«La mia vita dopo i Timoria»:una delle migliori voci del rock italiano parla del suo futuro.

Per dodici anni è stato il frontman di uno dei più promettenti gruppi rock italiani, i Timoria. Adesso le strade di Francesco Renga e dei Timoria procedono separate e il gruppo bresciano ha già inaugurato il suo nuovo corso con l’album "1999". Francesco è invece al lavoro su un album da solista, che realizzerà con la produzione di Fabrizio Barbacci (Negrita, Nannini, Ligabue). L’abbiamo incontrato per farci raccontare come ha vissuto questo periodo di grandi cambiamenti e quali sono i suoi piani per il futuro...

Ok, per prima cosa ti prometto che non parleremo dei Timoria...
Ah, no, eh? Non cominciamo....

...però qualcosa devi dirmi....
Lo sapevo... quello che posso dirti è che lo considero un capitolo che si è chiuso: secondo me è stata la naturale evoluzione artistica sia mia che loro. Probabilmente è stata l’unica soluzione possibile dopo 12 anni di lavoro insieme. Non c’è nient’altro da dire se non ringraziare gli amici, i colleghi e i compagni di viaggio di questa splendida avventura che è stata Timoria. Sono stati 12 anni di esperienze artistiche, di grande crescita, di maturazione e di amicizia.

E adesso, tutto bene?
Sì, sono contento. Ho avuto dei momenti di sconforto, negli scorsi mesi, anche di panico, ad immaginarmi senza il gruppo, ma oggi sono sereno, soprattutto sono convinto che sia stata la cosa migliore per me ma anche per loro. È stato difficile, comunque, perché lasciare una band come i Timoria, che sono un marchio - e se vuoi anche una sicurezza di lavoro - non è facile. Il primo periodo l’ho passato a riorganizzarmi proprio da questo punto di vista, cercandomi un nuovo manager, firmando un nuovo contratto - che è arrivato a novembre, per la Mercury - e in questo periodo la cosa che mi ha aiutato e mi ha dato l’input per ricominciare è stata l’attenzione, l’amicizia che mi hanno dimostrato gli addetti ai lavori, quindi gli amici giornalisti, i manager, gli organizzatori di concerti, le case discografiche... ci sono stati dei contatti che mi hanno fatto capire che non avevo sprecato 12 anni della mia vita, e che Francesco Renga era comunque riuscito a portare qualcosa di suo all’interno del meccanismo dei Timoria.

Nell’immagine dei Timoria che filtrava all’esterno tu avevi il ruolo del ‘cantante puro’: in realtà già dai tempi dell’album "Eta Beta" avevi iniziato a scrivere delle tue cose...
Sì, solo che non erano apprezzate dal gruppo, venivano considerate ‘non in linea’ con il resto del materiale. Forse è stato proprio questo l’elemento scatenante della crisi: quando mi sono trovato di fronte all’impossibilità evidente di portare un mio contributo - sia di testi che di musica - ho capito che lì era finita la mia storia nei Timoria. Non avevo voglia di fare solo la bella voce, e per giunta solo quando serviva, visto che altre volte il ruolo di cantante veniva preso da altri componenti del gruppo. Tutte queste cose mi hanno fatto capire che la nostra storia stava volgendo al termine.

Quando hai iniziato a scrivere?
Molto tardi, e proprio quando ho iniziato a sentirmi stretto nei panni del performer. Questo forse è stato anche il mio errore principale. Dipende anche dal mio carattere: ero soddisfatto di cantare quello che mi veniva proposto e non mi facevo domande. Nei Timoria ho scritto pochissimo: qualche testo, un paio di cose. Dal periodo di lavorazione di "Eta Beta" sentivo invece questa esigenza di crescita, di propormi anche come autore e produttore di canzoni. Finita l’esperienza con il gruppo, dal novembre 1997, ho preso seriamente in considerazione l’idea di iniziare a scrivere.

E come ti sei trovato nei panni di ‘cantautore’?
Bene, direi. Le melodie in special modo mi vengono abbastanza facilmente. Ho provato delle difficoltà invece nella scrittura dei testi, perché mi sono scoperto molto autobiografico, e non essendo abituato a raccontare le mie cose, mi vergognavo un po’ a far ascoltare le canzoni. Adesso mi sono sbloccato e riesco a cantare i miei testi anche di fronte a degli sconosciuti. Spero che il lavoro che faremo con il produttore Fabrizio Barbacci riuscirà a mettere in luce il lato migliore di queste canzoni.

