Terza e ultima parte della R.E.M.-interview: parla Mike Mills, il fortunate son del gruppo...

Al basso (ma adesso non più soltanto a quello) e alla gentilezza, Mike Mills: è il più solare ed entusiasta dei tre, almeno nelle conferenze stampa, contento e consapevole della fortuna che rappresenta il far parte della line-up di uno dei principali gruppi rock del pianeta. Sincero, con i piedi per terra e un po’ di voglia di celebrità tipica dei timidi, con Mike si conclude la nostra chiacchierata con i R.E.M., all’indomani del loro show al Night Express.

Cosa ne pensi di questa nuova line-up?
Effettivamente è proprio così, è una nuova band. Siamo stati molto fortunati ad avere accanto a noi tre musicisti incredibili, che ci hanno aiutato a suonare le canzoni sul nuovo album, a trasformarle in uno spettacolo dal vivo e che sono anche delle ottime persone. Perché noi lavoriamo soltanto con gente simpatica.

Tutte le notti sono come ieri, con un pubblico come quello italiano?
L’Italia ha sempre avuto qualcosa di speciale per me. In molti dei posti dove stiamo suonando ci esibiamo di fronte ad un pubblico scelto tra gli iscritti a nostri fan club e alcuni giornalisti. Così il pubblico che viene a vederci conosce benissimo le nostre canzoni, ed è pronto ad entusiasmarsi subito. In questo senso, il concerto di ieri sera è alquanto differente da uno show tradizionale.

Quando siete sul palco, tu sembri quello maggiormente espansivo e amichevole nei confronti del pubblico: Peter è il classico musicista, e Michael può essere molto simpatico o molto ambiguo. Questi atteggiamenti riflettono il vostro diverso rapporto con la popolarità?
Peter non canta, e quindi non avendo il microfono davanti, non parla neanche. Quello che faccio io, invece, è tentare di togliere un po’ di attenzione da Michael, offrendo qualcos’altro da affiancare a colui che è il focus indiscutibile di questa band. Questo rende le cose più facili a lui e rende lo show più completo, oltre ad essere divertente per me. Mi piace sentire l’energia del pubblico e non restarmene in un angolo a suonare linee di basso una dopo l’altra.

L’hai fatto per molto tempo, comunque...
Sì, perché sono una persona timida, ci ho messo anni per darmi qualche sicurezza e pensare "perché sono qui? Non ho veramente niente da offrire, una volta sul palco, accanto ai miei tre amici? Da un lato non volevo considerarmi una persona speciale, perché partire da questo presupposto potrebbe rivelarsi fuorviante. Allo stesse tempo ho iniziato a pensare che forse potevo fare anch’io qualcosa di buono. E così, di fatto, non faccio altro che cercare di costruire un ponte tra la gente e il palco.

Tra le band degli anni ’80 siete sopravvissuti bene: continuerete nello stesso modo?
Sono fortunato abbastanza per poter fare la cosa che mi piace di più al mondo ed essere pagato per farla. Non voglio smettere, non almeno fino a quando questa cosa mi diverte ed è la mia ragione di vita. Adesso credo che stiamo facendo della buona musica, e continueremo fino a quando penseremo di avere qualcosa di buono da offrire. Gli anni ’80 sono stati molto diversi dai ’90, perché siamo cambiati come persone oltre che come band. Ma andiamo avanti.

Quali sono le cose che ti piace fare quando non suoni?
Sono molto fortunato ad aver stretto amicizia con molti sportivi, alcuni giocatori di baseball, alcuni tennisti come Jim Courier e Pete Sampras, e abbiamo scoperti di avere cose in comune, come l’essere famosi e avere sempre concentrata addosso l’attenzione dei media. Mi piacciono gli sport perché tirano fuori la parte eccellente delle persone, nello stesso modo in cui fa la musica.

E film?
Film? Be’, Hollywood fa schifo, se è questo che vuoi sapere. L’anno scorso ho scritto un’intera colonna sonora per un film quando era pronto al 99%: be’, per un litigio tra il responsabile degli studi e il regista, il film è stato letteralmente buttato dalla finestra. Dieci milioni di dollari buttati dalla finestra. Capisci? Un film quasi pronto. Ho ancora la musica per quel film, e se pensate che il mondo della musica faccia schifo, be’, dovreste frequentare per un po’ quello del cinema. Scrivere una colonna sonora, combinare due moduli espressivi, è comunque un’esperienza molto intrigante. Comunque utilizzerò la mia musica per qualcos’altro, credo.

