Ecco la conferenza stampa londinese della nuova star del R&B Made in USA.

Circa centocinquanta giornalisti da ogni angolo d'Europa, di cui almeno una ventina di fotografi che fanno un vero muro davanti a Lauryn quando fa il suo ingresso nella sala stampa della Sony di Londra, bombardandola per quasi dieci minuti di una tempesta di flash. E' il segno di quanto la ventitreenne cantante sia la star del momento
Lei si concede gentile ai fotografi, come sarà poi per tutta la conferenza stampa; al suo fianco un manager robusto che rimarrà silenzioso tutto il tempo tranne che nel finale quando ruba il microfono a Lauryn per eludere la domanda di un giornalista sulla violenza di certi rapper ma lei, a sua volta, riprenderà il microfono con caparbietà per dire la sua. E poi la madre, naturalmente, che sembra essere sua sorella maggiore, figura costante che la accompagna da sempre.
Dalle tende dietro di lei ogni tanto si sente piangere un bimbo, l'ultimo arrivato di casa Hill-Marley; lei getta qualche occhiata fugace ma non sembra preoccupata. Oltre al marito, sembra che Lauryn in tour abbia un entourage di amici e di collaboratori composto di ben 35 persone, per cui i pannolini non mancano di sicuro.
Moltissime domande ovviamente, anche se troppe riguardo alla sua doppia maternità: in fondo non è la prima cantante donna ad avere dei figli. Lauryn parla con disinvoltura e simpatia, aprendosi maggiormente quando le si chiede essenzialmente della sua musica, che per lei, insieme alla famiglia, costituisce il cuore della sua vita. Comunque Lauryn parla di ogni cosa senza inibizione: del suo essere mamma, dei Fugees delle sue tante collaborazioni artistiche. Ecco a seguire tutto quello che ci ha detto:


