Dopo Peter Buck, tocca a Michael Stipe raccontarsi nella seconda parte dell'intervista al gruppo di Athens...

Dopo Peter Buck, è il turno di Michael Stipe: il cantante dei REM si siede dimesso e concentrato, che è un modo per non dire ‘carismatico’. Occhi profondi, penetranti, un’intelligenza veloce, che lo porta a selezionare subito le domande cui dedicarsi seriamente da quelle che sono routine. Se qualcosa lo colpisce è capace - se non di infervorarsi - di perdere tempo dietro ad un ragionamento, sviluppando i pensieri con una parlata veloce e fluida, a brevi ondate, inframezzata da piccoli silenzi. È il nostro momento mistico, in un certo senso, visto che di fronte a Stipe non vola una mosca...

È stata una performance eccellente quella del Night Express...
Grazie mille...

Ti è piaciuta?
Sì, ci siamo divertiti...

Avete suonato più del previsto...
Sì, è vero, ma siamo stanchi di fare special tv che durano poco, con poche canzoni. Così abbiamo pensato di aggiungere qualcosa di nostro. L’abbiamo fatto anche per i ragazzi che erano lì; sappiamo che molti di loro sono iscritti al nostro fan club, e si meritano qualcosa di più...

Quanti concerti avete fatto con questa line-up?
Intendi veri concerti oppure anche apparizioni tv?

Concerti...
Una quindicina.

Ti sembra una buona line-up?
Sì, direi di sì...

Sarà la stessa line-up che vi accompagnerà in tour?
Non ci sarà un tour...

Ok, ma nelle prossime apparizioni tv e se poi farete delle date in beneficenza....
Sì, forse...

Perché avete deciso di non fare concerti?
Perché? Eravamo esausti, dopo due anni di lavoro ininterrotto non ci sentivamo in grado di partire per un tour e dare il 100%. Preferiamo non fare niente piuttosto che andare in tour e fare dei buoni concerti, ma niente di straordinario.

Così vi riposerete dopo la promozione del disco?
Sì, e non vedo l’ora. Per fortuna abbiamo quasi finito. Se il disco continua ad andare bene probabilmente faremo delle altre interviste e degli altri concerti promozionali in futuro, ma per il momento mi piace pensare di essere disoccupato per i prossimi otto mesi.

Avete detto di avere molte nuove canzoni già pronte. È vero?
Sì, ne abbiamo diverse tenute fuori da questo album, una quindicina in tutto; ad alcune mancano le parole in realtà, ma sono quasi pronte.

Quanto è importante il rapporto personale all’interno del gruppo?
Molto. I R.E.M. nascono dall’unione di persone molto diverse e creative, che mescolano i propri desideri finché non prendono un unica forma. Soltanto in quel caso, ciò che viene fuori sarà dei R.E.M. Il rapporto personale è quindi molto importante, Così come il rispetto che ognuno di noi ha per le idee e le visioni degli altri.

Sul palco hai una grandissima sicurezza, e sai come stimolare il pubblico e come controllare le sue reazioni. Anzi, a volte sembra quasi che tu ti diverta ad anticiparlo. Sembri anche molto ironico sul tuo ruolo. Quanto c’è di studiato nel tuo modo di fare e quanto invece è frutto di improvvisazione?
È quasi tutto improvvisato. Anche i giochini che faccio con il pubblico sono soltanto piccoli scherzi.

Che hanno messo in crisi i cameraman...
A volte chi fa televisione di preoccupa più di avere delle buone inquadrature che di ciò che mostrano. Fortunatamente il pubblico italiano è molto caloroso con noi, è veramente speciale, e così il concerto è venuto benissimo. Negli Stati Uniti il pubblico ha delle difese molto sviluppate, mentre qui la gente ti chiede qualcosa di vero, di spontaneo, e sa riconoscerlo.

Qual è il pubblico più difficile che hai avuto?
Ci sono dei posti dove abbiamo suonato ed eravamo in più sul palco di quanta gente ci fosse in platea, ma alla fine devo dire che ce la siamo sempre cavata. Comunque suonare per la televisione è sempre difficile. Il rapporto con le telecamere rischia di oscurare quello con il pubblico.

Hai detto che una delle tue principali influenze sono le Hole: cosa apprezzi in Courtney Love?
Credo che siano una grande band, hanno fatto dei grandi dischi. Ogni volta che sento una canzone di Courtney mi sento quasi in competizione con lei, e mi viene sempre da pensare "ma come fa a scriverle così belle. E io?" Insomma, amo le Hole e le odio!

Non credi che il loro nuovo album sia un po’ troppo prodotto?
No, credo che quando si sceglie di avere un produttore come Michael Beinhorn si sa già che tipo di suono finirà sul disco. Credo che la loro sia stata una svolta intenzionale...comunque è un disco che mi piace molto, e credo che abbiano fatto bene a muoversi dal loro vecchio suono.

Cosa ne pensi del successo di gruppi come Marilyn Manson?
Mi piacciono i Marilyn Manson. Sono delle icone, ma lui sta destabilizzando in parte sinceramente un certo tipo di ipocrisia. E mi piace anche qualche canzone.

Pensi che siano una montatura?
No, credo che loro siano convinti di quello che fanno. Lui rischia molto a fare quello che fa, perché se cadrà nessuno lo aiuterà a rialzarsi.

Tempo fa hai lavorato con il rapper KRS-One: che opinione hai della scena rap attuale?
Alcune cose mi piacciono molto, come del resto in ogni genere, e sono quelle universali, che vanno oltre la categoria hip hop. Credo che l’ultimo album di KRS-One sia forte, e mi piace molto anche Fatboy Slim, anche se non è né rap né americano....

Fai molte cose fuori dal gruppo: dipingi, produci film, viaggi. Quanto sono importanti queste attività nella tua vita?
Sono state molto importanti mentre le facevo. Dal punto di vista dei REM queste esperienze sono convogliate nella nostra musica, rendendola più ricca. Quindi sono risultate fondamentali anche per la musica.

In futuro darai ancora più spazio a queste attività?
No, anche perché la gente adesso sa più cose su questo mio lato. E lo prende sul serio. Magari farò ancora foto, libri...

E la band?
Non preoccuparti del gruppo, sta bene...

Cosa sarà dei REM nel terzo millennio?
Non ne ho idea.

Ci sarete?
Certo. Almeno spero. Tu ci sarai?

Lo spero.
Ok, speriamo di ritrovarci tutti, allora....

N.B. La terza e ultima parte dell'intervista ai R.E.M. sarà online il 15 dicembre: protagonista Mike Mills.

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