Durante un’intervista a un collega inglese dall’aria depressa, Shirley Manson, per rincuorarlo ha aperto la camicetta e gli ha mostrato il seno dicendo: "Sono carine, non è vero? Piccole ma ben fatte". L’inviato di Rockol tenta di mostrarsi altrettanto malinconico, ma le sue bieche mire vengono (giustamente) frustrate, tanto più che la cantante dei Garbage (sposata, detto per inciso) tiene una lezione sul sessismo nel rock. Peraltro, ha un caratterino da rossa scozzese che è esattamente quello che ci si poteva attendere dai suoi testi, aggressivi e contorti. Un primo tentativo di ingraziarsela accennando alla sua canzone "I’m only happy when it rains" è massacrato senza pietà.

Oggi piove. Sarai contenta...
"Ho ho ho...sai quante volte l’ho sentita?"

Qual è la cosa più stupida che ti hanno detto in un’intervista o che hanno scritto di te?
"Un giornale ha scritto che sono una ex prostituta tossicodipendente. Carino".

Beh, una front woman attira sempre il triplo delle insinuazioni rispetto a un cantante maschio.
"Fai anche il sestuplo. E pensare che cerco di non andare ai parties delle celebrità e di non frequentare tutti quegli ambienti che finiscono con l’avvelenare i musicisti".

Come ti senti addosso il marchio di sex symbol?
"Non mi sono mai sentita particolarmente attraente, casomai il contrario, non mi piacevo e tuttora non mi piaccio. Ma come dicevamo prima, qualsiasi donna in qualsiasi band ha addosso una certa attenzione. Ora Rolling Stone se ne è uscito con questa idea del rock al femminile, ma non è niente di nuovo. Tina Turner, Chrissie Hynde, Debbie Harry, cantavano quando io ero piccola. Onestamente non posso prendere sul serio una cosa del genere, anche se ci sono cantanti che lo fanno. Preferisco mettere su una sorta di scudo, rispetto a questa e a tutte le altre cose che dicono di me".

Però è una delle cose che ti procurano dei fans, insieme ai tuoi testi. Come ci si sente a incontrare persone che ti ringraziano per le emozioni che hai suscitato in loro?
"Ecco, questo è assolutamente bizzarro e anche molto bello. Anche perché all’inizio pensavamo che nessuno avrebbe comprato i nostri dischi e nessuno sarebbe venuto ai nostri concerti... Ma in ogni caso direi che chiunque fa musica desidera lanciare un piccolo messaggio, sperando che qualcuno là fuori lo raccolga. So che non sembra vero se si pensa che gran parte di questo lavoro è fatta in serie, ripetendosi nelle interviste e nei concerti e facendo video per una cosa che hai fissato su disco una volta sola per tutte. Ma sono convinta che si fa musica e si ascolta musica per scoprire che non si è soli".

I testi delle tue canzoni sono cambiati, rispetto al primo disco? Hai un approccio diverso?
"Hmm, forse sì. Diciamo che nel primo disco ho messo tutto quello che sentivo, nel secondo ho provato a dare qualche risposta più elaborata. In molte delle canzoni si parla delle difficoltà della vita, e in alcune dico che comunque bisogna sopravviverci".

Hai preso spunto da un libro, per un titolo...
"Sì, per "The trick is to keep breathing" ho preso a prestito il titolo da un libro di Janice Galloway. Lei è scozzese, come me. A proposito, mi scuso per il mio accento".

Beh, io mi scuso per il mio. Cos’altro hai preso in prestito?
"Abbiamo preso a prestito e in certi casi apertamente rubato da tutte le zone della musica e da tutti i periodi. Anni ’80, ’70, ’60, e 90: pop, techno, drum’n’base, rock".

Ci sono due citazioni particolarmente interessanti: quella dai Beach Boys...
"Mi piace tutta la pop music, non è che volessi recuperare in particolare i Beach Boys perché sono i Beach Boys, per metterci un po’ di California. Mi piaceva il particolare sapore di quella frase, "Don’t worry baby", detta in quel modo, nel contesto di "Push it". Abbiamo mandato il nastro a Brian Wilson, pare che lo abbia trovato interessante. Ne sono onorata. Ovviamente non giochiamo nella stessa lega, però ho sempre pensato che i Beatles fecero "Sgt Pepper" quando sentirono "Pet Sounds", con quel grande lavoro che Wilson aveva fatto con i nastri e i rumori".

