Articolo 31

"Nessuno", il nuovo album del duo originario dell’hinterland milanese, raddoppia le dosi di alcuni ingredienti rispetto a "Così com’è". Maggiore ironica leggerezza in alcuni brani (su tutti "La fidanzata" e "Davanti alla tv"), e una maggiore dose di veleno altrove. Ma come confermano in questa intervista DJ Jad e J.Ax, l’album targato 1998 degli Articolo 31 non rappresenta un cambiamento di strada rispetto a "Così com’è". E del resto, quando uno si sente sulla strada giusta, perché dovrebbe cambiare?

Spiega J.Ax: "Un disco più introspettivo e più positivo nello stesso tempo, ma non un "disco della maturazione", come vogliono farci dire a tutti i costi. Certe posizioni possono sembrare diverse. Ma più che maturati o cambiati, ci sentiamo di aver continuato sulla nostra strada, sulla quale non ci sentiamo arrivati. Anche perché la meta non era diventare famosi, era esprimerci. Siamo sempre noi, sia quando andiamo in pizzeria con gli amici del quartiere, che quando ci troviamo a Palazzo Chigi a parlare della legge sulla musica".

DJ Jad: "Oh, sì: bla, bla, bla...".

Oggi non siete più un gruppo hip hop: siete IL gruppo hip hop. Quando sentite gli altri italiani, cosa pensate? Vi è capitato di sentirvi tirati in ballo dai tanti, troppi pezzi che accusano non si sa chi - ma presumo che ogni tanto il bersaglio siate voi - di fare "finto hip hop"?

J.Ax: "Guarda, la cosa non mi è mai interessata. Poi, se vogliamo, una polemica viene sempre fatta dal basso verso l’alto... Per me il rap deve lasciarti qualcosa, comunicare. Se invece di essere una critica costruttiva diventa questione personale tra te e un’altra persona non mi interessa. L’odio non porta mai da nessuna parte. A volte invece qualcuno lo fa per scherzo, e punta il dito. Ma chi sono costoro per puntare il dito? E poi sono così convinti che faccia bene all’hip hop mandare a cagare la gente?"

DJ Jad: "Comunque la scena è cresciuta. E non solo nell’hip hop, la musica in Italia sta cambiando, ci sono nuovi gruppi, e sta scomparendo la tipica canzoncina italiana del cazzo. Io l’hip hop lo seguo dall’inizio, negli anni ’80 mi trovavo con gli altri a ballare davanti a Burger One in Corso Vittorio Emanuele, a Milano. Oggi è un genere universale, come il rock. E allora sta bene campionare cose americane, ma le radici restano italiane, non afroamericane o biancoamericane. Il nostro hip-hop ha un retrogusto italiano, lo dice anche il marchio Spaghetti Funk, che vuole essere un po’ come gli Spaghetti Western di Sergio Leone, che portava elementi della cultura italiana e la musica di Morricone nello scenario del West. Noi portiamo avanti noi stessi, con le parole ma anche con i campionamenti".

J. Ax: "Una caratteristica fondamentale dell’hip hop è essere veri. Non possiamo essere veri facendo "yo!", traducendo parole americane per fare gergo, o adottando i gesti degli americani".

E allora, dopo Rino Gaetano, Natalino Otto.

DJ Jad: "Esattamente. Non lo abbiamo fatto perché la gente in macchina possa dire: "Ah, questa canzoncina la conosco, che bello che l’hanno ripresa", e diventa il tormentone dell’estate. "La fidanzata" nasce in realtà da un mio tormentone personale a J.Ax: "Ti ci vuol la fidanzata". Quando ho scoperto il pezzo di Natalino Otto è sembrato che tutti i pezzi andassero al loro posto, anche perché lui è sempre stato controcorrente con il suo swing. Era uno che andava sulla sua strada. E in questo mi sento come lui. Io vado per la mia strada. Quando giravamo coi nostri demo ci dicevano: "Questa musica non andrà mai, suonate questo, invece". "State scherzando?", gli rispondevo io. Ho fatto un sacco di mestieri, ho fatto l’operaio, e non mi vendo proprio quando si parla di musica, che è la cosa che mi sta a cuore".

Beh, ti rispetto per questo, ma come diceva Morandi, "Uno su mille ce la fa".

DJ Jad: "E guarda caso questo è uno dei campionamenti che abbiamo scelto".

Davvero? Non lo sapevo, non ho ancora fatto a tempo ad ascoltare il disco! Beh, questa è vera "Synchronicity".

DJ Jad: "Sì, Morandi ha cantato con noi la sua vecchia canzone. E’ uno che non se la mena, tranquillissimo. Chiedeva consigli a noi, figurati. Comunque, è vero: uno su mille ce la fa. E allora quell’uno deve rappresentare anche gli altri 999 che non ce la fanno".

Ma come mai chi ce la fa si sente "Nessuno"?

J.Ax: "Scrivendo i testi mi sono fermato a pensare a tutto quel che faccio, e al successo che ho avuto. E mi sono chiesto: "Chi sono?" La risposta che mi è venuta è: "Nessuno". Io vengo da una generazione presa per il culo dal finto boom economico degli anni ’80. Quando ero ragazzino l’importante era permettersi le Timberland, pensare in grande stile. Alla fine mi sono ritrovato con in mano un diploma che non vale niente, a scegliere se andare in fabbrica o campare di lavoretti. Ho voluto rappresentare i nessuno che devono cercare dentro di sé il modo di essere felici con se stessi, cosa che io ho ottenuto solo adesso e non ha nulla a che fare con il successo. Trovare il proprio ruolo".

