I suoi shock addizionali non hanno spaventato il pubblico, che lo ha spedito al numero uno in classifica. E a gennaio "Gommalacca" va in tour...

Lo shock addizionale ha funzionato. Franco Battiato e il suo "Gommalacca", nonostante le asperità del suono, si sono rivelati la rivelazione dell’autunno della musica italiana, come ha testimoniato il primo posto in classifica raggiunto dall’album qualche settimana fa. Merito della capacità di comunicare di un artista che ha sempre cercato di non sottovalutare il pubblico propinandogli formulette precotte di sicuro successo: in questo senso la complessità sonora di un album come "Gommalacca" testimonia - per l’ennesima volta - tutto il talento e l’originalità di Battiato, e la sua immediata fruibilità da parte del pubblico. Abbiamo incontrato l’artista siciliano per un breve chiacchierata proprio in un periodo fitto di impegni e apparizioni televisive che precedono la partenza di un tour, prevista per gennaio del ’99.

A proposito delle sonorità di "Gommalacca", hai dichiarato più volte che ti disturbano. È insolito che un autore dica questo del suo lavoro. Come mai?
Mah, a volte essere nel proprio tempo è anche - se non grandemente, ma in un modo piccolo - essere sofferenti per la nostra civiltà - per carità, poi ognuno ha avuto le sue croci, non vorrei essere scambiato per un nostalgico, penso anzi che questa sia un’epoca variegata e molto interessante. Però sicuramente paghiamo il prezzo di questo progresso sfrenato e di un non parallelo procedimento di civiltà, per cui c’è un grande scompenso tra la libertà della nostra epoca, le possibilità che essa ci offre e la mancanza di supporto ‘tecnico’, per così dire.

Che tipo di bilancio puoi fare fino ad adesso di "Gommalacca"?
Per adesso ho avuto solo grandi gratificazioni. Vado in giro con tassisti di tutte le età e ricevo da loro complimenti proprio nella zona del disco su cui ho lavorato più a lungo, quella relativa all’orchestrazione e la complessità della sonorità. Stranamente questo disco invece di essere rifiutato è stato apprezzato proprio per quella che può sembrare una roba eccessiva, quindi per sgradevolezza di suoni, per il rumore che entra dentro a far parte della musica... questa è una cosa che stanno apprezzando anche coloro che non hanno comprato il disco, che magari incontro in giro e mi dicono che sono entusiasti per la sonorità di "Shock in my town".

Nella musica hai esplorato diversi territori, da quello colto a quello sperimentale. Ti vedi in un futuro a scrivere libri o produrre film?
Non faccio mai proiezioni di desideri perché non ne ho, perché sono sempre riuscito ad esprimermi bene, senza mai lasciare indietro i miei desideri. Tutte le volte che ho pensato e ho avuto voglia di fare qualcosa l’ho fatta. Quindi non avendo frustrazioni, se vogliamo usare questo termine, non ho neanche proiezioni: se un giorno mi verrà voglia di fare un film lo farò, nel bene e nel male, riuscito o non riuscito, oppure scriverò un libro. Per ora è un’esigenza che non ho, se verrà... benissimo.

"Il ballo del potere" sembra essere quasi un brano di cronaca, legato com’è al momento politico che stiamo vivendo. Quanto ti interessi di politica?
La seguo per forza. Non sono un esperto di movimenti interni ma esternamente posso solo dire le cose che mi piacciono e quelle che non mi piacciono. Quelle che mi piacciono non ci sono...per cui posso dire solo quelle che non mi piacciono! Non mi piace che ancora oggi si usi la retorica come standard, con timbri di voce che uno non riesce più a seguire perché diventano un suono onomatopeico - lo dico in senso negativo - che disturba, sempre pieno di luoghi comuni, di non significati. Credo che avremmo bisogno di tecnici più che di teorici. L’Italia e il mondo devono andare avanti allineati al proprio tempo, quindi con grande civiltà, senza fare più discorsi di destra, di sinistra di centro e sciocchezze del genere, che ormai non hanno più senso.

Una piccola provocazione: da quando lavori con Manlio Sgalambro i tuoi testi si sono fatti più pessimisti. Sei d’accordo, oppure c’è soltanto più consapevolezza in quello che descrivi?
Diciamo che forse non è né l’una né l’altra cosa, nel senso che sono un ottimista per natura. Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno, per così dire. Però un ottimista non fesso, mi auguro, quindi amo la realtà con praticità, senza false illusioni, e questo alla fine è il mio rapporto anche con la politica.

Nel tuo album ci sono molte collaborazioni: eppure come produttore per altri artisti hai lavorato relativamente poco. Come mai?
Sì, però ho lavorato negli anni ’80 come produttore di Giuni Russo, Alice, Milva...tutte donne, a pensarci. Ma poi ho dovuto fare i conti col mio tempo e con la necessità di concentrarmi sul mio repertorio...

Parli spesso della tua vita definendola ‘contemplativa’: non sarai anche un po’ pigro, visto lo splendido posto in cui vivi in Sicilia?
È vero...come hai ragione! Be’, vivo ancora a Milo, anche se, dopo 10 anni, ho cominciato a dividere la mia vita tra la contemplazione campagnola e il bisogno di urbano, quindi di sentire traffico, gente.... Credo che se si ha la fortuna di dividere così la propria vita ci guadagnano entrambe le ‘zone’, perché quando stai in città senti bisogno di silenzio e quando poi l’hai trovato e ci sei stato un po’ in mezzo, il rumore ti chiama di nuovo.

Quando inizierà il tour di "Gommalacca"?
Dovrebbe iniziare a fine gennaio, se tutte le cose tecniche saranno pronte ed è un tour che faccio per fare divertire - il divertimento qui va inteso alla maniera greca - il pubblico attraverso una visualizzazione tecnologica di queste sonorità.

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