Il sole splende sulla cantante: in occasione dell’uscita del nuovo album, 'Then comes the sun', Elisa ci racconta tutti i suoi segreti...

Elisa emana e trasmette una sensazione di calma pacificazione a chi le sta vicina. Lei, che a soli 23 anni è già al terzo album, non sembra curarsi troppo di ciò che le è successo in così poco tempo, e di tutti i volti noti – o meno – che le ruotano intorno. E, nonostante l’imponente presentazione del nuovo lavoro, “Then comes the sun”, sia allestita nella meravigliosa sala delle Otto Colonne a Palazzo Reale nell’ambito della mostra di Picasso, proprio davanti al Duomo di Milano, Elisa sorride quasi incosciente di ciò che oggi rappresenta per molte persone, e per i discografici della Sugar. Primi fra tutti, forse, proprio Caterina Caselli, che ha scoperto la voce potente della cantautrice di Monfalcone e che continua ad applaudirla senza sosta. Sul pianoforte dove si è esibita in quattro brani estratti dal nuovo lavoro, c’è un piccolo bouquet di roselline bianchissime, come i vestiti che indossa. Al centro, un mazzetto di peperoncini rossi. “Heaven out of hell” – il candore e l’irrequietezza – verrebbe da dire, parafrasando il titolo del primo singolo estratto da “Then comes the sun”. Un album dal titolo semplice ma significativo. Perché dopo ogni temporale, il sole torna ad illuminare il cielo…

Pensi di partecipare ancora a Sanremo?
Quest’anno non parteciperò a Sanremo. Le canzoni di questo nuovo disco che ho provato a tradurre in italiano erano solo un paio, ma mi dispiaceva doverlo fare. Mi piacerebbe, un giorno, partire direttamente dalla mia lingua madre per comporre un brano, senza passare per l’inglese, se mi sentirò di dire una cosa in italiano. C’è comunque qualche esperimento di questo tipo che mi soddisfa molto e credo che lo eseguirò dal vivo. C’è una canzone in questo disco, che è stata realizzata anche in versione italiana. Sarà una sorpresa.

Cosa c’è di diverso in questo disco, rispetto al passato, e cosa ti aspetti ora che è terminato?
Sono molto contenta di aver avuto la possibilità di lavorare nuovamente con Corrado Rustici in un ambiente dove mi sono trovata perfettamente a mio agio, San Francisco. Ormai per me è come una seconda casa. Comunque non ho particolari aspettative… diciamo che mi piacerebbe fare un tour mondiale invece che suonare soltanto in Italia. Però non mi aspetto nulla. Per ora sono solo felice dell’esperimento, per me riuscito, di questo album. Ero partita con l’idea di sperimentare, anche perché non avevo le idee chiare quando ho iniziato a lavorare. Invece questo si è rivelato il disco più veloce che io abbia mai fatto. Ci ho messo solo due mesi e mezzo. Sono soddisfatta, perché credo di essere riuscita a raccontare quello che volevo. Il disco è come una sorta di diario: le canzoni parlano di esperienze, di persone che conosco. Sono tutte esperienze dirette. Sono molto attaccata ai testi, perché sono tante riflessioni sulla mia vita, ma non solo. C’è anche quella delle persone intorno a me. Quasi tutte le canzoni sono dedicate a persone molto importanti. Il disco è quasi più “il loro”, che “il mio”…

Come gestisci il fatto di essere molto spesso lontana da casa?
In realtà gli amici e la gente alla quale sono legata sono sparsi un po’ in tutto il mondo. Per esempio un mio caro amico sta a San Francisco, poi ho qualcuno a Roma, Londra… i miei genitori sono in Friuli… così riesco a gestire la cosa abbastanza bene.

Qual è il significato del titolo del disco, “Then comes the sun”? Ha per caso qualche legame con “Here comes the sun” dei Beatles?
“Then comes the sun” non è un omaggio ai Beatles, anche se li amo. Il titolo del disco sta a significare “anche se tu non ci sei più, domani il sole arriverà, e sarà un altro giorno di vita. Comunque e sempre, qualsiasi cosa tu faccia, o non faccia”. E’ questo il messaggio del disco. C’è più leggerezza, anche nei testi, perché seguo questo pensiero. E’ molto fiducioso.

