Rockol a colloquio con il Rolling Stone in veste solista: la prima parte dell'intervista...

“Chiedo scusa per l’attesa, purtroppo non ce l’ho fatta a evitare il ritardo”. Stavi completando un’altra intervista? “Macchè, ero a pranzo! (ride). Sono un tipo molto all’antica”.
E così, disarmante almeno quanto sa essere sarcastico, Mick Jagger stempera in un secondo la tensione dei cronisti seduti attorno a un tavolo di una suite del lussuoso Landmark Hotel di Londra. Pimpante, energetico come quando macina chilometri su un palco, sorridente e disponibile, Mick si rivela il perfetto responsabile P.R. di se stesso, ironizzando sui divieti che una severa addetta stampa ci aveva più volte ribadito (“niente domande personali, parlerà solo del nuovo album”) seguendo, presumibilmente, le istruzioni della stessa rockstar… Lo showman che poche settimane fa faceva il suo ingresso al “Concert For New York City” sfoderando un ghigno satanico e ostentando in anticipo grande sicumera per l’esibizione-killer che avrebbe riservato al pubblico del Madison Square Garden e di MTV, mentre il compare Keith Richards trasudava commozione, oggi è un signore affabile, che dimostra i suoi 58 anni e risponde ora timidamente, ora in modo straordinariamente pronto, a mezz’ora di domande assortite. Rockol riporta di seguito la trascrizione dell’esclusivo incontro a cui ha partecipato: oggi pubblichiamo la prima parte della lunga chiacherata, domenica 11 verrà pubblicata la seconda tranche.


Scherzi a parte, Mick: sei a colloquio con i media da tutto il giorno? Non sei annoiato di rispondere sempre a intervistatori?
No, oggi non sono stato tutto il giorno a fare interviste, ma ho incontrato la stampa nelle due ultime settimane, e il rischio è quello di dire sempre le stesse cose, dare le stesse risposte. E’ un problema, è vero, finisci con l’essere poco originale.

E’ trascorso molto tempo dal tuo ultimo album solista (“Wandering spirit”, 1993)…
… Eh sì, un bel pezzo…

In che modo hai scritto le canzoni questa volta? Le avevi accumulate?
Beh, io scrivo molto, sempre. A volte scrivo insieme a Keith (Richards), a volte da solo, e mi piace starmene da solo a scrivere. Ma non c’è un solo modo di scrivere canzoni, dipende… Ti capita di prendere in mano la chitarra per suonare qualcosa e… scrivi una canzone. Butti giù una melodia, annoti le parole su un pezzo di carta. E poi finisci per suonarla a qualcuno e gli chiedi: “Come ti pare? Credi che sarebbe meglio facendo così e così, invece…?”. E la cosa prende forma. Oppure può accadere che ti siedi insieme a qualcuno appositamente per scrivere, e provi a impostare una melodia insieme. Una delle canzoni che ho scritto con Lenny Kravitz, per esempio… Lui aveva scritto la sequenza degli accordi, ma non c’era ancora una melodia, c’era solo tutto questo rumore di chitarre; io, quindi, sono intervenuto a fornire la melodia e ho scritto il testo e, come vedi, in questo caso sono entrato a una fase già avanzata del processo. Insomma, c’è veramente una miriade di modi di scrivere canzoni. Non parlerei di un metodo per farlo, ma di un processo…

Ma ti senti più libero quando scrivi da solo?
Guarda, quando suoni con una band, ognuno finisce con lo stare al suo posto. Se ci pensi, è la stessa cosa che accade, ad esempio, in un giornale, dove ognuno partecipa con il suo ruolo, c’è chi scrive un articolo e chi lo edita. Quando proponi un nuovo pezzo a un gruppo, entri in studio e dici: “Ecco, questa è una nuova canzone”, e a quel punto ciascuno comincia a lavorarci e aggiungerci una parte. Insomma, ciascuno ha e manifesta la propria opinione. Quando sei solo, non è che la gente intorno a te non ne abbia, anzi, e le ascolti pure, ma sai che la parola finale poi spetta a te. Non esiste quella sorta di comitato che decide. E’ come se avessi un giornale che produci tutto da solo: anziché un giornalista, saresti il capo, l’editore…

