Un film, "Branchie", attualmente in lavorazione: un passaggio a Sanremo per presentare una nuova canzone, e infine una compilation di successi, con versioni acustiche, live e rarità intitolata "Il giorno perfetto". Eccolo qui, il 1999 di Gianluca Grignani, pronto a ritornare sul palcoscenico che qualche anno fa lo ha consacrato come rivelazione della musica italiana.Hai in programma un film, un album e una partecipazione a Sanremo: sembra che ti aspetti un anno particolarmente impegnativo...
È vero. Faccio questo film con la Iter film, che è una produzione indipendente distribuita da Cecchi Gori. Si chiama "Branchie" ed è un film abbastanza atipico rispetto ai film alla Vanzina, più commerciali. E’ la storia di una ragazzo che si chiama Marco che vive a Genova e lavora in un acquario: lui scopre di avere una malattia e per una serie di circostanze finisce in India dove vive una metamorfosi, un po’ come quella raccontata da Kafka. Credo che sarà un bel film, anche se non dovrei dirlo io, visto che ci lavoro. Comunque è una bella esperienza, visto che quando faccio il musicista sono abituato ad esprimermi a 360°, qui invece prendo ordini e faccio il bravo...Questo per quanto riguarda il film...poi a febbraio andrò a Sanremo, farò un disco compilation di pezzi acustici, live e successi e un inedito - che è poi il pezzo che presento a Sanremo - che si intitola "Il giorno perfetto".
Iniziamo a parlare del film: come sei stato coinvolto nel progetto?
Ero dal mio ex-avvocato e stavo parlando di una cosa quando mi è arrivato un fax in cui mi si chiedeva di recitare il ruolo di Marco in questo "Branchie", che poi ho scoperto essere un film tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti Poi sono andato a New York per fare il mio disco e con la produzione ci siamo persi di vista. Dopo aver registrato "Campi di popcorn" ci siamo risentiti e quando mi hanno detto che mi pagavano, ho accettato...non è vero, scherzo, gli avevo già detto di sì...!
È la tua prima esperienza cinematografica
Sì, è la prima... io mi sento davvero un po’ tra River Phoenix e Marlon Brando... per me è davvero un’esperienza nuova, e infatti mi capita anche di avere dei piccoli scazzi con il regista, per questioni di sceneggiatura, ecc. Però è anche una grande scuola, quindi cerco di imparare tutto in continuazione.
Se dovessi consigliare un film quale sceglieresti e perché?
Uno degli ultimi film che ho visto è stato "Shine", e mi è piaciuto perché mostra due aspetti della musica; se tu approcci la musica sotto pressione, l’arte è capace di ucciderti, mentre quando sai lasciarti andare, lontano dalle pressioni di tutti, puoi veramente entrare in un’altra dimensione. Mi sono riconosciuto in entrambe le situazioni perché le ho sperimentate, vivendo la mia passione per la musica.
La musica è qualcosa che hai sempre avuto dentro, comunque...
Io sì...fin da piccolo vedevo i film di Elvis e volevo fare come lui. Capisci? Era bello, cantava, era pieno di ragazze, aveva i soldi, suonava la chitarra...io volevo essere così! Poi dopo, crescendo, ho iniziato ad apprezzare i Beatles, i Led Zeppelin, Jim Morrison... Adesso sono cambiato, credo di aver fatto dei passi in avanti, non mi interessa più sperimentare perché l’ho già fatto. Non voglio continuare a spostare i limiti, perché è diventato anche un po’ di moda...e io mi sento più naif.
La tua prima apparizione a Sanremo è stata importante e controversa: non hai paura di rientrare nell’occhio del ciclone?
Io sono venuto fuori da Sanremo quando non avevo neanche chiesto di andarci, e comunque "Destinazione Paradiso" era già stato venduto in prenotazione grazie al successo di "La mia storia tra le dita". Ho avuto molta fortuna, anche se il Festival mi ha portato un tipo di successo che era diverso da quello che mi aspettava. A quel Sanremo ho fatto come i bambini che gridano perché nessuno li ascolta: quest’anno posso tornare parlando e dicendo semplicemente la mia. Non mi interessano discorsi di vetrina, mi interessa far sentire la mia musica.
Come è cambiato il rapporto con il tuo pubblico?
È cambiato nel senso che si è scremato il pubblico: si è capito subito chi ascoltava me, e chi comprava i miei dischi soltanto perché ero carino o suonavo le canzoni con la chitarra acustica. Sono cambiato anch’io, però: sono più tollerante, adesso, faccio il musicista e penso alle cose che scrivo e che canto, se piacciono bene, altrimenti non è che io possa fare molto per cambiare le cose.
A Sanremo ritroverai Daniele Silvestri, e poi altri giovani validi come Max Gazzè: chi ti piace tra quelli in giro della tua età?
Mi fa piacere rivedere Daniele, è un po’ di tempo che ci siamo persi di vista... sono molto contento anche per Max Gazzè, che stimo molto musicalmente...peraltro Max doveva fare la parte del cattivo nel mio film, ma purtroppo non è riuscito a metterla insieme a Sanremo, per cui ci ritroveremo lì.
Con chi ti piacerebbe duettare, oltre che con Carmen Consoli come hai fatto di recente?
Farei un duetto con chiunque faccia una musica a cui mi sento vicino. Ci sono grandi nomi di cui non me ne frega niente, e altri artisti meno importanti con cui mi sento più a mio agio. Non ho nessun tipo di preclusione....
Se dipendesse da te, come faresti il Festival di Sanremo?
Sanremo è la più grande vetrina della musica in Italia: lo dicono tutti ma è davvero così. Non so se saprei cambiarla, o meglio, non so nemmeno se vorrei, non sta a me e penso che, in ogni caso, chiunque ci vada sa a cosa sta andando incontro. Io vado a far sentire la mia canzone, tutto qui.
Quanto cambiano le persone che hai intorno con l’arrivo del successo?
Dipende da quali persone che hai intorno. È brutto dirlo, ma se ci sono quelli che sono intorno a te soltanto per soldi, spesso li vedrai cambiare e diventare più ossequiose nei tuoi confronti, mentre ce ne sono altre che, fortunatamente, fanno parte dei tuoi affetti, e non cambiano. Poi ci sono altre persone che subiscono il tuo successo e quasi cercano di farti sentire in difetto quando le trascuri. Però io tendo a credere che se dopo qualche anno non riescono a cambiare atteggiamento, sono loro a sbagliare.
Hai un desiderio per questo nuovo anno?
Il mio desiderio è quello di poter tirare fuori la mia musica dall’Italia e dal Sudamerica per farla ascoltare anche nel resto del mondo. Credo che sia arrivato il momento. A proposito, buon anno!