Zucchero racconta a Rockol il suo nuovo album, e non solo...

Reduce dalle fatiche per la promozione di "Shake", Zucchero si riposa nella zona di Pontremoli, sua terra d'elezione. E tra una scampagnata e l'altra, trova il tempo di fare una (lunga) telefonata con Rockol. In cui (com'era prevedibile) si parla di musica e (un po' meno prevedibile) di guerra, famiglia, amore e... Lunisiana.
Prima di tutto: si hanno notizie di Tobia, il tuo cane?
Grazie per la domanda, ma purtroppo no. Ho messo annunci qua e là (anche su Rockol, n.d.r.) ma non ho avuto nessuna notizia. Sono addolorato per la sua scomparsa. Era con me da otto anni, e tra noi c'era una chimica speciale: spero sempre che torni, anche se le probabilità sono remote.
Cambiamo argomento. Come mai sul libretto del cd ci sono dei ringraziamenti a Roberto Baggio?
(Ride) Roby è una persona vera, sensibile, diretta, sincera. Pur essendo un campione è un uomo alla mano, come solo i veri grandi sanno essere. L'ho conosciuto un paio d'anni fa: avevamo organizzato una partita di calcio a Pontremoli, in favore di un'associazione per la lotta alla sclerosi multipla. Tra gli altri personaggi famosi ho invitato Baggio.
Perché proprio lui?
Qualcuno mi aveva detto che veniva ai miei concerti. Io non lo sapevo: era molto discreto, se ne stava tra il pubblico, non l'avevo mai visto. Poi ci siamo conosciuti. Lui ha una grande passione per la caccia. Mi ha confessato che ogni volta, prima di uscire per una battuta, ascolta la mia musica: dice che gli dà la carica, e in generale che gli piace ascoltarla in cuffia prima di fare una cosa importante.
Così siete diventati amici.
Sì, e quando ci vediamo ci capita di cantare assieme. Ho conosciuto anche la sua famiglia, sono persone dirette e spontanee, meravigliose. E' raro stare così bene insieme alle persone.

Parliamo invece di Pasquale Panella, con cui scrivi alcuni dei tuoi testi. Vi conoscete di persona?
Macché, non ci siamo mai visti. Lui è un altro personaggio straordinario, non si muove mai da Roma. E per me, quando vado giù, è difficile trovare il tempo per fare quello che realmente vorrei. Finora non sono mai riuscito ad andarlo a trovare.
Come fate a lavorare assieme allora?
Per telefono o via fax. Lui è un tipo estremamente stimolante, ha un senso dell'ironia pazzesco, usa dei doppi sensi che mi fanno davvero ridere. A volte mi chiama di notte per raccontarmi quello che gli è venuto in mente. Mi fa queste lunghe telefonate ipnotiche, che non riesco a interrompere. Ecco, lui è un'altra delle persone con cui sto bene. Pensa che lavoriamo assieme dai tempi di "Miserere"...
Ma come riesci a resistere alla tentazione di andare a conoscerlo?
Ho pensato anche che forse è il destino a non farci incontrare. In fondo il nostro è un po' come un amore a distanza. Non lo so perché non ho la controprova, ma magari è uno di quei rapporti che funzionano bene solo se non ci si vede...
In "Shake" il tuo amore per la natura e per la tua terra è evidente. Ti va di raccontarlo?
Non ho mai dimenticato il posto in cui sono nato. Dalla Bassa mi sono trasferito in Versilia assieme alla mia famiglia quando avevo 11 anni, ma lì non è stata la stessa cosa. E comunque mi sono sempre portato dentro un grande amore per la natura. Mi piacciono le cose fatte in casa, le cose un po' fuori moda ma artigianali. Sono un vecchio romantico, in fondo: e cerco di ricreare le atmosfere di un tempo dentro di me. Questo si capisce anche dal posto in cui ho scelto di vivere.
Ah già, la Lunisiana.
Esatto: un misto tra Louisiana e Lunigiana. La zona di Pontremoli mi piace da impazzire. E' molto meno turistica della Toscana di Siena e Firenze, è una terra affascinante, ricca di contrasti, che trovo molto intrigante. Ora come ora non l'abbandonerei per nessun posto al mondo.
Della "tua" zona, della tua terra parli anche nel tuo libro, "Musica per viole &... altri organi d'amore".
Ah sì: il modo in cui è nato è proprio curioso. Tutto è cominciato con un equivoco, tre anni fa. Ero al Premio Bancarella di Pontremoli e si sparse la voce che avevo scritto un libro. La notizia non era esatta, ma mi è venuta voglia di farlo veramente.
Ci hai messo gli spartiti delle tue canzoni...
... Ma non solo. Ci ho infilato anche un po' di ricordi, testimonianze, frammenti di memorie che mi venivano in mente all'improvviso, fotografie. Tutti pensieri corti, che quelli troppo lunghi non mi piacciono. E poi basta, perché la musica e le parole di uno che fa il mio mestiere parlano da sole.
A proposito di parole: dedichi spesso i testi delle tue canzoni ad Angela, la tua ex moglie. Francesca, la tua nuova compagna, non è gelosa?
No, direi di no. Quando io e Angela ci siamo lasciati scrivevo per disperazione, perché ero triste. Oggi Angela è una fonte di ispirazione. Ho una nuova famiglia, tra noi c'è armonia. La "uso" per comporre, è vero, ma è più un amarcord che altro.
Riesci già a parlare con tuo figlio di quello che sta succedendo ultimamente nel mondo? Cosa vorresti che imparasse sulla pace e sulla guerra?
Per il momento non gli dico nulla, ha solo tre anni. Non è che non voglia farlo partecipe di quello che succede, ma mi sembra ancora presto. Quando sarà il momento cercherò di trasmettergli tutto quello che so, ma se gli parlo ora ho paura che "amplifichi" quello che gli racconto. Quando sei piccolo vedi tutto gigantesco e magari tendi a travisare quello che ti dicono gli adulti. Preferisco che sia lui a fare le domande, quando ne sentirà l'esigenza.
Parliamo d'altro: tra pochi mesi andrai in tour in giro per il mondo...
Sì, partiamo l'11 febbraio da Zurigo, poi faremo Nord America, Sud America... andremo avanti per quasi un anno.
Non ti stanchi a stare in giro tutto quel tempo?
Sì, ma è una stanchezza sana, fisica, ben diversa da quella mentale che poi è quella che ti ammazza sul serio.
Giusto. Ultima domanda: in "Shake" hai campionato un sacco di gente. Ne deduciamo che ti piace usare la musica degli altri. E il contrario, cioè che qualcuno usasse la tua, ti piacerebbe?
Molto. A dire il vero è già successo: i Talking Heads hanno campionato l'inizio di "Con le mani" per una loro canzone, e per me questo è stato fonte di grande orgoglio. A meno che la tua musica non venga usata per scopi politici o strumentalizzata per altri motivi, è proprio bello "condividerla" con gli altri...

(Paola Maraone)

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