L’Europa unita, la globalizzazione, internet: nel mondo dove tutti vengono uniti in tanti modi la sensazione di essere "Nessuno" è accentuata?

J.Ax: "L’Europa è un primo passo, ma per ora è solo una serie di confini più grandi. Non dovrebbero esistere confini, i confini significano guerra. La politica comunque mi ha disilluso; è utopia mettersi lì e cercare di risolvere in senso politico. Come fa uno che non è un leader a influenzare la vita del mondo? Credo che l’unica via sia quella di sistemare il proprio pezzettino di mondo per renderlo migliore. L’unione di tanti piccoli mondi migliori dovrebbe dare un grande mondo migliore. Dal momento che tutto quello che ti gira intorno cambia sempre più velocemente, bisogna rimanere il più saldi possibile. Per quanto mi riguarda, ho visto molte cose cambiare aspetto quando sono diventato famoso. Ma poi capisci che l’importante è essere saldo da prima, rimanere ben vicini alle radici. Solo le radici ti permettono di crescere e diventare più forte e alto".

DJ Jad: "C’è troppo di tutto. E non ti gusti le cose come quando apprezzavi le piccole cazzate: il cappellino americano, il motorino truccato. Questo troppo di tutto sta mettendo in pericolo il rispetto, l’amicizia, i valori veri".

(intervistatore e intervistato si abbandonano a una digressione sui motorini della loro trascorsa gioventù - omessa)

Cosa vi fa arrabbiare?

J. Ax: "Quando lavori nella musica impari a corazzarti contro le cazzate che senti dire e leggi sui giornali. Un autorevole quotidiano ha capito "...un errore fidanzare Nek" invece che "fidanzare me" e ci ha ricamato un po’ su. Poi ci sono quelli che ci paragonano a Jovanotti. Forse non ascoltano i dischi".

DJ Jad: "Ci sono tanti luoghi comuni. Uno di questi è: "I dischi non vendono più". Mai che vadano un po’ più a fondo, e spieghino che il pubblico è costretto ad essere più selettivo, ma ha ancora voglia di musica. Solo che ha meno soldi in tasca e i dischi costano parecchio".

C’è qualcosa in giro che ritenete preoccupante?

J.Ax: "La Lega. La sottovalutano e prendono in giro, ma il razzismo e la lotta all’integrazione sono forti. Quanto alla globalizzazione, il nuovo ordine economico mondiale non passa attraverso un processo di pace. Ci attende un grande caos. Quando qualsiasi sistema cambia stato, ad esempio quando si passa dallo stato gassoso a quello liquido, attraversa uno sconvolgimento, un’instabilità. E il nostro sistema è così incasinato che necessità di uno sconvolgimento assurdo prima di cambiare".

Se non altro, probabilmente Ambra non diventerà Presidente.

J.Ax: "Eh, mi sa che le ho tirato una gufata".

Come vedi i ragazzi di 16-18 anni, la generazione che ha decretato il vostro successo?

DJ Jad: "Non sono del tutto sicuro che abbiamo un pubblico "giovane". L’altro giorno alla radio ci ha chiamato una mamma di 35 anni che ci ha spiegato che lei e suo marito ci hanno scoperti grazie alla figlia 15enne. E dopo tutto anch’io ho 31 anni, e penso che in certe nostre cose non si identifichino solo i giovanissimi".

J.Ax: "I ragazzi sono una categoria che non esiste. C’è di tutto: ci sono i ragazzi delle province ricche che combinano casini assurdi, si drogano, e ammazzerebbero i genitori per denaro. Poi c’è il disagio delle periferie dove non c’è un cazzo e succedono i casini, e l’unica risposta è la repressione. Poi ci sono quelli che io chiamo gli "aristofreak", figli dell’alta borghesia che stanno negli ambienti underground, fanno finta di essere poveri, e quando si romperanno le palle di essere poveri torneranno a fare i ricchi. Una cosa del genere la si vede in "Ovosodo", che insieme a "La vita è bella" è una delle pietre miliari del cinema italiano, che per il resto fa schifo: i giovani registi e attori, tranne poche eccezioni sono degli incapaci. Virzì invece è un grande".

Vi capita di pensare che forse il vostro poster è appeso di fianco a quello di Leonardo Di Caprio o dei Backstreet Boys?

J.Ax: "Se capita, vuol dire che tocca a noi portare qualche contenuto nello stereo della ragazza che li appende. Del resto uno abituato a mangiare nel fast-food ha bisogno di essere portato ad apprezzare la cucina casereccia. Che poi non è neanche del tutto giusto, perché se una ragazza sente i Backstreet Boys e la fanno sentire bene, che diritto abbiamo noi di farle menate. Speriamo che poi trovi qualcos’altro di meglio, e magari scopra i Police".

Vi piacerebbe scrivere un libro?

J.Ax: "Già fatto. Esce a ottobre, si chiama "I pensieri di nessuno". Racconti, fatti miei, pensieri. Non sono uno scrittore. L’ho fatto perché c’erano cose che meritavano una piccola riflessione in più di fianco all’immediatezza del rap.

DJ Jad: "Mi piacerebbe fare un film. E in realtà c’è un progetto che ci sta a cuore, una storia che ci è capitata che mi piacerebbe veder sviluppata. Vedremo".

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