Piero&Ghigo raccontano il nuovo album e dicono: non ci sciogliamo!!

Eccolo, il gruppo rock di maggiore successo che l’Italia abbia mai avuto. Due ragazzi di strada un po’ invecchiati ma molto rilassati e cordiali. Sarebbe quindi molto semplice intervistarli a proposito del loro ultimo album "Infinito", se non fosse che dietro ogni risposta di Piero e ogni sguardo di Ghigo, la (morbosa?) curiosità dell’intervistatore è quella di cogliere un sintomo della lite e della fine del gruppo. Se ne parla insistentemente. E allora proviamo a buttargliela lì.

Sapete, gira voce che state per dividervi.
Piero Pelù: Tant’è vero che pubblichiamo un disco e faremo un tour.

Ma perché ora avete due management diversi?
Piero: Perché presto faremo delle cose personali fuori dai Litfiba. Il che non significa che i Litfiba finiranno. Ma che Ghigo Renzulli e Piero Pelù cominceranno a fare qualcosa al di fuori dei Litfiba.

Okay, mi sembra naturale. Tra l’altro, il titolo del disco, "Infinito", avrebbe causato qualche ironia. Cosa significa esattamente il titolo?
Piero: Si riferisce al tema del disco: il tempo. Non il tempo dei barometri, ma quello degli orologi e dei calendari. Noi ci siamo già occupati di acqua, fuoco, terra e aria. Il tempo è il quinto elemento, quello che regola tutti gli altri. Siamo a fine millennio, sempre più stressati dagli impegni, dall'intervista che deve durare un quarto d'ora perché tra qualche minuto il parchimetro metterà la macchina in divieto di sosta - tic tic tic... Abbiamo visto che il tempo è imprescindibile dalla nostra esistenza, regola i nostri rapporti, esigenze, urgenze e bisogni, nel lavoro e nei rapporti con gli altri. Qui nel mondo occidentale, se non altro. Poi ci sono posti dove per fortuna va un pochino meglio.
Ghigo: Per me, "infinito" è anche lo spazio, l'universo. Io in questo disco ci vedo un'atmosfera galleggiante, un po' spaziale. E’ una dimensione, un'atmosfera che abbiamo cercato di proposito.

In effetti, a un primo ascolto ho avuto l’impressione di un disco meno - come dire? - materiale, concreto, e molto più "aereo".
Ghigo: In parte è una scelta. Ma penso che in parte sia anche una conseguenza del fatto che ho cambiato chitarra. La Fender mi dà suoni completamente diversi rispetto alla Gibson che usavo prima. Ogni tanto mi sono lasciato trascinare, mi sono innamorato di certi suoni...
Piero: E’ un ulteriore sviluppo momentaneo. In questo periodo, in questa fase ci andava di fare così, come a tutte le persone viene il desiderio di andare in una certa direzione.

Quindi sei tu, Ghigo, che hai indirizzato i testi di Piero in questa direzione?
Piero: Sono pezzi composti in due, e si va di pari passo. Se c'è una musica aggressiva io mi regolo di conseguenza, se io ho un testo languido lui fa una musica adeguata.

E’ azzardato dire che non c’è molto rock, nel disco?
Ghigo: Ce n’è, ma sicuramente non c’è solo quello. "Prendi in mano i tuoi anni" e "Nuovi rampanti" sono i pezzi più duri. Ma è stata una scelta precisa. Tanto per fare un esempio, "Il mio corpo che cambia" sembra una specie di ballata, ma è un pezzo molto veloce, non semplice da cantare e suonare a tempo e intonati. Oppure, "Incantesimo" era nato come un pezzo tosto, veloce. Alla fine è cambiato completamente, più lento, più melodie: tutta un'altra cosa. E’ diventata una specie di psychoballad.

Non è che hai abbracciato la new age?
Piero: No, mi tengo abbastanza lontano dalla new age. Invece, una cosa che sto sentendo molto in questo periodo è il tema del tempo. Lo abbiamo raffigurato soprattutto nel treno che passa, il treno della vita.

Chi è che fischia in "Il mio corpo che cambia"?
Ghigo: E’ Piero. Si vergognava molto di come fischiava. Invece per me fischia benissimo. Prima di provare con lui avevamo persino chiamato dei fischiatori professionisti.

