«Oggi sono io», dice Alex del suo it.pop, in attesa della chat su Rockol

Simpatico, sveglio, determinato, di talento: Alex Britti non è certo sprovvisto di qualità, le stesse che gli hanno permesso di tenere duro nella musica con la sua gavetta a base di blues e che adesso lo mantengono con i piedi per terra mentre partecipa ad un Festival di Sanremo che, dal punto di vista delle vendite, lo vede navigare in acque migliori di molti big. In attesa della chat che lo vedrà parlare direttamente con voi mercoledì prossimo, tra le 18 e le 19, lo abbiamo raggiunto telefonicamente a Sanremo, dove Alex ha aspettato in relax l’inizio della gara....

Allora, come ti sembra Sanremo?
Beh... a dire il vero siamo stati talmente tanto impegnati nelle prove, a fare su e giù con roma, che Sanremo praticamente non l’ho ancora vista. Mi piace l’idea di cambiare aria per qualche giorno, comunque, e di venire qui a cantare in un posto di mare.

Ti farà impressione salire sul palcoscenico del Teatro Ariston?
In verità una certa esperienza riguardo allo stare su un palco ce l’ho... certo, nono sono abituato a suonare per una platea di gente in giacca e cravatta, seduta in poltrona.... vedremo.

Cantare a Sanremo era un sogno che avevi da bambino?
In realtà no, anche se speravo prima o poi di esibirmi per una platea vasta. Sanremo con me non c’entrava niente, all’inizio della mia carriera suonavo blues e mi sembrava che il Festival fosse appannaggio di tutta un’altra musica. Io speravo di esibirmi nei più grandi blues festival del mondo.

Ti aspettavi questo successo con "Solo una volta"?
Speravo nel successo, ma non mi sarei mai immaginato una cosa del genere. Mi è andata bene, davvero, molto bene. Arrivare in tre, quattro mesi ad un disco di platino è una cosa che ti stravolge, da un certo punto di vista. Ho bruciato le tappe...

Quando hai scritto il brano di Sanremo pensavi a "Solo una volta"?
No, perché l’ho scritto prima. L’abbiamo tenuta fuori dall’album apposta, perché credevo potesse essere un pezzo adatto al Festival di Sanremo, e siccome la casa discografica mi aveva iscritto quando ancora non era uscito l’album, ho deciso di tenermi "Oggi sono io" per la gara.

Chi ti piace tra quanti partecipano al Festival? Hai stretto amicizia con qualcuno?
I miei amici sono fondamentalmente musicisti, quindi è stato facile per me ritrovare nell’orchestra o tra quanti accompagnano gli altri artisti dei compagni di strada. Per quanto riguarda i cantanti, conosco solo Max Gazzè, con cui ho suonato in passato e che stimo molto.

Eric Clapton ci ha messo cinquant’anni a fare un disco di blues: tu ci stai pensando?
Assolutamente no. La mia musica è quella di "It.pop", ne vado orgoglioso e non vedo perché vada sminuita di fronte al blues, soprattutto di fronte ad un blues scolastico che oggi non ha più alcun bisogno di essere inciso su disco, perché non rappresenta la realtà. Personalmente ho apprezzato molto di più "Pilgrim", l’album pop di Clapton, piuttosto che quello blues "From the cradle", che mi sembrava veramente formale. Il mio prossimo album seguirà la strada del precedente, non per un discorso di successo ma perché è veramente quella la musica che mi piace.

Quest’anno a Sanremo arrivano giovani di talento come te, Gazzè, Silvestri, Grignani, Groff, Leda Battisti...non ci sono più i ‘vecchi babbioni’: è un segnale di vero cambiamento?
Sì...adesso c’è più spazio per i ‘giovani babbioni’!

Allora l’appuntamento è per la chat di mercoledì...
Sono pronto....a presto!

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