Fish e Tormento, atto terzo. "Sotto lo stesso effetto" già dal titolo vuole essere la prosecuzione ideale dei precedenti lavori del duo hip hop, "Soprattutto sotto" e "Sotto effetto stono". Soltanto che il tempo corre e il nuovo lavoro del gruppo, pur mantenendo l’aspetto felicemente morbido nei singoli da classifica, porta ancora più a fondo la ricerca sonora, evidenziando ulteriormente la passione per il suono della old school, fortemente elettronico, che Fish e Tormento riconoscono come propria primaria ispirazione. Risultato? Un album che concede alla facilità d’ascolto molto meno di quanto si possa immaginare sentendo andare in radio singoli come "Amor de mi vida".Allora, ecco i Sottotono versione ’99...
Esatto...siamo tornati con un album all’insegna dell’agitazione, anche perché nell’hip hop sembra esserne rimasta ben poca. Ci sembra che il rap abbia perso un certo tono, anche dal punto di vista dell’attenzione dei media... due anni fa i riflettori erano puntati su questa nuova cosa, adesso tutto è tornato tranquillo, passa il tempo e non sembrano esserci grandi novità. Te ne accorgi pure dai nomi che girano, che sono sempre gli stessi...
Cioè voi, gli Articolo 31, Neffa, Frankie, OTR, La Pina...
Esatto. Poi, se vuoi, a livello underground c’è molto da scoprire, molta gente che si fa il mazzo, ma alle radio, in cima per così dire, ci sono sempre i soliti nomi. Segno che la discografia non ha interessi di vivaio in questo settore, gli interessa pubblicare il disco che fa il botto oppure niente. Se ascolta un gruppo che deve ancora crescere, non lo pubblica nemmeno.
E così le cose non cambieranno mai...
Esatto, anche se i rappers iniziano a darsi da fare e a muoversi per conto loro. Noi abbiamo aperto una nuova situazione produttiva, indipendente, che si chiama Area Cronica e per ora ha prodotto i lavori di SubSista e Bassi Maestro, a nostro avviso due veri capolavori del genere! Scherzi a parte, entrambi sono artisti che hanno delle urgenze, lo senti subito che hanno delle cose da dire e che non si perdono dietro alle solite cose...
E poi c’è la Spaghetti Funk...
Esatto, con gli Articolo e i Gemelli Diversi: parlavamo con loro proprio qualche tempo fa e gli facevamo i complimenti per il loro suono, così simile a quello degli Articolo anche se le cose che fanno sono diverse. Loro ci sono rimasti quasi male, hanno detto «come, trovate che assomigliamo agli Articolo? Ma non è possibile, il nostro suono è diverso...», eppure per noi era un complimento, è bello quando delle ‘famiglie’ musicali hanno un suono che le unisce, è veramente quello che succede negli States...
Comunque l’esperienza italiana ha dimostrato che il rapper vende quando si cimenta con qualcosa che assomiglia a una canzone: Frankie con "Quelli che benpensano", voi con "Solo lei ha ciò che voglio" e "Dimmi di sbagliato che c’è", Neffa con "Aspettando il sole", tutti siete dovuti passare attraverso questo tipo di ‘contaminazione’...
Questo è vero, anche se da sempre è quello che succede in America. Anche lì le canzoni diventano poi il pretesto per costruirci sopra dei pezzi rap, soprattutto per quanto riguarda l’hip hop della west coast. Piuttosto sta succedendo una cosa inquietante, e cioè che molti cantanti iniziano ad inserire degli inserti rap nelle loro canzoni, a volte con risultati alquanto scadenti. Si crede che basti un po’ di rime messe in fila a giustificare una canzone e a darle un tono magari un po’ più randagio, quando invece l’hip hop è anzitutto una questione di approccio. Se tu non sei uno che pensa in quei termini lì, che vive quelle cose lì, si sgama subito quando rappi. In confronto i rapper che utilizzano la musica e fanno pezzi di canzoni sembrano avere molta più cognizione di quello che fanno. È difficile trovarsi di fronte ad un pezzo rap con un ritornello cantato da uno che ‘non ne sa’, mentre spesso ascolti canzoni con innesti rap che non stanno né in cielo né in terra.
