La radio manda "Brimful of Asha" dei Cornershop. Brian Futter, chitarrista dei Catherine Wheel si lascia sfuggire un debole sorriso, poi non resiste, e si sovrappone al ritornello martellante del gruppo indo-inglese insinuando lipotesi di un piccolo, piccolo plagio: "Sweet Jane...".
I Catherine Wheel ne hanno viste tante in questi otto anni. Hanno perso (volontariamente) il treno del brit-pop trasferendosi in America in quanto nauseati dal panorama casalingo. Hanno avuto come supporter i Radiohead e i Verve. Alluscita del quinto album "Adam and Eve", qualcuno li indica come "i nuovi Radiohead". Secondo il cantante e leader del gruppo Rob Dickinson non è un grosso progresso rispetto a quando lo indicavano come "il fratello di Bruce Dickinson degli Iron Maiden".
"Il fatto è che abbiamo cominciato molto prima di Radiohead e Verve. Loro ci hanno fatto da supporters, prima di avere il veloce successo che hanno avuto. Quindi può darsi che siamo stati noi ad influenzarli in modo positivo" - spiega Dickinson.
"Dire che a noi non interessa il successo sarebbe troppo. Ma forse non abbiamo neanche troppa fretta" - fa spallucce Futter.
Però avete avuto un certo successo in America, è lì che si è sentito parlare di voi. Qual è la differenza tra USA e UK?
Dickinson: "Di macroscopico cè che lAmerica è talmente vasta che non puoi diventare di moda con tre apparizioni tv e due interviste ai giornali. La musica arriva prima del "personaggio". In Inghilterra un gruppo come il nostro rischiava di essere buttato nel mucchio con letichetta "brit pop". Allora ce ne siamo andati in America. La Gran Bretagna è schiava delle "correnti", delle mode. Interessa solo ciò che è fresco e carico di novità. Il che è splendido quando sei un esordiente, perché trovi facilmente chi ti spinge a fare un disco, chi è disposto a mandare il tuo disco per radio e chi ti ascolta con curiosità. Ma vai a vedere quanti gruppi arrivano al quarto disco".
E lAmerica come vi ha influenzati?
Dickinson: "In nessun modo particolare, questo è importante. Potevamo fare quello che volevamo. Ricordo ancora quando abbiamo sentito i Bush per la prima volta e abbiamo pensato: "Da noi, nessuno vorrebbe un gruppo simile". Eravamo liberi di essere quello che volevamo, avevamo il tempo di cercare unispirazione, e non un look, una corrente, un "sound" alla moda nelle charts".
Futter: "Molta gente cerca di capire se il nostro modo di comporre è influenzato dallaver sviluppato il nostro sound negli USA. Ma è proprio il contrario: non subivamo influenze e quindi eravamo liberi di essere noi stessi. E dopo 7 anni ci piacerebbe pensare di esserci riusciti".
Una cosa in "Adam and Eve" colpisce subito: molte bands sembrano voler scoccare le loro frecce in ogni singolo pezzo, così che spesso gli album sembrano tutti uguali. I brani iniziali del vostro ultimo album invece sembrano dire: "non abbiate fretta, e vedrete cosa sappiamo fare". La sequenza iniziale, in particolare, ricorda il modo di fare album che cera nei seventies. Vi siete ispirati a qualche gruppo, per questo?
Futter: "Beh, volendo posso dirti che ho ascoltato un mucchio di Led Zeppelin nel tentativo di diventare un chitarrista, ma non mi pare di averli copiati".
Dickinson: "No, aspetta, ho capito cosa intendi, è proprio una delle cose che ci stavano più a cuore. Sono convinto che i dischi che rimangono più impressi non sono una raccolta di canzoni, ma tentativi di opere organiche. Ultimamente la gente ama le bands, ma una volta si amavano i dischi, come "Harvest" di Neil Young, "Animals" dei Pink Floyd, "Various Positions" di Leonard Cohen. Dischi che si potevano ascoltare dallinizio alla fine, e non due canzoni per volta".
Ecco, era quello che intendevo.
Dickinson: "I Talk Talk facevano dischi del genere quando io ero ragazzo. Dischi che puoi mettere su intanto che leggi un giornale o un libro. Poi, dun tratto scopri che il fottuto disco è finito e ti è scivolato piacevolmente nella testa, lhai assorbito senza danni. Non riesco a fare il nome di un disco rock degli ultimi dieci anni che abbia la stessa caratteristica. Ci sono canzoni interessanti e gruppi che suonano in modo notevole, ma quando compri il disco ti trovi di fronte a una raccolta di canzoni oppure a sfoggi di bravura un po soffocanti".
