Un album dal vivo registrato in un pub irlandese nel cuore dell’Emilia, a Novellara. L’album si intitola "RACCOLTI", 18 canzoni scelte tra le oltre nove ore di musica registrate in tre serate - il 12, 13 e 14 ottobre scorsi - davanti a un pubblico di parenti, fidanzate e amici. Il pub è uno dei punti di riferimento per i fans dell’Irlanda che vengono dalla Bassa: il Sisten Irish (prima traversa a sinistra una volta giunti sul corso di Novellara). È lì che ha sede anche il fan club dei MCR, in un locale che coniuga perfettamente l’atmosfera tutta irlandese dei pub con lo spirito irrinunciabile delle vecchie osterie emiliane. A pensarci bene, forse è il posto più ‘naturale’ in cui il gruppo avrebbe potuto registrare il proprio disco dal vivo. È lì che abbiamo incontrato il gruppo subito dopo l’ultima serata di registrazioni: stanchi e visibilmente soddisfatti, Cisco e soci ci hanno raccontato il perché di questa scelta, che ha dato vita probabilmente al loro album migliore.Come vi è venuta l’idea di registrare un album dal vivo?
L’idea del disco dal vivo è vecchia quanto il gruppo, perché già ai tempi del primo disco si era pensato di farlo così, in un pub, microfonando degli amici. Da dirsi è una cosa molto bella, ma i problemi tecnici sono tantissimi, perché vanno considerati i rientri, ecc. Però in tutti questi anni è stato sempre un progetto che abbiamo tenuto da parte, quello di fare un disco al pub, come si fa in Irlanda, vedi il famoso live al Matt Molloy. Finalmente adesso era venuto il momento... dopo il terzo disco è normale fare un live, volevamo approfittare di questa occasione per provare a offrire una lettura attenta e tranquilla dei nostri pezzi. Da sette anni suoniamo per gente che poga, balla, beve suda e magari a volte non è neanche troppo attenta alla musica che facciamo, si fa prendere dal calore e dall’atmosfera. Volevamo per una volta creare un’occasione per fare ascoltare la nostra musica in una versione più scarna e in una situazione ‘da ascolto’. Infatti adesso la nostra intenzione è quella di esibirci in un piccolo tour teatrale, fatto proprio a beneficio di questo tipo di pubblico. Forse è un discorso di maturazione, di voglia di cambiare, anche un po’ di stanchezza; comunque tutte queste esigenze sono venute fuori.
Per il live avete scelto la dimensione del pub irlandese, per giunta inserito in un contesto del tutto emiliano...
Questo pub, il Sisten Irish, è una delle nostre case, come il Temple Bar di Sassuolo e l’Onirica di Parma: è un pub irlandese ma ha ancora un atmosfera da osteria emiliana. Ci abbiamo già suonato, e ci piace il club, il fan club dei Modena City Ramblers ha sede al piano di sopra, per cui l’idea di registrare l’album in un pub non poteva che vederci qui. Il pub irlandese è casa nostra, la tradizione che maneggiamo meglio, al di là di tutti i viaggi fatti e dei posti in cui abbiamo suonato la nostra dimensione preferita rimane quella irlandese. Il disco "Terra e libertà", nonostante le influenze letterarie sudamericane, rimane un disco fondamentalmente irlandese, con molte melodie irlandesi. È un disco spinto molto più in avanti, c’è una forte ricerca ritmica, la musica irlandese c’è ma è nascosta. "Raccolti" è anche un modo per ricollegarsi ai nostri tre dischi: c’è una componente folk di alcuni brani come "Remedios la bella", "Il ballo di Aureliano", "Cent’anni di solitudine", che qui viene ulteriormente enfatizzata: così il live getta un ponte tra i tre dischi, tra il folk nudo e crudo del primo disco e il folk di seconda generazione, sempre riconducibile a una matrice di canzone narrativa ed eseguibile con poche sovrastrutture. "Raccolti" è anche la preparazione del prossimo lavoro: siamo arrivati qui con le nostre divagazioni, le nostre esperienze, e andiamo avanti. È un modo di fare il punto.
Qual è il problema di registrare in un pub? Durante le serate Cisco sembrava alquanto in apprensione...
Il problema è puramente tecnico, visto ci siamo amplificati poco. In realtà la serata finisce per essere quasi acustica, con i ritorni ridotti all’osso, per cui se hai venti persone che urlano non capisci niente. Così è stato necessario condurre il pubblico verso una dimensione di partecipazione controllata. In altri pub abbiamo fatto casino, ci si divertiva e poi diventava una cosa da stadio: divertente, per carità, ma per niente adatta ad un disco. Il disco volevamo chiamarlo "Raccolti" per evidenziare l’atmosfera di maggiore raccoglimento legata a dei brani vecchi. Forse la cosa si poteva fare ugualmente mettendosi in una stanza con 10 persone, però sarebbero state veramente poche. Invece siamo riusciti a mantenere il divertimento e a non scadere nell’ubriacatura molesta.