A proposito di sistema marcio, sei stato tu a dire che il singolo "Nightsleeper" è stato scelto dalla vostra casa discografica neanche voi siete liberi di scegliere?
No, in realtà il motivo è un altro: non siamo riusciti a scegliere un singolo di comune accordo. L’avevamo fatto per il precedente, ma la scelta non ci aveva portato fortuna. Così abbiamo pensato che forse era il caso che lo scegliessero i nostri discografici, che magari sanno vedere queste cose molto meglio di noi.

Qual è la tua canzone preferita dell’album?
Non ce n’è una in particolare. Mi piace molto "Falls to climb", mi piace "The apologist", ma sono le mie preferite di oggi! Domani potrebbero essere diverse...

E a livello di album, quali preferisci?
....Mmmh, credo "Life riches pageant", perché è pieno di canzoni che mi piace suonare dal vivo. E poi "Out of time" perché ha dentro molte cose differenti, ma penso che il nostro album migliore sia "Automatic for the people". Il mio preferito è comunque "Out of time".

Com’è andata in studio senza Bill?
Confusamente. Non avevamo neanche potuto provare, perché Bill ci ha lasciato il primo giorno di prove. Così nessuno conosceva le canzoni degli altri e ci siamo trovati a costruire l’album pezzo per pezzo, invece di suonare dei demo e poi lavorarci sopra. Abbiamo iniziato a programmare la drum machine, ad aggiungere le parti di chitarra e poi tutto il resto, finché le canzoni non erano pronte. Non so se continueremo a lavorare così anche in futuro, ma per questo album si è rivelata essere la scelta giusta.

Ieri sera avete suonato dal vivo "Perfect circle", un brano scritto da Bill: quanto era importante come compositore all’interno dei R.E.M.?
Per molto tempo ha scritto delle cose bellissime, come "Driver 8", "Laughing", e parte della musica di "Everybody hurts". Adesso però era diverso tempo che non scriveva più, perché era così scontento dei viaggi, degli spostamenti continui, dei video, delle foto, che non aveva più voglia di fare niente: persino quello che era nato come un divertimento - suonare la batteria - per lui non era più divertente. Come risultato aveva smesso di offrire il suo contributo, e di scrivere canzoni. Così, forse è stato un bene che abbia lasciato il gruppo, perché soffriva troppo. E quando lavori con qualcuno che ti butta già è molto difficile rimanere positivi.

Qualcuno ha scritto che avete pensato perfino di sciogliervi. È vero?
È stato vero per cinque minuti. Bill ci ha detto: «io me ne vado, ma voi non dovete sciogliervi. Se vi sciogliete, allora non me ne vado. Non voglio diventare famoso come quello che ha fatto sciogliere i R.E.M.» Curiosamente, le cose stavano andando bene, avevamo delle buone canzoni e tante idee per realizzarle. Così, pensavamo di avere ancora qualcosa da dire. Alla fine del disco non lo abbiamo ascoltato per una settimana e quando ci siamo tornati sopra abbiamo avuto la conferma che era veramente un bel disco.

Bill ha sentito il disco? Cosa ne pensa?
Gli è piaciuto molto. Ha detto che è molto orgoglioso di noi, e che un po’ ha anche pianto, ma voleva che facessimo un bel disco e alla fine ci ha detto che ci eravamo riusciti.

Non avete mai fatto un album dal vivo: perché?
Mi sembra quasi offensivo: abbiamo così tante canzoni nuove che ci piacciono, perché dobbiamo ripubblicare le vecchie? Mi sembra di ridare al pubblico delle cose vecchie, soltanto in versione leggermente diversa.

Però le b-sides dei singoli di "Monster" hanno dei brani dal vivo splendidi, quasi meglio degli originali...
Sì, lo so, può essere, ma in ogni caso preferisco in materiale inedito a quello live.

Quali i progetti per il futuro?
Diversi: forse dei concerti per beneficenza, forse una colonna sonora, di sicuro il concerto per il Tibet alla Carnegie Hall in primavera.

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