Quanto ti interessa vendere dischi?
Sono soddisfatto di avere scritto queste canzoni e di averle realizzate con fatica e con amore. Quello che mi interessa ora è realizzare un prodotto che mi soddisfi da un punto di vista artistico, che abbia uno spessore. Vorrei poterlo riascoltare tra qualche anno conservando la convinzione di averlo registrato al meglio. Dal punto di vista delle vendite, ti confesso che a 30 anni non penso più ad una formula per vendere i dischi. Se succede mi farà piacere, ma non è l’obiettivo principale. Vorrei prendermi delle soddisfazioni artistiche, piuttosto, visto che quello che vado a registrare sarà il mio primo disco solista. So di avere sul collo il fiato di un sacco di gente...

A proposito, che tipo di direzione prenderà il tuo album? Mi sembra che non si tratterà necessariamente di un album rock...
Sarà un album maturo. Non me la sento di salire sul palco e puntare tutto sui chitarroni come quando avevo vent’anni, perché non ho più quell’età...! Sarà un album basato principalmente sulla vocalità, sulla melodia, sul canto. Vorrei fare un disco che ruoti intorno alla mia voce, e quindi ci sarà la massima libertà possibile. Il bello di essere un solista è questo: per cui se sentiremo il bisogno di inserire suoni ‘non ortodossi’ da un punto di vista rock, lo faremo comunque. E anche dal punto di vista dei contenuti, non ho più voglia di accettare l’idea per cui un album rock non può avere più di due ballate. Nel disco ci saranno le canzoni che scrivo: lente, veloci, rock o pop sono questioni secondarie, l’importante è che siano rappresentative di quello che sento. Alla fine credo che la gente premi l’onestà e la sincerità e soprattutto che riesca a capirla al di là delle formule. Voglio fare un disco onesto, senza troppe ‘pippe’ e senza troppe illusioni, visto che alla mia età si diventa più concreti.

Cosa ascolti?
Di tutto. A parte la solita roba tipo Led Zeppelin, Genesis, Bowie, Pink Floyd, che ascolto da sempre, ci sono anche Soundgarden, Mother Love Bone, Pearl Jam, Temple Of The Dog... tutte le cose che fanno parte della musica che amo. Di nuovo ascolto Beck, Manic Street Preachers... mi è piaciuto Lenny Kravitz per l’approccio tecnologico, e poi anche i Mansun, l’ultimo degli Afghan Whigs.... Insomma ascolto di tutto ma non sono uno accanito, ho un approccio molto istintivo: quando trovo qualcosa che mi piace lo ascolto, tutto qui. Ci sono dei dischi che ascolto da vent’anni, come i Cult, e poi altri gruppi dove ci sono dei veri cantanti.

Cosa cambierà nella tua voce con il nuovo album?
Avrà molto più spazio e la possibilità di fare cose che prima non facevo, compresa l’idea di giocare un po’. Sarà un disco dalla sensibilità rock, comunque, perché mi sento credibile in quella veste lì, però spingerò al limite le mie potenzialità. Mi ha molto colpito la voce di Jeff Buckley, e vorrei avvicinarmi anche a quella vocalità, molto eterea. È l’opposto del mio approccio, ed è qualcosa di cui vorrei impossessarmi.

Dall’inizio della tua nuova fase ‘solista’, quale è la cosa che hai trovato più difficile da fare?
Sicuramente il suonare con un gruppo. Accontentarsi di una base midi o di una chitarra quando eri abituato a lavorare con una band è dura. Per questo non vedo l’ora di entrare in sala con un gruppo di musicisti: perché soltanto così avrò l’esatta dimensione di quanto sono buone le canzoni che sto scrivendo. Spero di creare un circuito di persone che in futuro mi aiuteranno a lavorare, con cui preparare i pezzi. Ho voglia di tornare in una cantina e tornare a lavorare!

E i concerti ti mancano?
Tantissimo. Ho voglia di tornare a cantare, e di farlo di fronte ad un pubblico. Se il disco uscirà in settembre, vorrei tornare a esibirmi dal vivo entro la fine dell’anno.

E Demetrio Stratos? È ancora un tuo punto di riferimento?
Certo. Anzi, sto pensando di registrare qualche canzone degli Area in suo onore, per ricordare i vent’anni della sua scomparsa che ricorreranno a giugno. Vorrei che i più giovani, che non hanno avuto modo di conoscerlo, possano - magari anche grazie a un mio disco - avvicinarsi alla sua splendida voce. E poi è come chiudere un cerchio, visto che i Timoria avevano iniziato con "Pugni chiusi" dei Ribelli...

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