"Sto scrivendo nuovi brani, sto sempre lavorando a nuove canzoni. Fare incontri con la stampa e suonare in giro per il mondo è bello, ma ti tiene lontana dagli studi di registrazione. La cosa che amo di più in questo lavoro è scrivere e incidere canzoni.
"In questo perodo ho scritto alcuni brani per Mary J. Blige e ne ho prodotti altri per il suo nuovo disco; la prossima settimana, quando sarò in America, andrò in studio con Carlos Santana per il suo nuovo disco, e poi faccio le mie cose. Normalmente non ragiono in termini «hai un disco da fare», piuttosto cerco di fare della musica ogni volta che mi è possibile.
"Questa è la prima volta che sono fuori dell'America non da sola ma con tutta la mia famiglia, e perciò sono particolarmente contenta perché non mi sento sola e prigioniera di un hotel, anche se devo dire che gli hotel inglesi hanno dei bellissimi bagni... (ride).
"Ho qui con me mio marito, mia madre e i miei due bambini; Zion ieri è andato allo zoo, era molto contento, oggi forse faremo un po' di shopping tutti insieme.
"Nonostante abbia ricevuto tante nomination ai Grammy Awards, non credo proprio di potermi mettere in competizione con Michael Jackson: sin da quando avevo otto anni passavo il mio tempo a copiare e imitare ogni suo passo di danza.
"Per me queste premiazioni sono ancora come dei sogni, non mi sembrano neanche cose reali. Ma la cosa più importante resta sempre fare musica, è la benedizione che ho ricevuto da Dio, i premi sono un di più; non sono la cosa principale.
"Dio ha un bel senso dell'umorismo con me: il giorno in cui furono annunciate le nomination ai Grammy, fu anche il giorno in cui nacque mio nipote. Così la gente mi chiamava dicendo: «Congratulazioni», ovviamente per i Grammy, e io rispondevo: «Sì, grazie pesa tre chili e mezzo, è bellissimo».
"Comunque, avere delle nomination ai Grammy è un onore.
"Dopo che ho avuto Zion, la mia voce è cambiata, come se avessi fatto una cura di ormoni, ma è una cosa naturale, sono cose che succedono con la gravidanza. D'altro canto prima di allora non mi ero mai preso cura della mia voce, sin da quando ero ragazzina urlavo sette giorni su sette senza sosta, ma adesso ho imparato che devo averne cura maggiormente.
"Carlos Santana ha suonato nel mio disco e adesso io sarò nel suo. Credo che la gente faccia fatica a capire come io e lui possiamo avere qualcosa in comune, visto la musica che facciamo, ma Carlos è per me un vero fratello spirituale, un uomo meraviglioso.
"Quando ero bambina, scoprii nella collezione di mia mamma il disco "Abraxas" e lo suonavo in continuazione, in particolare il brano "Samba pa ti" in modo quasi religioso. Sono cresciuta amando la sua musica, pensando che la sua chitarra avesse la stessa carica di un cantante soul: le note della sua chitarra mi ricordano le note che usa Aretha Franklin quando canta. E vera musica soul con questo senso del ritmo autenticamente africano: è un uomo meraviglioso, dolcissimo, ed è un onore per me collaborare con lui perché mi ha ispirato davvero molto.
"Diventare mamma mi ha insegnato tantissime cose, ma soprattutto posso dire che ha salvato la mia vita, dal punto di vista spirituale. Come una barca che sta salpando in una direzione, la nascita di mio figlio mi ha portato in un'altra.
"Sono ancora una musicista, ma ancora di più adesso sono una madre che deve dare ai suoi figli tutta l'attenzione che un figlio ha bisogno, che deve comunicare a loro l'amore e le informazioni giuste perché crescano serenamente. E ho anche potuto capire tutti i sacrifici che mia madre ha fatto con me e quante cose stupide ho invece fatto io... Cerchi di fare del tuo meglio... Dio è grande...
"Ieri sera era il compleanno di Bob Marley ma non è stato per quello che abbiamo suonato del reggae, non era un'ispirazione di quel giorno in particolare perché Bob Marley è una influenza costante di ogni giorno. Lui è da celebrare ogni giorno della nostra vita... Buon compleanno, nonno!
"Ci sono molte persone che mi contattano, adesso, perché io lavori con loro, ma comunque mi fa piacere, perché credo di essere alla ricerca del prossimo eroe che è ancora nascosto in qualche cantina di Brooklyn. Scoprirlo e fargli avere un contratto discografico: questa è una cosa che mi dà voglia di ascoltare sempre nuovi musicisti. Attualmente ho la mia casa discografica e sto cercando ragazzini affamati e con la capacità di fare grande musica.
"Mi piace recitare, fare film, ma solo se mi saranno fatte delle proposte che davvero reputo interessanti, non voglio fare nulla di cui poi dovrò vergognarmi.
"Se i Fugees si sono sciolti, allora io non so ancora nulla, nessuno mi ha telefonato per dirmelo... (ride). Ma non voglio davvero pensare che l'esperienza dei Fugees sia finita. Siamo sempre stati un forte ensemble ma anche delle forti individualità singole. Ci tengo a fare un altro disco come Fugees, ma desidero che ci si trovi a discutere su come farlo in modo appropriato. Non voglio che sia qualcosa di pretenzioso, non voglio che escano fuori i nostri ego: solo buona musica, del buon hip hop fatto come siamo capaci di fare.
"E' davvero dura essere un'artista e una mamma a tempo pieno, ma è una fatica che vale la pena. Quando vai a letto sei stanca davvero, ma è una stanchezza buona. Non è facile, ma mi aiutano moltissimo il padre dei miei figli e anche mia madre. E' un sacrificio, ci vuole disciplina, poca vita sociale, poche ore di sonno, ma è una cosa meravigliosa.
"Quando ero piccolina, passavo ore davanti allo specchio a cantare le canzoncine delle pubblicità televisive. Ho sempre sentito in me la voglia di esibirmi, di esprimermi, magari ne combinavo anche di grosse, come quando dicevo a mia madre che per la mia festa di compleanno sarebbero venute dieci persone e poi se ne presentavano duecentocinquanta e arrivava anche la polizia... Forse sentivo già il bisogno di fare dei concerti (ride).
"The Refugee Project è una cosa che mi coinvolge moltissimo. E' organizzato in modo molto familiare, ci lavoriamo io, mia madre, i miei parenti più stretti. Nacque come un tentativo di costruire una comunità dell'hip hop che reagisse in modo responsabile davanti ai problemi sociali, non è qualcosa fatto solo per mettersi in mostra come spesso succede alle iniziative benefiche. Cerchiamo di essere vicini ai ragazzi meno fortunati che hanno bisogno di un sostegno economico particolare

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