Un’antologia postuma, a suggellare la fine di una delle più importanti band alternative statunitensi: a parlare di quell’avventura è oggi Bill Gould, il bassista dei Faith No More che si è preso l’incombenza di chiarire le cose a proposito di chi ha messo la parola fine all’avventura del gruppo e perché. Con un epitaffio finale che vi raccomandiamo caldamente...Ti da fastidio essere stato prescelto come il portavoce del gruppo in una situazione così delicata?
Ho dedicato molto di me stesso e della mia vita ai Faith No More, così, quando mi è stato chiesto di fare da portavoce del gruppo per raccontare le cause dello scioglimento ho accettato perché volevo che filtrasse la giusta versione dei fatti a proposito dello scioglimento del gruppo e dell’uscita del nostro greatest hits. In realtà non abbiamo fatto una riunione per decidere chi avrebbe parlato, perché come band, di fatto, non esistiamo più. Però quando me l’hanno chiesto ho accettato perché volevo dire anche la mia versione dei fatti, visto che ognuno ha già raccontato la sua.
Ti dispiace che i FNM non esistano più?
Che tu ci creda o no, non sono dispiaciuto dello scioglimento del gruppo, anzi, potrei definirmi contento. È stato un momento molto triste l’arrivare a tutto ciò, ma poi alla fine credo che lo scioglimento di un gruppo inizia con il momento stesso in cui si suona insieme per la prima volta. È già compreso dall’inizio. Piuttosto mi stupisco di come noi si sia riusciti a stare insieme tutto questo tempo. Siamo stati in giro per 16/17 anni, tutti molto intensi, e più passava il tempo più avevamo la possibilità di sperimentare con la nostra musica, più giravamo il mondo più vedevamo cose interessanti. Di certo il tempo ha rosicchiato la vita del gruppo giorno dopo giorno, perché avevamo sempre meno spazio per la nostra vita personale. Così adesso sono contento perché sono tornato a vivere come una persona qualunque, una cosa che mi mancava molto.
Si è parlato di personalità molto rissose all’interno del gruppo. È vero o sono le solite esagerazioni della stampa?
Be’, la prima volta che siamo arrivati in Inghilterra avevamo un’intervista con il Melody Maker, e durante la conversazione ci siamo ubriacati e abbiamo iniziato a discutere mentre il registratore andava. Capisci? Un’intervista con quel giornale era una chance da non crederci e noi l’abbiamo buttata via così! Di fatto, il nostro gruppo non aveva un leader, decidevamo tutto insieme e quindi ogni cosa era frutto di un compromesso, di una battaglia. Inoltre eravamo sufficientemente egoisti da non vergognarci di dirlo, senza pensare che potesse avere ripercussioni negative in termini di carriera. La verità è che ce ne fregavamo, e comunque è vero che passavamo molto tempo a discutere. Non so come sia per le altre bands, sono sicuro che lo fanno anche loro e poi però non lo dicono.
È finita con un grande botto o in sordina?
Con un grande botto e in sordina: abbiamo passato la vita a minacciarci, a rendere la vita impossibile agli altri e poi ci siamo sciolti all’indomani di un tour in Spagna e Portogallo nel corso del quale ci eravamo veramente divertiti. Era strano, è stato anche deludente, quasi: ci veniva da chiederci, ma perché lo stiamo facendo? Dopotutto, avevamo ancora un tourbook con anni di date da poter suonare, però alla fine si è concluso tutto quel giorno. Tipico stile FNM.
Quali sono stati i motivi dietro al vostro scioglimento e hanno qualcosa a che fare con una crisi di mezza età?