E poi i Pretenders.
"Sì, ho usato una frase da "The talk of the town". Abbiamo telefonato a Chrissie Hynde e chiesto se le andava bene, e lei ha detto: come no, fate pure. E noi: ci puoi scrivere una lettera di autorizzazione a usare il tuo testo? E lei: ma no, vi dico di non preoccuparvi. Abbiamo insistito: guarda, Chrissie, non è che non ci fidiamo di te, ma preferiremmo... E lei: ho capito. Dopo dieci minuti ci arriva un fax su cui è scritto: "Io, Chrissie Hynde, autorizzo la band Garbage a fare utilizzo di campionamenti delle mie liriche, delle mie canzoni, e in effetti anche del mio culo". E’ stata molto gentile, il fatto è che per i campionamenti eccetera bisogna stare attenti a un sacco di inghippi per mettere a punto una cosa che poi tra le persone risulta facile da fare".

Con tante diavolerie elettroniche, come farete a suonare i pezzi del disco dal vivo?
"Imbrogliando... Butch e gli altri terranno i samplers vicino agli strumenti tradizionali. Gli verrà un bel mal di testa. Beh, anche se non riusciamo a riproporre tutto per filo e per segno, l’importante è che l’essenza delle canzoni venga rispettata".

Come mai avete intitolato il vostro secondo disco "Version 2.0?" Tra l’altro fa venire in mente "Ok computer" dei Radiohead.
"Inutile negare che il computer ci serve parecchio mentre componiamo e incidiamo. Io in particolare durante il primo tour ero ossessionata dal computer. Mi sono portata dietro un portatile, e mentre cambiavo città e camera d’albergo ogni sera era il mio unico amico.

E’ strano pensare che il titolo dei Radiohead sia simile, naturalmente non c’era niente di intenzionale da parte nostra. Forse è semplicemente successo che diverse persone si sono trovate a convergere su idee simili su come sta andando il mondo. Oltre al titolo, mi è capitato, intanto che stavo preparando i testi per il nuovo disco, di sentire alla radio i Radiohead. A un certo punto ho sento parole che sembravano proprio le mie, "Keep breathing" eccetera. Ero lì che ascoltavo e dicevo: "Vaffanculo, vaffanculo! Cosa penserà la gente?..."

Il disco dei Radiohead è stato molto elogiato dalla critica e ha preso un sacco di premi. Ho letto che ti sei molto arrabbiata perché voi non avete vinto i Grammies. Pensi che davvero siano importanti?
"Mi sono molto pentita di aver detto quella cosa... In realtà penso che i premi non siano per nulla importanti e che l’arte non dovrebbe prevedere vincenti e perdenti. Nessuno si ricorda chi ha vinto i premi gli MTV Awards e i Grammies dell’anno scorso. Però la tv gonfia queste cose perché è il loro modo di stabilire le cose nella musica. Quando ho rilasciato quell’intervista, quello che volevo dire era che non mi piace essere invitata e poi vedere gli altri che portano a casa tutto. Ti assicuro che se mai ti capiterà una cosa simile ti gireranno un bel po’ le palle".

Chi pensi che stia facendo il mainstream rock di questo periodo?
"I Prodigy. In questo momento tutti vogliono capire cosa fanno i Prodigy come negli anni ’70 volevano capire Johnny Rotten".

Cosa ti ha convinto a fare la cantante?
"In realtà non volevo fare la musicista. Le lezioni di piano e di violino mi riuscivano insopportabili, per cui pensavo che non sarebbe successo. Ma è andata così. Comunque ricordo che la prima a colpirmi in modo particolare fu proprio Chrissie Hynde. Ricordo ancora la prima volta che la vidi a "Top of the Pops", mentre cantava, suonava la chitarra e guidava una band, ed era una come potevo essere io, come poteva essere una donna e non una star".

Chi ascolti oggi?
"Bjork, PJ Harvey, Fiona Apple, Tori Amos".

Cosa ti aspetti dai prossimi cinque anni?
"Non puoi fare progetti in questo business. Il disastro è sempre dietro l’angolo. Penso solo che eviteremo di pensare a cosa si aspetta da noi la gente e di inseguire il successo".

Si è molto parlato dei Garbage come di una band costruita a tavolino.
"Sì, l’ho letto. Ma in effetti metà dei gruppi nasce in questo modo, e quasi tutti i gruppi dopo il terzo disco sono formati da gente che non si sopporta o sta assieme per convenienza, oppure cominciano ad esserci cambiamenti nella line-up. Noi stiamo diventando sempre di più una band. A questo nuovo disco abbiamo lavorato con maggiore fiducia in noi stessi, e io sentivo la fiducia degli altri in me. Ok, facciamo un sacco di "taglia e cuci" musicale, ma garantisco che siamo una band".

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