevo qualcosa di nuovo da far sentire. Avevo la musica di una canzone già prima dell'estate, e ho quindi scritto il testo, pur non avendo visto le immagini, per cui era un po' difficile intuire bene che tipo di situazione dovevo descrivere. Alla fine mi sono fatto un po' un film in testa. Così gli ho dato il pezzo. Anche se, visto che il film era già finito, mi sembrava tardi per l’inclusione. Invece, solo qualche settimana fa, ho saputo che gli è piaciuto molto e che lo vuole utilizzare. E' stata una sorpresa, insomma aveva già scelto un mio pezzo e mi sembrava più che sufficiente. Si vede che, anche senza avere visto nulla, ho identificato qualcosa che nel film c'è. Speriamo.

Come il film, anche la tua canzone si intitola "Ricordati di me", proprio come un brano di Venditti. Come credi che la prenderà?
Non lo conosco, però penso bene, perché questo è un modo di dire comune. Pensandoci, Muccino poteva usare direttamente la canzone di Venditti, aveva già il pezzo fatto… (ride). No, non credo se la prenderà, mi sembra un'espressione diffusa, non penso possa suscitargli fastidio. E poi anche il film si intitola così. Certo se la canzone si fosse chiamata "Lilly", oppure "Sotto il segno dei pesci", capirei….

"I passi che facciamo" è stata tra le canzoni più apprezzate dell'ultimo album di Celentano. Come ci si sente a superare anche Mogol?
C'è da dire che io arrivo dopo una serie di cose bellissime che ha fatto Mogol… Ho pensato prima di tutto che, per la prima volta, un autore e musicista di nicchia come me, entrava in tante case, anche se solo con una partecipazione, è questo strano.
Questo lo pensavo soprattutto quando scrivevo, perché quando hai a che fare con uno come Celentano, ti rivolgi a un milione e mezzo di persone o giù di li... E' un forte condizionamento, ma per me è stata un'esperienza molto importante, perché mi ha costretto a non rifugiarmi nella metafora, ho dovuto evitare un linguaggio che capiscono in quattro con il diploma alla Sorbona.
Quindi scrivere cose belle ma semplici è stato quello che mi ha stimolato di più. Poi che tutto questo piacesse al critico così come a quei signori che comprano solo Celentano, è stato bellissimo. Anche perché nei suoi ultimi album Celentano ha cantato canzoni di gente come Fossati e Guccini, oltre naturalmente a Mogol...

A proposito di critica, l'album di Celentano non è piaciuto molto, mentre sono state apprezzate proprio la tua canzone e quella di Guccini. Se dovessi fare tu una piccola recensione del disco di Celentano, cosa scriveresti?
Devo dire proprio quello che penso? No, la verità è che non l'ho sentito molto, però mi piace abbastanza. Mi piace molto il pezzo di Guccini; anche se pure io, quando ho sentito il termine 'cribro', sono rimasto allibito e non sapevo, e tuttora non saprei, come usarlo. Poi mi piacciono le cose di Chick Corea. Sul resto posso solo aggiungere che una bella canzone nelle mani di Celentano diventa un gran pezzo, e quando la canzone è media, risulta comunque dignitosa.
E comunque io sono affezionato a un Celentano di qualche anno fa, ad alcune canzoni vecchie... Degli ultimi dischi ho seguito solo i singoli, non li ho comprati e quindi non li ho ascoltati tanto.

Chi del Clan ha pensato a te?
Mi ha chiamato Claudia Mori e quel giorno non trattenevo l'emozione. Lei ha avuto un mio disco per vie traverse. Prima i provini, tra l'altro, quindi anche il disco finito. Mi ha chiamato un pomeriggio e mi ha detto: "Ti va di fare una prova? Ho questa musica nel cassetto da un po' di tempo, vorrei un testo pacifista sulla guerra, vuoi provare?". Erano le cinque, io alle sei ero lì. Ho preso il pezzo e il giorno dopo a mezzogiorno gli ho portato la canzone.

Così velocemente?
Sì, perché ovviamente su uno così hai tanti stimoli, tanti ricordi e tante immagini… Il pezzo mi è venuto di getto. Lui è stato rapidissimo, la canzone gli è andata subito bene, gli piaceva molto, quindi è stata una cosa proprio fortunata e immediata.