Ma le charts ci sono sempre state, e i Beatles o i Pink Floyd andavano in quelle dei singoli ma mettevano anche grande impegno negli album. Secondo voi gli album non hanno più lo stesso valore?
Dickinson: "Una cosa di cui pochi si sono accorti, è che il cd ha cambiato il modo di ascoltare la musica. Un compact disc contiene 72 minuti di musica. Una volta era un disco doppio. E i dischi doppi sono sempre stati un impegno importante, pochi artisti si arrischiavano a farli - e non solo perché costavano di più e vendevano meno. I vecchi LP avevano uno schema architettonico. Il CD ha cambiato larte di fare un album. Oggi se hai 20 canzoni, puoi farcele stare tutte".
Ed è difficile fare un "concept album" con tante canzoni.
Dickinson: "Il Long Playing aveva limiti di tempo e di struttura - le due facciate. Limiti che bisognava sfruttare a proprio vantaggio. Così si sceglievano le canzoni migliori e le si collocava nella tracklist in modo strategico. Si teneva conto anche dei picchi nelle emozioni dellascoltatore: le due facciate iniziavano e finivano in modo significativo, mentre i pezzi interlocutori erano messi tra un brano forte e laltro. In "Adam and Eve" non volevamo suonare antiquati ma riprendere questo metodo di lavoro. Ecco perché probabilmente suona più organico".
E con questa idea in mente che avete chiamato Bob Ezrin, il produttore di "Berlin" e "The Wall"?
Dickinson: "In realtà no. E amico del nostro manager e ha detto che gli sarebbe piaciuto lavorare con noi. Noi nel frattempo avevamo pensato a Garth (Skunk Anansie) e a Tim-Friese Greene dei Talk Talk, che aveva già prodotto il nostro primo disco. Alla fine, è successa la cosa migliore: li abbiamo avuti tutti in una volta".
Ma "Adam and Eve" è un concept-album?
Dickinson: "No, anche se puoi trovarci un filo conduttore, che poi il titolo rafforza. Adam ed Eva significa amore, tentazione, dualismo, il paradiso perduto. Ci sono varie letture di questi sentimenti, da quella romantica e passionale a quella più easy. Ho cercato di parlare di tutte le cose che lamore mi fa venire in mente, come ad esempio la mamma della tua fidanzata".
Sarebbe a dire?
Dickinson: "Quando un amore finisce, difficilmente vedrai ancora la mamma della tua fidanzata anche se magari avevi un bel rapporto con lei. E sintomatico di come nella nostra vita ci sia gente che entra ed esce senza preavviso. Nella nostra vita ci sono spettri, che in realtà sono persone vivissime, ma sono spettri. Fantasmi del passato".
E chi sono i "Fat controllers" che dànno il titolo a una canzone?
Dickinson: "Ecco, questa decisamente non parla damore".
Futter: "Sono i grassi controllori del business musicale. Parla del cinismo di chi lavora nella musica, e cerca di controllare le emozioni del pubblico. Sono le nostre impressioni di sette anni nel rocknroll business. Le nostro aspirazioni a confronto con quelle dei fat controllers".
Avete difficoltà a pensare in termini di singoli?
Futter: "Bisogna farlo. Passiamo il tempo a fare musica importante per noi, e il singolo è sempre stato il mezzo classico per raggiungere la maggior parte di persone possibili, in modo che si interessino alla musica che fai. E quindi devi cercare di essere più creativo possibile, con la musica e con il video. Non significa fare dei compromessi, ma piuttosto cercare di raggiungere nel modo migliore gente che potrebbe essere contenta di ascoltare la tua musica. Non ci interessa fare una musica mainstream, ma sicuramente ci interessa che la nostra musica sia accessibile".
Dopo tanto parlare di "fat controllers" e dei condizionamenti odierni, la butto lì: il rock è ancora vivo?
Dickinson: "Il rock è ancora vivo. Il rock interessante fa un po di fatica".
Quando il rock è "interessante"?
Dickinson: "Quando esprimi te stesso. Quando capisci che la persona che stai ascoltando sta suonando qualcosa che è parte di lei".