Com’è stato lavorare con la più potente macchina da successi del mondo?
E’ stata una cosa strana. Diane Warren lavora in un palazzo, ha questi uffici enormi e arredati in modo elegantissimo. Arriva lì come una persona che va in ufficio, e dalle 9.30 alle 18.30 scrive successi. E non ha tempo per nessuno. Quando siamo arrivati, la manager ci ha spiegato che aveva appena rifiutato un pranzo con Bryan Adams. Quindi abbiamo pensato che per noi non c’era speranza.
Invece...
Si è presentata di corsa, dicendo: "Mi fa molto piacere conoscervi, mi spiace ma sono molto occupata. E’ sparita per qualche minuto e quando è tornata aveva pronta la canzone. E’ un personaggio un po’ fantozziano, sta nel mezzo del casino, in città; il segretario gira parlando al telefono in continuazione, ha uno di quegli apparecchi con cuffia e microfonino... E’ difficile immaginare come possa scrivere canzoni con un’anima, come quella che ha creato per noi, con questa mentalità aziendale. 150 milioni di dischi venduti sono un dato impressionante, ma ancora di più lo è la magia che viene fuori da un pezzo come "I don’t want to miss a thing", che a parte il fascino della realizzazione degli Aerosmith è di un’intensità incredibile.
Concretamente: è costato molto?
Economicamente non costa nulla. Se i dirigenti della "ditta" pensano che a loro possa dare prestigio fare una canzone per qualcuno, la Warren entra in azione, e la traduzione la facciamo noi. Ma loro vogliono sapere ogni dettaglio, ti fanno mille domande e non sono mai appagati e soddisfatti. Infatti all’inizio la risposta era stata negativa. Poi fortunatamente, dopo che naturalmente ha visto la traduzione in inglese del testo, l’idea le è piaciuta. Diciamo che ci è costato come sforzo il tentativo di arrivare a lei e l’attesa, in termini nervosi.
E nonostante questo siete andati a cercare un altro super-autore, David Foster?
Con Foster per fortuna è stata tutta un’altra atmosfera, casa sua sembra un museo della musica, ma nel senso più emozionante. Vive in un’altra maniera, a Malibu, in una specie di castello enorme, pazzesco. Ha un altro approccio. Ci ha regalato mezz’ora del suo tempo nonostante fosse impegnato coi Corrs.
Nel complesso, come definiresti il nuovo album?
Un album più completo, frutto di una crescita musicale e tecnica. Sto molto dentro a quello che faccio e ci tengo a crescere come strumentista e come cantante. Sono andata a lezione di canto a Los Angeles da una signora di 75 anni che è stata insegnante di canto di Axl Rose e del cantante degli Iron Maiden se non sbaglio...
75 anni e insegna a cantare l’heavy metal?
75 anni, sì, ed è una "bestia". Si chiama Elizabeth Sabin, due anni fa venne in Italia per uno stage. Usa una tecnica vocale molto particolare, molto diversa da quella classica e lirica che ho studiato. Una tecnica molto particolare, addominale, che mi interessava. E’ solo un esempio di come ho voluto essere attenta ai dettagli. Quest’album è per la prima volta tutto arrangiato e curato da me con Pietro e Paolo Micioni, e non è stata una cosa semplice. Come musicista hai un approccio, come cantante un altro, io ci tenevo a cantarmelo, suonarmelo e arrangiarmelo.
Cresciuta... in soli due anni?
Gli anni passano, anche se sono solo due. Soprattutto ho suonato parecchio in giro da quando ho partecipato al primo Sanremo con "Al di là di questi anni". Fu un momento molto importante anche vincere il premio della critica, che mi sta molto a cuore...Sicuramente fu una canzone molto speciale per me, ma credo che il cambiamento sia evidente, e dopo tutto c’è tanto lavoro tra quel momento e oggi.
E’ questo che hai voluto esprimere, rifacendo "Noi" con un nuovo arrangiamento?
