Che vita... Il cantate romagnolo riassume dieci anni di carriera con una raccolta e con un tour. Ecco le sue prossime mosse...

Samuele Bersani celebra dieci anni di carriera con la sua prima raccolta, “Che vita!”. Il cantautore romagnolo guarda alla nuova stagione della sua vita e al mondo, cambiato “da quella data di settembre” (come recita nell’inedito “Che vita!”), con il consueto sguardo, a metà fra l’incanto partecipe e giocoso del bambino e il disincanto razionale e malinconico dell’adulto.
Samuele Bersani -che alle spalle ha quattro dischi, un premio Tenco e collaborazioni importanti come quelle con Lucio Dalla e Fiorella Mannoia - ci racconta di sé, della sua vita negli ultimi due anni, della paternità “acquisita”, del nuovo album e dei progetti in corso…


Sono passati due anni dall’ultimo disco, “L’oroscopo speciale”. Che cosa hai fatto in questo periodo?
Beh, ho messo a posto casa. Chissà perché quelli che fanno questo lavoro devono sempre dare l’impressione di essere molto impegnati e di fare di più di quello che fanno!
Sono stato dieci mesi a lavorare e allestire uno studio dentro una casa, meravigliosa, sulle colline bolognesi di San Lazzaro, appena fuori dalla città. Un contesto meraviglioso, una villa del ‘700 circondata da un parco, al cui interno c’erano pavoni, uccelli e lepri. In contatto quotidiano con i proprietari della villa, che sono gli inventori della… cravatta con l’elastico! Due meravigliosi settantenni, di cui uno, 74 anni, possiede 39.000 dischi, è un gran appassionato di musica e si sta laureando, adesso, in ingegneria meccanica….
A parte questo, prima venivo dalla tournée, da prove che avevo iniziato a fare quattro mesi dopo la fine del tour e dalla realizzazione della colonna sonora di “Chiedimi se sono felice”… Avevo bisogno di riposarmi e vivere un po’. perché, se non vivo che cosa racconto poi nelle mie canzoni? Non posso mica sempre cantare di piadine romagnole …!

Nel brano “Che vita!” parli anche dell’attentato alle Twin Towers di New York, di come il mondo e le persone ti sembrano cambiate da “quella data di settembre”…
Qualcosa è cambiato, senza dubbio. Ciascuno di noi ha avuto modo di assistere ad un evento di quella portata direttamente, davanti alla televisione. Come è capitato a tutte le persone un po’ sensibili, è poi cambiato il mio modo di vedere le cose. Soprattutto per quello che è successo dopo: per la guerra che c’è stata, secondo me ingiusta. E per quella ancora più ingiusta che ci sarà forse adesso.
Mi sono reso conto di quanto al giorno d’oggi le guerre vengano fatte più per motivi economici che altro. Per fortuna (o purtroppo) non avevo scritto delle canzoni prima. Non mi è capitato quel che è accaduto a Guccini, per esempio, che all’indomani dell’attentato avrebbe voluto buttare via tutto quello che aveva scritto nel periodo precedente. Per contro, a me è capitato di avere paura di scrivere delle canzoni dal giorno dopo…
Credo, inoltre, che dall’11 settembre sia cambiato molto il mondo stesso: adesso, c’è una forma di controllo superiore rispetto a quella che potevo immaginare da bambino. E’ un mondo in cui siamo tutti meno liberi; per cui, da una parte, ci sentiamo tutti molto più sicuri e tutelati dalle telecamere, dall’altra ne siamo spaventati.
E poi, a parte questo evento, sono cambiato anch’io. Ormai sono tre anni che sto con una ragazza che ha un figlio di otto anni e questo ha inciso molto nel mio modo di vedere le cose.