Degli arbitri?
Piero: No, è gente specializzata in fischi. Solo che alla fine risultavano peggio di me. Sai, il fischio è una cosa più difficile di quello che sembra: quando fischiamo sembriamo sempre intonati perché non c'è accompagnamento. Poi quando ci suoni sotto capisci che è più difficile da controllare della voce.

In ogni caso, anche i testi sono meno "rock": con questo intendo dire che sembrano meno legati alla realtà quotidiana; senza dubbio molto meno rispetto al periodo di "Terremoto".
Piero: Ci sono sempre riferimenti al quotidiano, al sociale. Ma così come abbiamo cercato nuovi suoni musicali, abbiamo utilizzato anche nuove forme poetiche e parole per cantare. Non si può pretendere che abbiamo sempre lo stesso atteggiamento. Tu cosa hai pensato, ascoltandolo?

Che è un disco molto figlio di "Spirito libero"...
Piero: E' figlio di tutti i dischi precedenti: da "Spirito" a "Mondi sommersi". Non nega il passato, anzi, forse si riallaccia al passato remoto, a cose che facevamo all'inizio della carriera. Tutto contribuisce a quello che potrà essere il futuro.

Mi fai un esempio di "Nuovo rampante"?
Piero: Non è bello fare nomi. Comunque "Nuovi rampanti" è ispirata da personaggi reali del mondo dello spettacolo. Gente che vive questa fine millennio con questo spiritualismo forzato, new age di facciata, di bassa lega.

"Ti conosco mascherina" è indirizzata a qualcuno?
Ghigo: No.
Piero: Sì
Ghigo: Ah, sì?
Piero: Poi ti dico a chi...

A me no? Piero: No, se no poi lo scrivi.

Beh, certo. Piero, la tua voce è molto più sexy, in questo disco.
Piero (sbattendo le ciglia): Ma daaaai...

E anche nei testi, mi sembra che ci siano certe cose...
Ghigo: Oltre a "Sexy dream", abbiamo cercato delle atmosfere sensuali. Non è stato semplice.
Piero: La Mara degli Ustmamò è la voce più sexy mai concepita in Italia dopo quella di Mina degli anni '60. L'ho vista in un video e ho detto: lei potrebbe essere quella giusta. E infatti così è stato. Quando ha finito di cantare ha detto, con il suo accento bolognese: "Mi scembra di aver perscino esagerato"!

Chi è "Frank?"
Piero: E’ un nostro amico di Parigi, un personaggio costruito da noi ma ispirato da un nostro grande amico francese con cui abbiamo vissuto delle esperienze un po' estreme. E' un duro sentimentale. E' una canzone che parla di veleni che si inghiottono al banco del bar, ma Frank non disdegna nulla, in special modo i rapporti umani.

Hai intitolato uno dei brani "Vivi il tuo tempo". Tu ci riesci?
Piero: «Dipende dai giorni. Certe volte ti va di seguire la pazzia del mondo che ti circonda. Certi altri si rimane nel proprio. Rimanere al passo coi temi è un lavoro. che macchina è uscita? Cosa hanno detto i politici? E' impegnativo, anche se molte volte è piacevole. A noi piace affrontare vari aspetti della vita, e non fare i musicisti 24 ore su 24. Ci sono tante cose interessanti e stimolanti nella vita.

Pensi a una nuova professione? Come ti vedi tra dieci anni?
Piero: Se mi avessi chiesto dieci anni fa cosa avrei fatto nella vita ti avrei risposto il meccanico. Ora, visto come è andata, ti potrei rispondere l'astronauta...

E’ successo una specie di "ribaltone" a Firenze. Voi avete fatto un disco più melodico. Marco Masini e Raf hanno fatto due dischi di rock verace.
Piero: Raf non ho fatto in tempo a sentirlo, sono andato in vacanza poco dopo l’uscita. Masini mi sembra che abbia fatto una cosa molto coraggiosa.

Beh, può permetterselo. Ha venduto parecchio in passato.
Piero: Bisogna vedere se quelli che lavoravano con lui prima gli hanno lasciato qualcosa.

E tu, Ghigo, cosa dici di Raf, il tuo compare dei Cafè Caracas?
Ah, quella era una bella band. Aveva una grande energia.
Piero: Ve la tiravate, però.
Ghigo: No, non ce la tiravamo.
Ve la tiravate - decreta Piero. Ed è tutto.

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