Sogni e canzoni di un eterno ragazzo, che presenta a Rockol il suo nuovo lavoro.

Il suo nuovo album, "Sogna ragazzo sogna", è il nuovo capitolo di un viaggio che Roberto Vecchioni ha iniziato ormai più di venticinque anni fa, e che vede al centro della sua scrittura l’Uomo con i suoi sogni e le sue paure, crocevia di finito e infinito, mortale con velleità eterne, creatura talmente straordinaria e insignificante da meritare approfondimenti e uno studio incessante. Un’indagine che nel precedente album, "Il bandolero stanco", conosceva un momento di stasi e che invece con il nuovo album riparte di slancio, con nuovi entusiasmi e nuovi orizzonti da ricercare. La conferenza stampa tenuta da Roberto Vecchioni a Milano, integrata da qualche domandina personale, fornisce lo spunto per qualche riflessione, neanche troppo pesante e anzi semmai quasi scomoda, sul tema (infinito) della sua scrittura.

Inizio con una piccola provocazione che mi viene dall’aver ascoltato attentamente il tuo disco e anche dall’essermi in qualche momento - ebbene sì, lo confesso - commosso: sarà che ci si trova di fronte a testi che riportano davanti agli occhi considerazioni e tematiche che spesso cerchiamo di non vedere, ma mi sono chiesto dove trovi la forza di cimentarti ancora - e ogni volta di nuovo - con certi temi...
La trovo nella certezza di fare qualcosa di inevitabile, nel fatto che considero quasi il mio compito prendere le cose che tu cerchi di non vedere e riportarle, grazie alla musica, davanti ai tuoi occhi. Non riesco a fare a meno di scrivere di queste cose, è un’esigenza spirituale, forse, ma non riesco davvero a vivere senza cercare di dare una risposta a queste domande, che poi sono domande sull’uomo. In questo ho lo stesso accanimento che avevano - in tutt’altre vicende - i santi.

Eppure a 55 anni dovresti aver mollato un po’...e invece arrivi adesso a realizzare album così compiuti!
Be’, di sicuro ho avuto i miei momenti di scazzo e le mie depressioni... in altri momenti bevevo troppo per poter vedere le cose migliori cui dedicare una canzone...e forse in parte è dipeso anche dalle persone che avevo intorno dalle quali non ricevevo gli stimoli giusti. Adesso mi ritrovo a 55 anni con la stessa voglia intatta di fare musica, entro nello studio di registrazione con una confusione in testa che a poco a poco si trasforma in innamoramento e fa nascere le canzoni.

Quando parli di persone che ti ispirano a chi ti riferisci?
Una grande responsabilità, in senso positivo, ce l’ha mia moglie, gli amici che frequento quasi ogni sera, Mauro Paoluzzi che ha lavorato con me al disco e che ci ha messo tutto se stesso Tante persone...e poi gli incontri importanti, quelli che ti fanno vedere la vita con altri occhi, come ha fatto Alda Merini...

Sei arrivato qui con la classe cui insegni lettere: quanto sono importanti loro per mantenere intatto il tuo spirito e il tuo entusiasmo?
Moltissimo. Anche se non parlo mai di questo mio lavoro - il cantautore - in classe, sono convinto di aver avuto da molti di loro una sorta di flusso, di linfa che mi è rimasta dentro al loro passare. E sono contento quando alcuni tornano a trovarmi e posso guardarli nuovamente negli occhi. Da parte mia non ho quasi mai scritto per i ragazzi, il titolo di questo disco è un’eccezione, ma credo che comunque il rapporto con loro sia molto importante per mantenere una certa freschezza. In fondo anche molte canzoni che ho scritto e che non hanno i ragazzi al centro dell’argomento, potrebbero essere state scritte anche per loro.

Qual è la storia dietro "Sogna ragazzo sogna"?
La storia è quella di un bambino svedese del ‘600, che nasce a Malmoe e, a un certo punto della propria infanzia scopre i Commedianti dell’Arte, e vorrebbe seguirli. Sua madre lo trattiene, dicendogli che lui è un bambino e deve pensare alla realtà. Vent’anni dopo, quando li incontra nuovamente, vorrebbe nuovamente partire con loro, ma questa volta è lui stesso a dire di no: ha una famiglia, una moglie, e troppo forte sarebbe la divisione da operare nella propria vita reale per stare dietro al sogno. La terza volta che li incontra ormai è un vecchio e non ha più alcun contratto nei confronti della vita: non ha più nessuno e così, finalmente, può partire con i Commedianti. Questo non significa che i sogni si realizzano soltanto da vecchi, ma anzi al contrario, che il sogno si realizza a qualsiasi età, e deve essere il complemento della realtà. Credo che alla fine la vita sia un gioco di equilibrio, come si vede sulla copertina del disco, in cui un bambino è in equilibrio su una palla: l’equilibrio sta nel riuscire a vivere il sogno e la realtà senza mai confondere i piani. Questo vale in primo luogo per me, che sono stanco di essere considerato un artista e basta, di vivere soltanto di estasi artistica, quindi del suo sogno: credo che la vita vera sia anche un’altra, fatta di rapporti, di figli, di banalità, di noia e di tante piccole cose concrete che con il passare del tempo sono le cose cui mi attacco di più.