Avete già delle indicazioni per il prossimo album?
E’ presto dirlo; il prossimo disco lo penseremo nei prossimi mesi. È comunque significativo il fatto di essere tornati al pub, a dieci minuti da casa nostra. Siamo partiti dal pub irlandese, e abbiamo usato la musica irlandese per esplorare il mondo. Prima l’Italia, poi i Balcani, la Francia, il Sahara, il Sudamerica... alla fine del viaggio si torna al pub e forse è un po’ un modo per chiudere un ciclo. Sono stati quattro anni bellissimi e ci sembra di averne vissuti quaranta, per l’intensità e la quantità delle cose fatte, delle persone perse e poi reincontrate. Questo disco ci servirà per ragionare meglio sulle nostre radici e su dove vogliamo andare.
Dal punto di vista musicale c’è qualcosa di nuovo su "Raccolti"?
No, non c’è una vera novità .... "Raccolti" è un ponte che lega i nostri vecchi album. "Riportando tutto a casa" rimane il più colto, "Grande famiglia" è già più spostato verso l’estremo poi raggiunto con "Terra e libertà": qui sono rimasti i pezzi, e alla fine anche brani come "Il ballo di Aureliano" e "Cent’anni di solitudine" suonano con una chitarra e un flautino. È un’esperienza importante per capire anche che i tre dischi diversi hanno una radice comune. Molti pezzi sono stati un po’ forzati perché dovevano sopravvivere in mezzo ad altri brani più adatti al pub: ad esempio "Il ballo di Aureliano" suona che sembriamo i Chieftains a Santiago de Cuba! Proprio i pezzi meno folk, più virati verso il rock, sono anche quelli che hanno avuto un maggiore sforzo di arrangiamento, anche perché il rock suona bene tra tavoli e bicchieri, e questo ci ha permesso di riscoprire alcuni brani. Molta gente ci ha detto che "Terra e libertà" era un album molto diverso dagli altri, ma stasera abbiamo dimostrato che il seme è lo stesso e che quindi quelle canzoni stanno benissimo in un pub. Soprattutto a quelli che erano rimasti delusi volevamo far capire che stavamo facendo la stessa cosa. Speriamo di raccogliere nuovi amici nella grande famiglia.
Sul disco sono presenti tre inediti: ce li raccontate?
Ci sono delle canzoni nuove anche se sono brani scritti un anno fa, o anche di più, al tempo di "Terra e libertà" ed erano rimasti fuori per un motivo di coerenza nei confronti del contesto generale di quel disco. Noi teniamo tutto nel cassetto, scriviamo dei bellissimi pezzi e tutto il materiale che viene scritto rimane lì e al momento giusto salta fuori, nel caso di Raccolti" è venuta fuori una ballata, "Notturno, Camden Lock", di ambientazione irlandese. Poi c’è un brano tradizionale emiliano intitolato "La fiola dal paisan", che abbiamo ascoltato suonato dal gruppo folk La Piva dal Carner, una formazione ancora capace di andare a scovare i brani giusti, andando in giro per le valli ad ascoltare la musica italiana. Tradizione che forse non siamo mai riusciti a rintracciare in modo così ricco come quella irlandese, e così è un tributo alla musica italiana. "A gh’è chi g’à" è una poesia di un paio d’anni fa di una vecchia signora modenese, Onelia Mazzi, che scrive cose dialettali molto simpatiche: ci piaceva perché parla del tema dell’ingiustizia sociale in un modo molto divertente, come solo la musica popolare può fare.
Perché non avete mai registrato niente dal vivo durante i vostri concerti affollatissimi, come quello di qualche anno fa al Festival di Rifondazione Comunista di Milano?
La spiegazione la dobbiamo: suonare davanti a cinquemila, seimila persone è un’emozione unica, però suoni molto male, dal punto di vista tecnico. Quando vai ad ascoltare le cose suonate ti rendi conto che hai fatto schifo! Perché, anche se tutti si divertono, la registrazione fa schifo, perché l’energia è troppo potente. Abbiamo registrato il nostro concerto al Leoncavallo: un momento storico, bellissimo, però su disco farebbe schifo!
Cosa raccogliete del passato dei MCR? In cosa vi siete arricchiti e cosa avete abbandonato in questi anni di concerti?
È passato tanto tempo dai primi Modena... stasera beviamo dopo il concerto, adesso, per la prima volta un alcolico, una volta al secondo pezzo saremmo stati tutti ubriachi...