Giusto pochi anni fa dicevi che ti sarebbe piaciuto avere un figlio …
Infatti, ci pensavo anch’io. Tre anni fa dicevo di volere fare un bimbo. Non l’ho fatto, ma sto a contatto con un bambino, non proprio mio ma della donna con cui convivo; me ne sto innamorando sempre di più e questo ha influito nella mia scrittura. Le sue domande, per esempio, sono finite nelle mie canzoni… E le domande dei bambini sono sempre più intelligenti delle risposte che dà un adulto. Cosi, per esempio, è accaduto per le grondaie di “Che vita!”. E’ stato lui che mi ha chiesto: “Ma se, quando piove in due minuti la città si allaga, a cosa servono le grondaie?”. Ed io li per lì, gli ho risposto “Sono degli antichi sassofoni”, poi ho pensato che la sua domanda era molto più intelligente della mia risposta e che ero io a voler fare il poeta della domenica…
Le sue domande, nella loro semplicità, mi hanno fatto riflettere molto…Come quando mi ha chiesto se esistevano ancora dei tesori nascosti. Ed io avrei voluto rispondergli che il vero tesoro nascosto sta nel cuore delle persone e sono quei sentimenti che forse oggi sono un po’ rattrappiti dentro di noi.

Qual è, dunque, il ruolo della musica in questo mondo “cambiato”, secondo te? Che cosa deve comunicare ai cuori “ratrappiti”?
Secondo me bisogna farsi capire dalla gente, sempre. Non bisogna nascondersi troppo dietro le proprie metafore o dietro la propria parte, bisogna riuscire a comunicare con tutti. Alle volte, invece, ho la sensazione che i testi di alcune canzoni siano troppo concettuali, troppo distanti dalla vita quotidiana. Si può sempre ricorrere ad uno strumento come l’ironia per provocare le persone e farle riflettere...
Forse, dopo l’11 settembre è cambiato il modo di scrivere i testi, ma non quello di scrivere la musica. Quello semmai l’ha cambiato la discografia…

Com’è nata l’idea della raccolta?
Avevo appena finito di scrivere le canzoni per il nuovo album “Socio di minoranza” che uscirà a marzo dell’anno prossimo (vedi news) ed avevo scritto più canzoni di quelle che mi avevano chiesto. Così, la casa discografica ha pensato di far uscire una raccolta ed inserire in questa i brani in più.
L’unica canzone che ho imposto io è stata “Milingo” (canzone dedicata alla vicenda di padre Milingo e consorte, in cui troviamo la voce della comica Paola Cortellesi nei panni di una disperata Maria Sung), ma l’ho chiesto più per un fatto di tempi: volevo evitare che la storia raccontata diventasse troppo vecchia…
Avrei voluto che in questa raccolta fosse inserita anche un’altra nuova canzone, “Cattiva”, ispirata alla vicenda di Cogne, ma è stata considerata troppo macabra per un greatest hits. Questo brano , che ho scritto sette mesi fa, è contro la spettacolarizzazione degli eventi, ormai dilagante. A metà fra il serio e lo scherzo, e prima che accadesse davvero, scrivevo che presto i serial-killer avrebbero avuto un loro ufficio stampa e sarebbero stati fermati per strada dalla gente come celebrità.

E il nuovo disco ‘Socio di minoranza’? Si ispira alle tue riflessioni di questi ultimi due anni?
In parte, ma non solo. Il disco conterrà tutte canzoni nuove: oltre a “Cattiva”, posso anticiparne un’altra “Brugo”, che parla invece del matrimonio e del divorzio, e del fatto che prima di divorziare bisogna anche sposarsi. Il titolo si riferisce ad un mio modo di sentirmi come appunto un “socio di minoranza” e non “di maggioranza” nei confronti della vita. Alle volte, infatti, in certe situazioni in cui non ero molto convinto, è capitato che mi lasciassi trascinare e convincere da altre persone, finendo con il sentirmi, a posteriori, come un socio di minoranza della mia vita. E invece, non deve accadere.

(Federica Galimberti)

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