Parola di Danny McNamara: quello di musicista è un mestiere serio...

Il loro terzo album è piaciuto, piace, piacerà. Non che gli Embrace siano un gruppo di quelli “fishing for compliments”: il leader Danny McNamara è un tipo timido, che più che parlare borbotta, ride raramente: più spesso fa una battuta e poi sta zitto, e tocca a te capire che sta scherzando. Niente di male: l’importante è che “If you’ve never been” sia davvero un buon disco. Registrato in pochi mesi e senza troppi mezzi, questo è a tutti gli effetti il lavoro “della maturità” del gruppo: buone le atmosfere, originali le canzoni. E “benedette” da una strana alchimia: sono intense, ma non troppo cupe.
Siete arrivati al terzo album. Quali sono le differenze tra “The good will out”, “Drawn from memory” e “If you’ve never been?”
Penso che l’armonia e la coesione del gruppo, nel tempo, siano nettamente migliorate. C’è una specie di chimica che ci lega, senza la quale non so se riuscirei più a vivere. Certo, fin dall’inizio stavamo bene assieme, altrimenti non avremmo nemmeno cominciato quest’avventura. Ma parlo sul serio quando dico che qualcosa tra noi è cambiato. C’è un’aria nuova che prima non si respirava e che secondo me porta, anche musicalmente, a risultati migliori.

In che senso?
Non so, è come se non avessimo più nulla da dimostrare. All’inizio dovevamo far capire al mondo che non eravamo né gli Oasis né i Verve. Con il secondo album abbiamo dovuto far vedere che non eravamo una meteora. “If you’ve never been” ha rappresentato sul serio il punto di svolta: dalle reazioni di chi l’ha ascoltato abbiamo capito che stiamo andando nella direzione giusta.

C’è una canzone che sembra completare il titolo dell’album: è “If you’ve never been in love with anything”. Che relazione c’è tra le due cose?
(Ride) In realtà il titolo completo doveva essere quello. Ma un giorno eravamo in studio a registrare e un mio amico, uno di cui mi fido molto, è passato di lì e ha raccolto da terra un foglietto piegato in due. Su un lato c’era scritto “If you’ve never been”; sull’altro “In love with anything”. Lui ha visto solo la prima parte e ha chiesto: “E’ questo il titolo? Carino! Mi piacciono le cose ellittiche, quelle che ti lasciano un po’ in sospeso”. Siccome aveva l’aria molto convinta gli abbiamo dato retta. E non gli abbiamo neanche mai detto la verità.

Sappiamo che sei tu l’autore dei testi e delle musiche. Succede mai che qualcun altro, nel gruppo, dica la sua opinione o intervenga a proporre modifiche o cambiamenti?
No, di solito faccio tutto io. Vado dai ragazzi e dico: Ehi, ho pensato questa cosa. Normalmente le mie idee incontrano il favore di tutta la band.

Come scrivi le canzoni?
Avviene di colpo, faccio tutto in modo molto fluido. Spesso di giorno mi è difficile concentrarmi sulla scrittura, mi capita più spesso di farlo durante la notte. Devo essere nello stato d’animo giusto, però. Magari una sera ho bevuto troppo e comincio a riflettere. Arrivano le tre del mattino e mi capita di parlare con mio fratello e di dire delle cose che durante il giorno non mi verrebbero mai in mente. Le scrivo e poi mi accorgo che funzionano. La cosa mi colpisce abbastanza, a tratti quasi mi sciocca. Non mi spiego come tutto possa avvenire così velocemente.

Quanto avete impiegato a realizzare quest’album?
Poco tempo, solo qualche mese. Alla fine abbiamo dovuto scegliere tra cinquanta o sessanta canzoni diverse. Sono molto soddisfatto dei risultati, anche perché in passato avevo la sensazione di aver sprecato soldi e risorse. Abbiamo usato non so quanti musicisti, registrato in posti costosissimi. Questa volta siamo andati al risparmio, e direi che ha funzionato.

Ti senti più a tuo agio con i brani lenti o quelli veloci? Quali sono le differenze tra gli uni e gli altri?
Questo è un tema su cui rifletto spesso. E ogni volta, d’istinto mi viene da dire che “mi trovo meglio” con le ballad. Sono brani in cui il pensiero del musicista e dell’ascoltatore ha tutto lo spazio e il tempo che vuole per fluttuare. Un pezzo più ritmato ti “costringe” a seguirlo. D’altro canto ci sono canzoni veloci di cui sono parecchio soddisfatto.

Per esempio?
Per esempio “If you’ve never been in love with anything”
Ah, quella che ricorda i Beach Boys.
I Beach Boys sono uno dei miei gruppi preferiti in assoluto. Non potevo non citarli. Credo di non averlo nemmeno fatto troppo male.

Cosa pensi invece di nuovi gruppi come i Turin Brakes, i Coldplay, gli I am Kloot?
Mi piacciono molto. Finalmente il vecchio brit pop è morto, o almeno ha cambiato strada. Ho la sensazione che questi ragazzi abbiano qualcosa da dire. E che sia qualcosa di divertente.

A proposito di divertimento: con lo scoppio della guerra non hai la sensazione di fare qualcosa di “non necessario”? Cioè, non hai la sensazione che occuparsi di musica di questi tempi sia futile?
Ho pensato molto a questo argomento, e sono giunto a una conclusione. Non ha importanza quello che sta succedendo, ognuno deve continuare a occuparsi di quello che stava facendo prima della guerra. E’ chiaro, se ti stanno bombardando la casa non è pensabile che tu ti metta a fare un concerto. Però in linea di massima sono dell’idea che la musica possa anche essere un mestiere molto serio. Ho sempre creduto nel mestiere di musicista.

Hai sempre saputo che lo saresti diventato?
L’ho deciso quando avevo sei anni. Ho visto un filmato di Elvis Presley in televisione e ho pensato: forte questo tizio. Da grande voglio diventare come lui.


(Paola Maraone)

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