Si dice che questo album sia molto aderente “all’idea originale”…
Ehm… Dove l’hai letto? Veramente, non so cosa significhi… E’ roba tratta dai comunicati stampa? Quella è tutta immondizia! Ma no, credo che si debba considerare la cosa diversamente. Quando cominci un progetto, questo sviluppa una vita propria. Nessuno vede l’inizio di una storia che diventa poi un libro, per esempio. Nel mio caso, arriva un momento in cui voglio che le canzoni che ho nella testa abbiano anche un suono. A livello concettuale, posso dire che stavolta ho desiderato che fossero molto dirette, che non fossero influenzate da un ipotetico dialogo tra me e il pubblico e credo che, alla fine, quell’obiettivo sia stato colto, so di avere realizzato ciò che originariamente volevo fare, mi pare che il disco centri effettivamente l’obiettivo. Sai, a volte capita di finire in tutt’altra direzione.

Un altro luogo comune su “Goddess in the doorway” riguarda il tuo “lato umano”…
(Scoppia a ridere) Ma che sorpresa!!! Sono un uomo e ho un lato umano! Che stupidata, e ancora date retta a certe cose…

Hai ragione ma, scherzi a parte, quello che può effettivamente sorprendere, stavolta, è quanto è potente questo aspetto nella tua musica, dopo decenni di espressioni e atteggiamenti molto diversi. Mi riferisco soprattutto alle canzoni d’amore…
Già, è vero. Ma vedi, forse significa solo che ultimamente ho avuto una vita sentimentale molto intensa. La verità è che a volte metti tutta l’energia possibile in un lavoro, e riesci a trasformarla come desideri, mentre altre volte no, nonostante le intenzioni e l’impegno. Penso che con questo CD la mia voglia e la mia energia vengano fuori in maniera molto evidente. Come tentavo di spiegare prima, anche se ci sono molte sovrapposizioni, orchestrazioni, chitarre… ho cercato di renderlo il più essenziale e diretto possibile attraverso il modo in cui canto, ho fatto in modo che la parte vocale colpisca con la sua energia. Perché questo succede a volte, mentre altre volte no? Ma proprio non lo so! Ci sono grandi artisti che sono così, come Bob Dylan o anche Macy Gray: entri in studio e lo fai. Perché sono migliori di altri? Impossibile dirlo.

Sembri molto più tranquillo e riflessivo che in passato, sul nuovo album. Forse oggi per te la normalità è la vera trasgressione?
Mmmh… E’ una buona intuizione (ride). Credo che ci penserò su. Chi ha detto che la vita domestica è la nemica dell’artista? Baudelaire, forse? Non so. Forse l’aspetto “rilassante” deriva dal fatto che ho registrato molte parti a casa mia e ho avvertito un’atmosfera molto più familiare che in studio (anche se poi ho trascorso del tempo anche in studio). Anche dal punto di vista tecnologico è stato inciso diversamente. Oggi puoi disporre di un piccolo “studio domestico” che puoi trasportare dove vuoi con un furgone. E allora ti viene un’idea e…pam! E’ ben diverso da dire: “Ho un’idea per una canzone, vado in studio a testarla”. Assomiglia un po’ a decidere di andare “on the road”. In sala di incisione sai che c’è gente che ti aspetta, che si sta spendendo molto denaro, e poi si accende la luce rossa… Ben altra cosa è stare rilassati nel tuo soggiorno o in una stanza d’albergo come questa, e suonare tranquilli. C’è un’espressione che usiamo, ed è “red light artists”: sono quegli artisti che fanno tutto perfettamente fino al momento in cui si accende la luce rossa in studio per realizzare la vera e propria incisione, e allora niente funziona più, suonano o cantano male. Insomma, credo che l’atmosfera di un disco dipenda molto dall’ambiente e dalle tecnologia che ne caratterizzano la registrazione. Ma c’era qualcos’altro che volevo dire… Ah, sulle canzoni romantiche. Ma io le ho sempre scritte. Ne ho scritte un sacco! Ho scritto canzoni dolci e canzoni aggressive, non è una novità…