Non per quanto mi riguarda; non ho avuto nessuna crisi nel passaggio dei trent’anni, ma forse il nostro cantante sì. Comunque non credo che sia stato questo il motivo. In realtà penso che dopo essere stati insieme per tutto questo tempo, i FNM abbiamo ottenuto dei grandi risultati ma siano andati avanti con molti compromessi, visto che individualmente nessuno di noi era completamente realizzato nel gruppo. Le esperienze esterne alla band hanno inasprito questo aspetto, visto che i FNM stavano quasi diventando l’hobby di musicisti che volevano fare dell’altro. Così penso che sia stato questo ad uccidere il gruppo; abbiamo provato diverse volte a prenderci un break, ma la verità è che fino a quando non ti sciogli nell’immaginario collettivo - e per gli addetti ai lavori - sei sempre parte di un gruppo Il telefono non smette mai di suonare, e continui a ricevere chiamate di gente che ti dice: «Ah, dovete assolutamente suonare in quel programma», «Non potete perdervi quel concerto», «Dovete fare un video o un singolo per Natale», e queste cose rischiano di farti impazzire, se dai retta a tutti. L’unica era farla finita, ed è quello che abbiamo fatto.
Credi che i progetti paralleli ai FNM abbiano minato la stabilità della band?
Non ho nessun problema verso i progetti paralleli che nel corso del tempo si sono sviluppati a lato del gruppo. Credo che fosse giusto per ognuno di noi portarli avanti e fare anche quel tipo di esperienza. Piuttosto, tutto dipende da come lo gestisci: è capitato spesso di sentire qualcuno di noi dire: «Ok ragazzi, vado in tour con il mio gruppo per un paio di settimane, ci vediamo quando torno» e poi leggere delle interviste in cui dichiarava che quello era il vero progetto in cui credeva, e che i FNM servivano soltanto per riempire il buco, quando non aveva niente da fare. Questo crea problemi a tutti, e non fa altro che alimentare le voci a proposito dello sbando dei FNM.
Cosa state facendo in questo periodo?
Siamo tutti molto indaffarati: io sto lavorando a un paio di produzioni, sono andato in Finlandia a produrre un gruppo chiamato CMX e un altro in Germania, i Think About Mutation. Ho lavorato a dei remix, e sto scrivendo del materiale per un album come solista che uscirà nel ’99. Inoltre ho intenzione di aprire un’etichetta indipendente, molto piccola, che si dedichi a gruppi provenienti da altre parti del mondo, cose da altrimenti sarebbe impossibile ascoltare qui negli States. Tutti gli altri sono impegnati nei loro progetti, in realtà non è cambiato molto rispetto a quando eravamo ancora i Faith No More.
Vi mantenete ancora in contatto?
Non ho nessun problema a chiamare e vedere nessuno degli altri, e forse in questo sono colui che ha i migliori rapporti con tutti, visto che non ho pendenze con nessuno. Ci vediamo e parliamo soltanto se abbiamo davvero voglia di farlo, non ci sono motivi nascosti. E così, quando elimini questo tipo di tensione, le cose procedono più facilmente più felicemente. Credo che siano tutte persone molto talentose, e hanno il diritto di esprimere la propria creatività nel modo in cui preferiscono. Non ho però intenzione di misurare i miei ritmi e i miei desideri sulla base di quello che faranno loro con le proprie vite.
Credi che sarebbe possibile in futuro una riunione del gruppo?
Non ne vedo il motivo, in realtà, o almeno non adesso. Se riusciremo a realizzarci nei nostri progetti individuali e avremo di nuovo voglia di fare qualcosa insieme allora potrebbe succedere e magari finire anche per essere qualcosa di buono. Ma dovrà essere un progetto che nasce dall’ispirazione, dalla creatività e da nessun altro motivo. Per come stanno adesso le cose, con ognuno di noi preso dai suoi progetti, mi sento di poterlo escludere. In ogni caso non sarà una riunione per i soldi, come molte di quelle cui abbiamo assistito di recente. Cose terribili. Se ci sarà la voglia di fare qualcosa insieme, per motivi artistici, allora sono sicuro che sarà qualcosa di buono, come buoni sono stati tutti i nostri dischi fino ad oggi.
Quale ti piacerebbe che fosse l’epitaffio dei FNM?
L’epitaffio dei FNM dovrebbe essere.... «anche quando hanno fatto schifo, i FNM non hanno mai fatto schifo».