È un atteggiamento che si rispecchia nei testi...
Sì, certo. Tutta quella mania ermetica è andata via, "Sogna ragazzo sogna" è un disco leggibilissimo. Le canzoni hanno un andamento molto teatrale, quasi esplicativo, sono accessibili a tutti. Credo che uno dei limiti che ha la poesia è il suo cadere dall’alto, laddove la canzone è per sua stessa struttura un insieme di parole e musica che tendono a comunicare con molta semplicità.

Il tuo precedente lavoro, "Il bandolero stanco", rispetto a questo sembra quasi un disco in bianco e nero...
Sì, è vero, hai ragione, credo che "Sogna ragazzo sogna" sia proprio un disco a colori..."Il bandolero..." era un album di fine millennio, un momento in cui, con un fare anche un po’ disincantato, tiravo i remi in barca e mi concedevo un momento di disillusione stanchezza. Questo nuovo lavoro è invece una nuova partenza, e concentra in sé momenti bellissimi, vissuti con la mia compagna, con i miei ragazzi, accanto a incontri importanti, come quello con Alda Merini.

Cosa ti ha colpito di lei, al punto da dedicarle una canzone?
Il suo essere un poeta vero, che si fa leggere ed è chiaro, non parla tra le righe. Perché dalle sue parole si sprigiona un grande amore per la vita vera, quella fisica, che conquista di per sé. Alda è una persona appassionata delle cose fisiche, che non ha altra scelta se non vivere fino in fondo la vita. È quello che ritrovo in questo mio disco, così pieno di ricordi vivi, di amore straordinario per l’esistenza, di un’apertura totale agli altri. Alda Merini è un personaggio straordinario, che fa subito quello che pensa, una persona che usa le parole per quello che sono. E allora le ho scritto questa canzone che canto facendo la sua parte, e la canto da dentro un manicomio, uno di quelli in cui la hanno rinchiusa per ben due volte, una a Milano e una a Taranto. Nella canzone di cita Titano, che è un barbone di Milano che lei aveva preso in casa e curato per un po’, prima che lui morisse.

Parliamo anche di vita privata: come nasce "Alamo"?
"Alamo" è la rappresentazione della mia casa in campagna, in cui io e mia moglie vivevamo agli inizi della nostra storia, senza figli, chiusi come in una fortezza, Forte Alamo, appunto. Adesso, a tanti anni di distanza, entrambi giriamo il mondo, soprattutto lei, che ha iniziato a lavorare moltissimo, e allora mi è venuto da ripensare con nostalgia a quella situazione, in cui si viveva l’uno per l’altro, con un’intimità e una sintonia veramente incredibili. Così, nella canzone lei va via con un uomo che mi somiglia, che è un modo per dire che il mio vero io, ancora oggi, è rimasto ad Alamo.

Insomma, la donna a casa come in "Voglio una donna"... Eh sì, il tema è sempre lo stesso, mi rendo conto...d’altra parte il fanciullino che è il me la pensa così, e non è uno cui puoi far cambiare idea, anche se sei di sinistra....

"Sogna ragazzo sogna" parla di riuscire a stare in equilibrio tra sogno e realtà: pensi di esserci riuscito e che valore hanno i sogni per i più giovani?
La capacità di accoppiare sogno e realtà è molto difficile e credo si acquisisca con l’età. Parlare di giovani, poi, mi sembra addirittura anacronistico: chi sa cosa sono i giovani oggi? Comunque per i ragazzi il sogno è un rimedio, perché li aiuta a superare alcune fasi difficili della loro crescita e alcune realtà nelle quali non sempre si ritrovano. Per un adulto, invece, credo che il sogno debba essere il compendio della realtà; bisogna avere un grande rispetto per la realtà e avere il coraggio di affrontarla. E spesso questo coraggio si trova dentro ai propri sogni.

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