Ma perché, secondo voi?
Perché gran parte di quelli che producono musica leggera non sanno neanche cos’è l’hip hop per davvero. Mancano produttori musicali per questo genere. All’estero, ormai, se Janet Jackson, Madonna, Mariah Carey o un’artista soul devono fare il loro nuovo album si rivolgono a un produttore hip hop, uno capace di mescolare l’r’n’b con i suoni giusti, perché sa dove andarli a prendere. In Italia non succede niente di tutto questo perché, a parte nomi come Neffa, Fish e pochi altri, non si sa proprio come ricreare il suono. E allora si copia, senza capire però davvero cosa si è copiato.
Però non credete che uno dei motivi per cui l’hip hop non attecchisce in Italia dipende dal fatto che i testi sono quasi sempre rivolti agli addetti ai lavori: il rapper usa il suo lessico per la sua gente, gli altri sono tagliati fuori...
Be’, sì, può essere, però allora non si spiega perché uno come Busta Rhymes, che parla veramente soltanto delle sue cose, vada primo in classifica negli USA. È che lì l’hip hop è diventato la musica di oggi, la colonna sonora della vita dei ragazzi, mentre da noi resistono le canzoni. Negli Usa in questo momento non c’è niente che tiri quanto l’hip hop...
anche se i suoi protagonisti non sembrano avere molta fortuna: chi prima, chi dopo, finiscono tutti in galera...se non di peggio
È vero, però sulla storia della prigione bisogna andarci cauti. Ho il sospetto che una notte in galera valga quasi ormai come strategia promozionale: ci sono rapper primi in classifica che si fanno arrestare perché rubano un orologio, o altri incastrati per porto d’armi o per resistenza a pubblico ufficiale. Insomma, se ho il disco in classifica e sono milionario, che bisogno ho di rubarti un orologio?
Chi sono i vostri preferiti all’estero?
Vuoi un po’ di nomi? Allora, Busta Rhymes, DMX, Jay-z, TQ, Faith Evans.
Il vostro disco è molto duro, eppure l’immagine che siete riusciti ad imporre è quella di un gruppo molto ‘cool’, dalle ballate lente e suadenti...
È vero, però proprio in questo disco abbiamo cercato di fare un ulteriore sforzo e di andare ancora di più in profondità. È un album con pochissime concessioni musicali, figlio del nostro amore per certe cose anni ’80 come Pulic Enemy, Easy-E, NWA. Abbiamo cercato di recuperare quel tipo di beat, fondamentalmente legato all’elettronica, e farlo diventare il nostro suono. Morale? Chi conosce solo i nostri singoli quando viene a vedere il concerto si spaventa. In effetti l’attacco del disco è durissimo, poi nella seconda parte per fortuna arriva qualche ballad a semplificare le cose. È una scelta difficile, ma è anche coraggiosa, e il coraggio di cambiare, di provare nuove strade, è una cosa che rivendichiamo di continuo. Molti rapper stanno scendendo a patti con il mondo della canzone, noi con questo disco dimostriamo che la musica hip hop deve continuare ad avere una sua identità ben precisa.
Sul vostro album ci sono diversi ospiti, come Don Joevanni, Jasmine e tanti altri: come li avete scelti?
Fondamentalmente nei nostri dischi suonano o cantano gli artisti che stimiamo. Abbiamo poi la fortuna di essere legati a loro anche da un rapporto d’amicizia che rende le cose più facili e ci permette di lavorare con entusiasmo.
Avete impiegato molto a scrivere questo disco?
No. Ci abbiamo messo circa sei mesi, nel corso dei quali Tormento scriveva i testi e io (è Fish che parla) preparavo le basi. Prendersi tempi più lunghi è inutile, una volta che hai raccolto le idee a sufficienza, la cosa migliore è iniziare a lavorare.
Il video di "Amor de mi vida" ha un’idea molto carina...
L’ha girato Marco Alessi. Siamo andati all’incrocio tra Po e Ticino, vicino Pavia, a girarlo. In realtà non c’entra molto con la canzone, ma ci piaceva così; meglio idee particolari, nelle quali abbiamo piena fiducia, di un video fatto con i soliti cliché del genere...