E’ una canzone che si trovava nel primo album. L’ho rifatta con Trilok Gurtu, che oltre a essere per me, come musicista, un maestro, è stata anche un’occasione per un importante arricchimento. La mia cultura da percussionista è di tipo cubano. Il contatto con un musicista di origine e formazione completamente diversa mi ha aperto orizzonti nuovi. E anche sul piano personale, vedere che un mito come lui mi ha praticamente messo a mio agio in tutto e per tutto... E’ una persona molto umile e carina.
Perché hai sentito il bisogno di tante collaborazioni?
Siamo andati in tante direzioni perché nonostante l’album abbia una matrice soul secondo me molto definita, è un disco molto contaminato. C’è più di un autore; gli americani di cui parlavamo prima, ma anche giamaicani, inglesi, napoletani eccetera. Tutte le nostre scelte musicali, tutte le possibili fonti di ispirazione per la produzione di un album come questo. Prima di cominciare a comporre, poi, ci siamo riuniti io, Pietro e Paolo - gli apostoli...- e abbiamo pensato che la parola chiave su cui basare tutto il lavoro era "canzone" .
Perché il titolo "Anime belle"?
È il titolo di un pezzo, lo abbiamo scelto perché abbiamo pensato che fosse un concetto che legava un po’ tutto l’album, il mio modo di esprimere la mia interiorità nella musica e con la musica... Si vede che ci siamo sentiti un po’ anime belle! Ho cercato anche nei testi di esprimere quello che avevo dentro ed evolverlo.
In che modo?
Per esempio che il testo di "T’innamorerò" è quello di una canzone d’amore, però guardando a cosa significa l’amore tra le persone... Due vite che separate hanno un senso, e insieme hanno un altro senso. "Come un’onda" invece è una vecchia canzone brasiliana, il cui testo era particolarmente in sintonia con lo spirito dell’album, parla di filosofia zen e del ciclo della vita».
A proposito, come hai ottenuto quel suono all’inizio di "Come un’onda"? Suonando i bonghi sott’acqua?
Sembrerebbe, vero? E’ un campionamento che abbiamo trovato già pronto... Non ho veramente idea di come siano riusciti farlo, forse con dei contenitori tipo taniche, piene d’acqua...
Hai scritto una canzone ispirata al libro di Sepulveda "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare". Ma la tua canzone non fa parte della colonna sonora del film che ne è stato tratto.
La musica l’ha scritta Mauro Castiglia, un cantante eccezionale; la melodia mi ha ispirato un testo su un libro che ho letto tre anni fa, quello di Sepulveda, appunto, "La gabbianella" - eccetera" . È una canzone molto dolce, apparentemente vicina ai bambini. Abbiamo avuto anche la benedizione dell’autore del libro. Pare che Sepulveda invece a Venezia abbia massacrato il film d’animazione tratto dal suo libro: lui è uno che odia un po’ il mondo Disneyano. Questa cosa così semplice invece portatagli da un nostro amico gli è piaciuta».
Cioè, prima ha concesso i diritti d’autore e ha lasciato che tutta questa gente facesse il lavoro, poi si è dissociato...
Credo proprio di sì. Tra l’altro per quanto riguarda la colonna sonora qualcuno ha scritto che era coinvolto Peter Gabriel, ma lui non c’entra niente. C’entra il suo tastierista. E so che ci saranno Spagna e Leda Battisti.
Cos’altro leggi?
Di tutto, alla rinfusa.
L’ultimo libro che hai comprato?
Non è un libro vero e proprio, ma mi fa impazzire: è uno della serie "The far side", di Gary Larson.
Dicevi che hai suonato parecchio in giro. Quindi sei stanca, non farai tour...?
Ci mancherebbe altro. Da gennaio parto con una band di sette elementi - con me, otto. Poca importanza all’aspetto scenico, ma molto "sangue". La dimensione live è quella in cui mi ritrovo maggiormente. Pazienza se sono un po’ scapigliata e non concedo molto allo stile: ci metto passione. La stessa che ho messo nel disco.