Ma stavolta sono diverse, e sono di più.
Ah sì? Vediamo (legge i titoli dalla copertina del suo CD)… E’ vero (ride). Sì, però ci sono anche brani spirituali e un paio di canzoni arrabbiate e due “comedy-song”.

Suoni molto la chitarra su questo disco…
Sì, molto!

E questa è una differenza rispetto al solito…
Vedi, per me suonare la chitarra è un’estensione ritmica del modo in cui batto il tempo. Quello è il mio stile. Poi intervengono altri musicisti che ci suonano sopra, ma sulle registrazioni originali suono la chitarra solo io. Faccio in modo che gli altri musicisti aggiungano tocchi extra.

Sulla stampa si è detto che qualche pezzo del nuovo album è stato da te dedicato a qualcuno…
Non ci sono pezzi dedicati. Anti-dedicati, semmai! (ride) Avevo ideato qualche dedica, ma poi ho pensato: “Ehm, meglio di no…”.

Non pensavi a nessuno in particolare mentre scrivevi le canzoni?
Ma certo che sì, sono vivo, no? Questo non significa che poi non ci lavori un po’ su, che non le “arricchisca”. Uso la mia immaginazione, sono un artista.

C’è una canzone dedicata a tua moglie Jerry?
La mia “ex-moglie” Jerry, vorrai dire. Non dirò niente di tutto ciò. Non credo sia giusto per un artista svelare certi dettagli, bisogna lasciare tutto in sospeso.

“Goddess in the doorway” deriva dall’idea di questa donna mitologica, una specie di sogno. Puoi spiegare meglio di che si tratta?
E’ questo tipo di donna che si idealizza e su cui un uomo non riesce a mettere le mani. E’ irraggiungibile, è diversa da ciò che hai. E’ su un piedistallo, ma è un piedistallo che si sposta rapidamente. Non puoi averla. Mai.

Pensi di fare qualche concerto per promuovere questo disco, magari in Italia?
In Italia, eh? Ma che bella idea? E in quale città? No, scherzi a parte, il fatto è che, per una serie di motivi, sono stato decisamente in ritardo nell’ultimare e pubblicare questo disco. Ragioni politiche, la guerra, la casa discografica… Veramente non ho avuto il tempo di pensarci, ma ormai è difficile che trovi il tempo di farlo. So per certo che farò della televisione – concerti dal vivo dedicati a trasmissioni e apparizioni televisive – insieme a una band che mi seguirà nel prossimo mese (utilizzerò tre musicisti che hanno collaborato al disco e due musicisti che stanno a Los Angeles). Ma i concerti dal vivo… Sai, è un mucchio di lavoro, devi preventivare almeno tre-quattro mesi di impegno e non credo di poterlo fare, ho altri progetti per il prossimo anno.

(Giampiero Di Carlo)

Altre interviste

Elisa - Il sole splende sulla cantante: in occasione dell’uscita del nuovo album, 'Then comes the sun', Elisa ci racconta tutti i suoi segreti... (07/11/2001)

Walkabouts - Quattro chiacchiere con Chris Eckman e Carla Torgerson, menti dei Walkabouts
(05/11/2001)

Luca Carboni - Incontro con il cantautore bolognese in occasione dell’uscita del suo nuovo album, 'Lu*ca' (31/10/2001)

Boz Scaggs - Boz Scaggs ha raccontato a Rockol se stesso e il suo ultimo lavoro ‘Dig’, sospeso tra pop, blues e hip hop... (29/10/2001)

Negrita - Dopo il successo di vendite di 'Reset', per i Negrita arriva il difficile momento della riconferma (25/10/2001)

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.