Celentano lo hai conosciuto?
No, no, per ora ci siamo scambiati solo i saluti per telefono. Io ho sempre parlato con Claudia, quelle due o tre volte che sono stato da loro. Adesso, però, dovremmo incontrarci e mi sembra veramente una situazione paradossale. Io e Adriano Celentano, mah!

E del tuo secondo album che uscirà a settembre, cosa puoi anticiparci?
Non saprei, nel senso che sto ancora scrivendo. La verità è che adesso sta continuando a promuovere il primo lavoro, che rinasce sempre dalle sue ceneri. Ora finalmente sta cominciando a muoversi tanto, per cui lo seguirò ancora e del resto anche la tournée che faccio con Samuele Bersani sarà ancora con i pezzi di quel disco. Ogni tanto cerco di nascondermi, di difendermi da questa cosa per scrivere. Sto scrivendo tanto e vorrei continuare a farlo fino a quando uscirà il disco. Per cui è presto per dire cosa ci sarà.

Ora che il tuo nome è legato a tante esperienze importanti, senti il peso di una maggiore responsabilità nel realizzare un nuovo album?
Ovviamente sono molto più consapevole della scrittura, perché la prima volta che ho scritto i testi è stato per Pacifico, ed era anche la prima volta che cantavo. Per cui era una cosa del tutto inconsapevole. Adesso c'è più maturità e devo stare attento: magari io sono contento del mio lavoro, ma poi le emozioni non arrivano al pubblico. Sono, però, abbastanza tranquillo e, com'è stato l'altra volta, vorrei avere tantissime canzoni per poi sceglierne poche ma buone.

Con un occhio verso il futuro, ti vedi più cantante, più autore o...
O? No, perché la terza via potrebbe essere quella da percorrere (ride).

...o tutti e due?
Credo che si stia decidendo in questo momento, perché io vorrei portare avanti entrambi i ruoli.
Quando sei anche un cantante, devi fare delle scelte diverse e dici: "Per questo non voglio scrivere, per quell'altro non so". Insomma, diventa un lavoro giocato anche sul profilo, che è comunque una cosa importante. Io proverò a fare sia il cantante sia l'autore e il fatto che scriva così tanto, probabilmente, lascerà sempre materiale per dare pezzi ad altri, se li vorranno.

A febbraio ti vedremo in tour con Samuele Bersani: un'occasione che arriva dopo aver fatto da supporter a tanti artisti.
Sì, effettivamente ho fatto più il supporter che la star, ho vinto anche il premio supporter dell’anno…(ride) Scherzi a parte, Samuele è molto gentile, perché mi fa salire sul palco durante il concerto e non in apertura. Aprire i concerti è stata una grande palestra, anche se, avendolo fatto tutta l'estate, mi ha fatto vivere situazioni incredibili. Questa volta è diverso, salgo sul palco a metà spettacolo, a cantare "Le mie parole" con Samuele, quindi è un momento in cui il pubblico non può scappare, è più raccolto.

Temi davvero che la gente scappi sentendoti cantare?
No, ma sai, quando apri un concerto, la gente si chiede: "Ma chi è?" e poi va a prendersi un caffè o si gira. Ora non potrà più farlo (sorride).

Tra tante collaborazioni è nata anche qualche amicizia?
Sì, forse proprio con Samuele. Dirlo di Adriano Celentano sarebbe pazzesco, mi verrebbe da ridere solo a pensarlo. Con Samuele, invece, è proprio iniziata un'amicizia in modo particolare: lui ha sentito la mia canzone, "Le mie parole", da un demo che avevo mandato a Recanati. Era in giuria, per cui lì mi ha offerto la sua stima, la sua amicizia, mentre la mia era un po' più scontata, perché a me Samuele piaceva, era uno che comunque seguivo. E così quel pezzo in particolare lo ha affascinato.

Nessun altro, oltre Bersani, ha lasciato il segno?
Forse Carboni, che è stato di una gentilezza smisurata. Non sento i suoi dischi, conosco solo i suoi singoli, però l'ho trovato di una disponibilità e di una garbatezza inaspettate. Ha fatto di tutto per mettermi a mio agio. Anche con Silvestri e con tutti gli altri, però, mi sono trovato bene. Sarà perché sono "pacifico"?

(Paola De Simone)

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