Il brano che hai realizzato in italiano era pensato per Sanremo? No. E’ semplicemente uno dei tanti esperimenti che ho fatto mentre ero in California, quando cercavo di tradurre alcuni brani. Però non sono stata contenta dei risultati, perché quella sorta di “sdoppiamento” delle canzoni per me non era efficace. Volevo innanzitutto mantenere il “cuore” della canzone, per questo le ho tenute in inglese. Per “Luce (tramonti a Nord Est)” è stato molto diverso. E’ quasi più importante la versione in italiano che quella in inglese.

L’undici settembre eri a San Francisco. Che cosa è cambiato da quel giorno in te, e nel modo di comporre la tua musica?
E’ stata una situazione molto delicata… posso solo dire quello che ho visto, le reazioni di alcuni americani, o le immagini dei notiziari in televisione. Ammiro il coraggio e la grinta con cui la gente si è opposta alla terribile situazione, in maniera decisa e naturale. Non ci sono state esagerazioni, solo rispetto. So che in altri posti non è stato così, ma a San Francisco la gente ha continuato a vivere, come se dovesse prendersi una rivincita. Credo sia la risposta migliore alla violenza. Io in risposta ho continuato a fare la mia musica. Ma non sono incosciente. Però la vita è una, e io non ho voglia di passarla avendo paura.

Björk recentemente ha dichiarato di aver pensato dei brani musicali in modo tale da renderli compatibili con il formato Mp3. Quando componi pensi mai a come verrà fruita la tua musica?
Credo sia una cosa molto buona che ci sia comunicazione e informazione, specialmente attraverso il computer. Non sono mai stata contraria a questo, perché per me ogni tipo di comunicazione è sempre vita. Non vado mai contro a questo. Il problema, chiaramente, è la questione economica. E comunque è secondaria e risolvibile.

A proposito di elettronica e computer: tutte le tue canzoni sono strutturate a “loop”: ad un certo punto del brano ne ripeti una parte enfatizzandola sempre di più e in maniera diversa. Ti riconosci in questa descrizione?
Molto, sì. La ripetizione è una cosa che mi affascina nella musica. Mi piace il “pop”. Mi piace l’idea di un messaggio che si ripete.

Hai detto che la tua musica è molto femminile. Però, quando canti e reciti nei video, emerge anche un lato molto duro e maschile, agitato. A proposito mi vengono in mente la doppia versione del video di “Luce (tramonti a Nord Est)”. Quando scrivi le tue canzoni c’è una di queste due componenti che prevarica l’altra? Ti senti più femminile o maschile?
Penso che sia un momento molto equilibrato, per me. Nell’attimo in cui scrivo le canzoni sono piuttosto equilibrata. Credo che la femminilità sia fatta da elementi anche molto duri, come l’essere mascolino, che comunque è fatto di cose molto dolci. Io credo tanto negli opposti e penso che purtroppo troppe volte certe cose molto importanti e profonde vengano ridotte in modo superficiale: troppo giuste, buone, perfette… senza sbavature. Invece c’è tanto istinto, nell’essere umano, e questo è molto importante nella vita. La donna deve essere forte, comunque. La donna dà la vita. Deve stare attenta. Ma per l’uomo non è diverso. Io credo nel pensiero delle filosofie orientali: penso che ci siano degli equilibri di opposti che convivono insieme.

Nel video del primo singolo, “Heaven out of hell”, partecipano anche due grandi pattinatori, i campioni mondiali Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio. Come è avvenuto l’incontro? Il video è un’idea del regista Alessandro D’Alatri: i pattinatori rappresentano una metafora dell’amore, e dell’equilibrio tra due innamorati. Il fatto che si muovano con delle lame ai piedi, perennemente in pericolo di cadere… Io ho fatto un po’ di pattinaggio, ma sono, diciamo così, vergognosa…

Nel video appari senza veli. Ti ha imbarazzato?
Non ho avuto alcun problema, assolutamente. In fondo il video è molto casto. La scelta che abbiamo fatto è stata utile perché volevamo rappresentare la semplicità, non solo estetica. Le luci sono diventate i miei vestiti. Non riuscivo a pensare a vestiti adatti, così abbiamo pensato a quello.

Il tuo prossimo tour toccherà anche l’estero?
Sicuramente, lo spero, però ora come ora i tempi sono prematuri per capire come sarà la mia attività dal vivo. Forse parteciperò a qualche festival in Europa e, visto che il nuovo disco verrà pubblicato anche negli Stati Uniti la prossima primavera, spero di poter suonare anche lì.

(Valeria Rusconi)

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