Dolore e gioia il segreto di ogni musica, per lei...

E’ nata a Tampa, in Florida, ma non vede la sua città natale da anni. Ama il folk americano, cantanti come Joni Mitchell o miti del rock degli anni 90 come Jeff Buckley ma ha esordito per la prima volta con un gruppo che concilia musica elettronica d’ambiente con un concetto di pop sintetico a metà strada tra gli anni 80 e il futuro che risponde al nome di Air. Già, proprio con il duo francese più famoso nella scena elettronica europea Beth Hirsch ha esordito, dando ancora più spessore a un pezzo già di per sé emozionale come “All I need”. Da lì al cercare di pubblicare un disco come solista il passo è stato più o meno breve. Così oggi Beth Hirsch, con la Studio K7, un’etichetta lontana anni luce dal suo mondo, fatto di ballate folk rigorosamente acustiche, pubblica il suo album d’esordio, “Early days”, 9 canzoni in bilico tra la lucentezza della Florida e la malinconia estatica che pervade la musica e il carattere di Beth. Ne abbiamo parlato con la cantautrice americana.

So che questo disco, prima di uscire con Studio K7 era già stato pubblicato, più di un anno fa. Mi spieghi cosa è successo? Come è nato questo album?
Sì, “Early days” era già uscito nel novembre dello scorso anno. Il problema è che erano state stampate circa 1000 copie. Era una distribuzione molto piccola. Sia a Londra che a Parigi però abbiamo avuto degli ottimi riscontri. Pur essendo un disco che arrivava tra le mani della gente attraverso un passaparola sotterraneo, si è creato parecchio interesse attorno ad esso. Così io e il mio manager abbiamo deciso che ci voleva qualcuno che supportasse il progetto in modo più consistente. Studio K7 si è resa disponibile e così il disco è stato ripubblicato.

Non è strano far uscire un disco come questo, un disco di folk music, su un’etichetta come Studio K7, specializzata in musica elettronica?
So che è molto strano che il disco sia uscito con questa etichetta ma, un po’ per le mie frequentazioni, sia in Francia che in Inghilterra, un po’ perché comunque loro sono stati i primi a incuriosirsi al progetto, mi sono ritrovata a lavorare con loro. E comunque lavorare con Studio K7 non è che abbia voluto dire molto……Loro hanno più che altro supportato il progetto a livello distributivo….

Quindi questa connessione con Studio K7 non ha inciso sulla fase produttiva, su come è stato lavorato il disco?
No. Il disco non è stato ritoccato per la sua seconda uscita. E’ rimasto così com’era in origine…..Lo avevo pensato come un disco di folk song e così è rimasto. Il fatto che sia stato poi pubblicato da un’etichetta di musica elettronica è importante fino ad un certo punto. E non è nemmeno tanto strano se si considera che comunque Studio K7 è un’etichetta che da sempre cerca di fare cose che siano un po’ al di fuori delle dinamiche della dance e dell’elettronica in genere…..

Io credo che comunque ci siano delle motivazioni del perché “Early days” sia piaciuto ai tipi di Studio K7. “Early days” è un disco chiaramente folk ma in cui i suoni sono così lucenti, liquidi, digitalizzati, che fanno pensare a un lavoro di post produzione pensato da qualche techno head….
In effetti con Paul Simm (il produttore dell’album, n.d.r) abbiamo cercato di arrivare proprio a un tipo di suono che hai appena descritto. Un suono che fosse il più “pulito” possibile….

Prima del disco con gli Air cosa hai fatto?
Un sacco di cose. Ho studiato all’università a Parigi e ho fatto teatro. Poi sono tornata a New York ma non mi piaceva il modo in cui veniva concepito l’essere attrice negli States. Là devi sfondare, devi essere una star. Così me ne sono tornata a Parigi. E’ una dimensione in cui mi trovo più a mio agio.

A Parigi sei in contatto con la scena dance?
Assolutamente no. Certo, attraverso gli Air ho conosciuto ad esempio i Daft Punk, ma non mi piace andare nei club a ballare. Preferisco starmene a casa ad ascoltare un disco di soul o di r&b.

Nella tua musica la voce è chiaramente al centro della composizione. Ma all’interno delle evoluzioni vocali che importanza hanno i testi?
Sono molto importanti per me. La voce non è uno strumento aggiunto, un suono da accostare ad altri. I testi spesso esprimono dolore ma sono il punto di partenza per trasformare questo dolore in qualcos’altro, in qualcosa di positivo. Ecco perché tenderei a pensare ai testi e a temi ricorrenti della mia musica come a racconti in cui cerco di catturare la forza che c’è nello spirito degli uomini, quella forza che ti permette di andare avanti, nonostante il dolore, nonostante i momenti difficili.

E musicalmente, qual è lo scopo che cerchi di raggiungere? Cosa ti prefiggi quando scrivi un brano?
Una canzone deve essere una somma di due principali elementi, contraddittori tra loro. Il primo è il dolore, il secondo la gioia. Il dolore porta a pensare a melodie malinconiche, la gioia, la gioia di vivere nonostante le difficoltà quotidiane, viene trasposto in note con suoni e melodie estatiche, lucenti.

Credo che con “Early days” tu sia riuscita a catturare e sovrapporre quasi perfettamente questi due elementi di cui parli…
Sì. Spero sia proprio questo l’elemento vincente del disco. Per me è la cosa più importante da raggiungere: cercare di creare, al di là delle melodie, o proprio grazie a queste, delle emozioni che diano valore ai brani.

Altre interviste

Bentley Rhythm Ace - Big beat? Mai sentito nominare.... (21/09/2000)

Dandy Warhols - Courtney Taylor ce la racconta dall'Oregon, con un saluto particolare alle modelle di Milano... (17/09/2000)

Armand Van Helden - Uno dei maghi della club culture... (14/09/2000)

Angie Stone - La signora dell'r&b si racconta... (10/09/2000)

Ben Christophers - Incontro con uno dei cantautori di maggior successo del momento... (07/09/2000)

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.