Reduci da un concerto bolognese, i Depeche Mode si sono presentati alla stampa poche ore prima del concerto di Milano, che concludeva la parte italiana del loro tour. Rilassati, sorridenti, e rigorosamente in nero, i tre DM stanno invecchiando bene. Dave Gahan in particolare non sta invecchiando per niente: via la barba e i capelli lunghi molto "grunge" che sfoggiava qualche tempo fa, sembra uscito da una delle foto che lo ritraggono con Vince Clarke all’inizio dell’avventura del gruppo. Purtroppo, le corde vocali hanno subito qualche affronto dal piovoso settembre italiano. Ecco comunque le risposte dei tre alle domande dei giornalisti. Andrew Fletcher: "Dovete scusarci, ma Dave ha qualche problema di voce. Vuoi rispondere a qualche domanda? Una, forse?"
Dave Gahan: (sorride e annuisce)
Fletcher: "Eventualmente risponderò io per lui...".
Quale pensate che sia il segreto della vostra longevità artistica?
Fletcher: "Ce lo chiedono in molti. Non c’è una risposta. Forse potremmo avanzare un’ipotesi: siamo terribilmente bravi... Casomai non si fosse capito: scherzavo".
Siete d’accordo con quanti sostengono che avete una grande influenza sulla musica attuale?
Andrew Fletcher: "E’ ovvio che fa piacere sentirlo dire. Alcune bands hanno voluto realizzare un tribute album che è stato realizzato con le nostre canzoni. E’ un ottimo disco, ci ha fatto molto piacere. Buona musica e grandi gruppi. Soprattutto è la testimonianza del fatto che la nostra musica contiene elementi di ogni genere. Rock, techno, dance, house music..."
Martin Gore: "Non abbiamo mai provato a fare musica country, ma non ci siamo mai posti restrizioni... Comunque il tribute album per noi è uno stimolo straordinario. Non vorrei suonare pretenzioso, ma è stato importante oltre che gratificante il modo in cui abbiamo visto le nostre musiche e le nostre atmosfere riprese dagli altri musicisti. Certo, non possiamo nascondere il fatto che quando ti dedicano un tribute album hai la sensazione che la gente ti stia dicendo: il meglio lo hai già dato..."
I critici sembrano aver cambiato idea su di voi.
Gore: "I critici criticano... Non è che abbiamo mai dato loro troppo peso. In effetti molto spesso ci hanno maltrattato, poi ci sono quelli che recensivano i nostri lavori a seconda di come si alzavano la mattina. Quando abbiamo fatto "Ultra", però, ci siamo davvero preoccupati. Quando abbiamo visto tutte quelle recensioni positive, ci siamo guardati e abbiamo detto: "Cosa abbiamo fatto che non andava?" I giornalisti venivano a intervistarci e dicevano: "Prima di farvi domande, vi devo confessare che il vostro album mi è piaciuto". E lo dicevano con un tono assai strano, come se fosse un’eventualità assai poco probabile".
Non vi sembra strano di avere molti fans in comune con i Cure? Lo avreste mai pensato, nei primi anni di carriera?
Dave Gahan: "No. Evidentemente per qualcuno siamo "dark". Ma non è intenzionale...E non penso che possiamo essere "gotici" più di tanto".
Perché avete intitolato il vostro tour ai singoli?
Fletcher: "Per lo stesso motivo per cui abbiamo intitolato ai singoli il nostro album. Ci sembra corretto che il pubblico sappia cosa proponiamo loro. Non sono "le nostre canzoni migliori". Sono i nostri singoli".
Gore: "Il meglio dei nostri singoli".
Ci sono fans che vengono al vostro concerto ogni volta che vi presentate in Italia, ma anche molti giovanissimi che hanno conosciuto il vostro gruppo solo in questi ultimi anni.
Fletcher: "Mi pare di aver capito che la nostra musica si diffonde in modo diverso da quello di molte altre bands. Probabilmente più che le radio, per noi sono efficaci i fans stessi, che fanno conoscere i nostri dischi agli amici. A quanto pare fanno persino degli special parties in nostro onore, con tutte le nostre canzoni. Quanto all’età dei nostri ascoltatori, evidentemente alcuni di loro cominciano ad avere qualche annetto, ma parecchi ne hanno 13-14. Forse qualcuno ne ha anche 72, ma nelle prime file ai concerti non ne vediamo".
Cosa sarebbe successo se Vince Clarke fosse rimasto con voi?
Gore: "Che suoneremmo un po’ come gli Erasure".
Quali sono i vostri progetti futuri?
Fletcher: "Dopo il concerto di stasera, faremo un altro concerto" (risate). Saremo in tour sino a Natale. Poi vedremo".
E il vostro prossimo album? Rischia di uscire tra molti mesi.
Gahan: "Ti piacciamo così tanto?"
Sono cresciuto con i vostri dischi.
Gahan (sorride): "Ah, allora sarebbe ora che cominciassi a camminare con le tue gambe, non credi?"
Gore: "Per il prossimo album dovrete avere un po’ di pazienza. Al momento noi abbiamo sentito l’esigenza di fissare un certo periodo della nostra storia, e soprattutto volevamo fare un tour. Non facevamo raccolte dal 1985. Avevamo pensato di farne una nel 1990, ma non se ne è fatto più nulla. Così ora abbiamo riparato questa mancanza con un doppio album, in modo da avere tre dischi per diciotto anni di carriera. E possiamo fare un tour".
E’ strano, visto che avete sempre pagato un prezzo piuttosto caro alle vostre tournèe, che sono risultate molto stressanti per voi e per i membri del gruppo che hanno deciso di lasciare: Vince Clarke, Alan Wilder...
Gore: "Sì, in passato non è stato semplice. Ma ora ci stiamo divertendo parecchio, questo tour è molto gratificante, e stiamo suonando con musicisti con i quali ci troviamo benissimo".
Fletcher: "C’è molta sintonia sul palco e con il pubblico. E questo fa piacere a noi e al pubblico. Personalmente continuo a trovare molto bello suonare le canzoni di Martin e sentir cantare Dave. Alcune delle canzoni sembrano prendere nuova vita mentre le suoniamo".
Gore: "Evidentemente, we just can’t get enough..."
Siete andati in controtendenza: quando avete cominciato, suonavate solo strumenti elettronici. Ora che tutti lavorano sui campionamenti, Martin suona spessissimo la chitarra. Possiamo attenderci un album acustico?
Gore: "Come abbiamo già detto, non c’è niente di stabilito. Al momento non abbiamo alcuna idea di come sarà il prossimo album. Per il momento facciamo questo tour. Poi penseremo all’album".