Alla scoperta di Cirano e delle sue meraviglie: vi guida Peppe Servillo...

"Cirano", il loro ultimo lavoro, mette maggiormente in luce la vena melodica degli Avion Travel rispetto ai precedenti lavori. Segno inequivocabile che una esigenza di chiarezza e maggiore immediatezza si è fatta strada nella band casertana, per l’occasione affiancata da Arto Lindsay nella produzione. Una chiacchierata con Peppe Servillo, cantante e straordinario ‘volto’ del gruppo, è quello che ci vuole per spiegare come nasce questa nuova tappa artistica e come si colloca nel percorso - da sempre originale - tracciato dagli Avion Travel con il loro lavoro.

Partiamo dal titolo dell’album: perché avete deciso di intitolarlo "Cirano"?
Si intitola "Cirano" con un ovvio riferimento al personaggio letterario, colui che scriveva lettere d’amore per un altro, alla donna che in realtà egli - segretamente - amava. Le canzoni hanno lo stesso destino delle lettere: spesso sono cose personali, che però vengono filtrate dalla sensibilità di quanti le ascoltano e a poco a poco le fanno proprie. Da un lato c’è nel nostro lavoro una sorta di malcelato pudore, che a volte ci spinge a nasconderci o a sentirci a disagio quanto raccontiamo cose troppo personali: dall’altro c’è comunque una volontà di ‘esibizione’ che permette a ciò che abbiamo dentro di uscire allo scoperto. La canzone è una parabola tra intimità e pudore da una parte, e tra esibizione e seduzione. Fa riferimento al desiderio di un esercizio appassionato, che poi alla fine è una cosa che si fa per un altro tipo di esercizio, ancora più importante.

Sul disco la canzone "Cirano" è registrata in una doppia versione, sia con che senza orchestra: come mai?
Anche questo ha a che fare con la doppia natura di Cirano, con il suo essere Cirano e Cristiano, il suo poter essere un personaggio brutto e bello. La doppia natura della canzone sta nella sua apparente diversità, nel suo poter avere una natura più cameristica e un’altra più orchestrale. Ognuno sceglierà la sua preferita, oppure potrà preferirle tutt’e due.

In che cosa "Cirano" può dirsi un disco ‘nuovo’ rispetto ai precedenti vostri lavori?
Forse nel fatto che questo - ancora più degli altri - vuole essere un disco per molti, rispetto alla ‘musica per pochi’ che ci hanno sempre ‘accusato’ di fare. "Cirano" è il figlio di "Vivo di canzoni", il nostro album live che lo scorso anno ci ha fatto guadagnare un disco d’oro, frutto di un’esperienza importantissima come quella di suonare dal vivo. "Cirano" è stato il primo disco ‘pensato’ della nostra carriera, per il quale abbiamo pensato di affidarci ad un produttore straniero, che misurasse con il suo orecchio la nostra capacità di fare canzoni. Parlo di canzoni perché questa è la forma che ci piace dare alla nostra musica, nonostante adesso sia un po’ desueta: noi crediamo nella canzone come espressione di individualità. Così abbiamo fatto questo tentativo da grandi dilettanti, nel senso letterale del termine, ovvero come coloro che si dilettano.

Ma perché proprio Arto Lindsay?
Perché - essendo per metà newyorkese - è uno sperimentatore, e però - essendo per l’altra metà brasiliano - è anche un grande fan della melodia: ad esempio è un grande fan di Roberto Murolo.

Lindsay è uno dei padri del rumorismo e della no wave: non c’era il rischio di fare un disco con poco calore?
A parte il fatto che noi non siamo mai stati particolarmente calorosi, per questo disco ci siamo imposti soltanto di registrare. Abbiamo cucinato le nostre ricette e le abbiamo messe a tavola per Arto, che le ha mixate secondo la sua sensibilità e con un gusto che avvicina il nostro lavoro alle esigenze del pubblico internazionale. Il lavoro fatto con Arto era teso a sottrarre quell’eccesso di orchestrazione e di arrangiamenti che a volte appesantivano i nostri lavori. Alla fine quello che risalta sono le cose più tipiche, che magari noi avremmo anche eliminato e che invece Arto ha voluto tenere a tutti i costi, perché le vedeva come impronta inconfondibile del nostro lavoro.

Avete usato molta tecnologia nell’album?
No, a dire il vero no. Comunque non ne abbiamo paura, visto nel abbiamo fatto un utilizzo ‘dolce’, privilegiando dei campionamenti in grado di dare calore al suono d’insieme.

Vi infastidisce essere definiti ‘avanguardia’ - ed è un definizione in cui vi riconoscete?
Assolutamente no. Gli Avion Travel fanno musica leggera. Ad Arto Lindsay siamo arrivati per altre frequentazioni, che non fossero avanguardistiche. Lo conoscevamo da tempo, e poi abbiamo scoperto che era il produttore di molti dischi che amavamo. Tra lui e noi si è sviluppata subito una grande complicità, a partire dal linguaggio: il suo italiano/inglese e il nostro italiano sono diventati un italiano con l’accento di Caserta e qualche parola in inglese.

Quanto vi ha influenzato il successo del live per la realizzazione di questo disco?
Molto, in un senso particolare. Ci siamo trovati a separare l’aspetto ‘concerto’ da quello relativo alla registrazione di un disco. I dischi sono fatti per rimanere, e andrebbero registrati smorzando la loro parte naturalmente ‘teatrale’, che alla fine può farli risultare complessi. Togliere gli eccessi rende i dischi più fruibili, li aiuta a sopravvivere al passare del tempo; i colori vanno usati in funzione del concerto, dell’incanto di una sera.

È stato facile incamminarsi in questa nuova direzione?
Si dice che la democrazia costa fatica, e di fatto abbiamo passato un po’ di tempo a chiarirci le idee, perché questa era una decisione che doveva essere presa da tutti. Alla fine è stato così, anche perché tutti sentivano l’esigenza di fare un passo in avanti sulla strada della comunicabilità.

"Cirano" e le sue lettere, quindi: ma il personaggio fa venire in mente anche l’amore misconosciuto, vissuto e scambiato per quello di un altro: vi sentite un po’ - voi degli Avion Travel - in ombra rispetto al mondo delle canzoni da classifica? E a chi affidereste le vostre lettere?
Mi aspetto qualcuno che spedisca le nostre lettere: penso a Samuele Bersani, a Nada, a Fiorella Mannoia. Spedire le nostre così come a volte noi abbiamo spedito quelle di altri. Certo, sarebbe bello....

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