Alla scoperta di uno dei gruppi rock più potenti del momento!

Un solo album all’attivo, ma sufficiente per far parlare di loro come degli eredi dei Pearl Jam. "My own prison" effettivamente - questo il titolo del loro lavoro - rimanda essenzialmente a quelle influenze e sonorità, ma la band di Scott Stapp sembra avere dalla sua la stessa intensità spirituale del gruppo di Vedder. Mentre il loro album viene adesso stampato e distribuito anche in Europa, ne approfittiamo per fare meglio la conoscenza del loro leader. L’intervista che segue è tratta dalla lista delle domande più richieste e distribuita assieme alla copia promozionale del disco.

Siete una band cristiana?
Siamo una band cristiana? Questa è una domanda che ci fanno spesso a causa dei riferimenti che mettiamo nei testi. No, non siamo una band cristiana. Una band cristiana ha come obiettivo quello di portare altre persone a credere nei propri convincimenti religiosi. Noi non abbiamo obiettivi. I riferimenti presenti nei testi risalgono a un periodo della mia vita in cui mi facevo domande su come ero stato allevato, e cercavo la mia posizione a proposito di questi argomenti. Questo non è per dire che ho abbandonato questi insegnamenti, ma cercavo di capire dove fossero all’interno della mia vita.

I componenti del gruppo sono cristiani?
Questa è una domanda molto personale, perché alla base dell’essere cristiani c’è un rapporto di tipo personale. Posso dirti che tutti i componenti del gruppo credono in Dio, ma ognuno di noi crede di poterlo raggiungere in modo diverso. Stiamo ancora crescendo e imparando, e solo Dio può rispondere a questa domanda, perché chi siamo noi per poter dire che è diventare cristiani l’unica strada per il paradiso? Credo che sarebbe difficile per gli stessi cristiani che seguono il gruppo - sai, una cosa tipo "credimi, so da dove vieni" - ma continuiamo a cercare e se questa è la strada giusta il giorno che busseremo a quella porta, la porta si aprirà.

Perché imprechi Dio nel brano "What’s this life for"?
Anzitutto lascia che ti dica che non è mai stata mia intenzione offendere Dio. Era una risposta personale alla situazione tragica di aver perso due amici perché si sono suicidati. So che alcuni di noi vivono con il precetto di non dover mai nominare il nome di Dio invano, e credo di non aver mai contravvenuto a questa regola dentro di me. Credo che sia una questione personale, diciamo tra me e Dio, per l’essermi espresso in quel modo. Se hai modo di concentrarti sul senso della canzone e non solo su qualche singola parola, potrai capire che in realtà quell’invocazione è il grido di qualcuno che si è perso.

Siete religiosi?
Vorrei che non ci si limitasse a considerare questa band soltanto dal punto di vista spirituale. Ho scritto di cose che hanno a che fare con lo spirito, su questo disco, perché erano quelle le cose con cui avevo a che fare ai tempi della pubblicazione dell’album. Ho scritto di cose molto personali , e di cose che vivo e vedo accadere intorno a me. Tutto quello che posso dire è che scrivere per questo gruppo non è essenzialmente un discorso ‘spirituale’, così non credo che tutte le canzoni del futuro parleranno dello stesso argomento.

Quando si è formato il gruppo?
Si è formato nel 1995 a Tallahassee, dove io e Mark Tremonti andavamo allo stesso liceo. Poi ci siamo incontrati anni dopo....

Da dove viene lo spunto per un brano come "My own prison"?
Ho scritto questa canzone in un momento della mia vita in cui continuavo ad incolpare gli altri per la situazione in cui mi trovavo. Ce l’avevo con i miei genitori, con Dio, e con chiunque, quando in realtà era soltanto colpa mia. Da qui è nata la frase "...ho creato la mia prigione". Capire questo mi ha aiutato ad andare avanti e a prendere decisioni più importanti, sapendo che se volevo che le cose andassero meglio potevo contare solo su di me per cambiare la situazione.

Quanti album avete pubblicato?
Uno soltanto, "My own prison". In origine era stato pubblicato dalla nostra etichetta indipendente, la Blue Collar Records, nell’aprile del 1997, e ripubblicato dalla Wind-up Records nell’agosto del 1997 con un differente missaggio e una copertina diversa.

Perché avete deciso di pubblicare l’album con la Wind-up cambiando etichetta?
Blue Collar era l’etichetta che avevamo creato prima di avere un contratto con una major. Volevamo fare uscire il disco in prima persona, ma poi ci siamo resi conto di non avere soldi, esperienza e sufficiente potere per promuovere il nostro album adeguatamente. Firmare con la Wind-up è stata la cosa migliore che potessimo fare, perché altrimenti nessuno avrebbe mai sentito parlare dei Creed.

Avete realizzato dei video?
Il gruppo ha realizzato un video per la canzone "My own prison", e dei video dal vivo per "Torn" e "What’s this life for" il tutto è disponibile sul nostro sito www.creednet.com.

Cosa vi piace ascoltare?
Ci piace molta musica differente. Led Zeppelin, Doors, Tool, Metallica, Slayer, Lynyrd Skynyrd, Eagles, Garth Brooks, Tea Party, U2, Otis Redding (aiuta a far bene l’amore), Bad Company, Beatles... potrei andare avanti per ore!

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