Big beat? Mai sentito nominare....

Tre anni fa, in pieno boom dei big beat (il movimento reso famoso da un personaggio come Fatboy Slim) da Birmingham, a molti chilometri di distanza dall’epicentro del movimento big beat (Brighton), Richard e Mike, dopo aver militato nelle fila di un gruppo corssover inglese (Pop Will Eat Eatself), mettendo in pratica ciò che aveva predetto il nome del loro vecchio gruppo, si inventarono Bentley Rhythm Ace, un progetto che seguiva con decisione l’ondata dei big beat ma in cui comunque, allo stesso tempo, Rich e Mike cercavano di dare spazio a una marea di suoni che i due incameravano nei “mercatini delle pulci”, in quei “car boot sales” che poi diedero vita a “Carboothtechnodisco”, uno dei primi singoli che li fece conoscere al mondo. Oggi, a distanza di quasi tre anni di distanza dal loro primo album (“BRA”), il duo inglese si ripresenta con un lavoro che, ancor più del primo, ribadisce la propensione dei due ad accumulare sempre più suoni, sempre più “samples”, anche a costo di nascondere i big beat dietro un mare di input e fare un disco “solo per le vostre orecchie”…..Ne abbiamo parlato con Richard.

Sono dell’opinione che questo disco sia più un album pensato per essere ascoltato, come del resto preannuncia anche il titolo stesso, piuttosto che un disco da usare per dei party indiavolati…..Che ne pensi?
A dire la verità sono piuttosto deluso dalla scena dance inglese. C’erano molte aspettative che non sono state rispettate. La scena dance è diventata troppo mainstream. Con “For your ears only” abbiamo cercato in qualche modo di allontanarci proprio da questa scena che ci stava ormai stretta. E poi siamo stufi di dover ascoltare solo dischi da ballare. La gente non balla sempre, 24 ore al giorno. La gente che vive di club culture ha anche bisogno di qualcosa da ascoltare tranquillamente nel salotto di casa propria. Così eccoci qui con questo disco da ascoltare….

Un disco in cui, oltretutto, mi sembra che vi siate concentrati più sui suoni che non sui ritmi…

E’ probabile. Nel primo disco, “Carboothechnodisco”, come ho già detto, avevamo molti meno soldi a disposizione. Questo vuol dire che le macchine e i sequencer che avevamo a disposizione erano piuttosto scarsi in quanto a possibilità di creare una library decente. Con questo disco invece ci siamo prima di tutto attrezzati con una strumentazione più vasta. E’ questa che ha inciso sulla maggior varietà di suoni. Il fatto che poi il disco sembri più improntato verso una ricerca dei suoni che non dei ritmi è dovuto anche al fatto che abbiamo imparato ad usare le macchine sempre meglio, scoprendo trucchi dei sampler che ci hanno permesso di ampliare il nostro raggio d’azione, anche a livello sonoro.

Quando uscì “Carboothechnodisco”, spesso, nelle interviste, parlavate dei mercatini delle pulci come di un elemento irrinunciabile, importantissimo per la costruzione dei vostri pezzi. Era da lì, da dischi di terza mano dimenticati da chissà chi, che rubavate i vostri suoni, da quelli che in Inghilterra chiamate “car booth sales (da cui “Carboothechnodisco”). Oggi da dove avete preso la vostra “sampledelia”?
La situazione è un po’ cambiata rispetto ai tempi del nostro primo album. Anzitutto in questi due anni abbiamo viaggiato parecchio. Ci siamo fatti un sacco di giri in negozi di dischi dove mai avremmo potuto andare qualche anno fa. Negozi di dischi in Giappone, in tutto il mondo. E’ stato molto interessante saccheggiare negozi di dischi alla ricerca di nuovi suoni. Ma soprattutto questa volta abbiamo a vuto a nostra disposizione una tastiera che maneggiavamo tutto il tempo e da cui abbiamo tirato fuori molti suoni, rumori, soprattutto, che poi sono stati filtrati attraverso il computer.

Nei vostri saccheggi nei negozi di dischi cosa avete comprato?
Di tutto.

Io avrei giurato che avete speso una fortuna in dischi di easy listening. Credo che questo disco abbia una forte connotazione easy….

Non direi. O perlomeno.... E’ vero che abbiamo comprato tantissime colonne sonore degli anni 50, soundtrack che nessuno vorrebbe mai avere in casa, da cui abbiamo estrapolato diversi suoni. Questa fonte probabilmente ha dato al disco un che di easy, come dici tu. Anche perché le colonne sonore di cui parlo erano spesso di pellicole soft porno.

Credo che questi acquisti vi abbiano portato in un raggio d’azione, vi abbiamo in qualche modo avvicinato, attitudinalmente, a molti progetti della Ninja Tune, a gente come Funki Porcini o Clifford Gilberto.
Si, capisco quello che vuoi dire. Sì, questo disco è abbastanza vicino a quelle produzioni di cui parli. Anche a certe cose della Bungalow (un’etichetta tedesca che sta avendo molti riscontri in Europa e i cui boss, Le Hammond Inferno, hanno appena pubblicato uno dei singoli più esplosivi di questa stagione, “Easy listening superstar”, n.d.r.).

E’ un disco “xtravagante”….

Extravagante….. (ride, n.d.r.). E’ una definizione brillante di “For your ears only”. Mi piace… Extravagante. Sì, è proprio un disco extravagante il nostro. Un disco fatto da due persone che hanno soprattutto voglia di divertirsi, farsi una risata, non prendersi troppo sul serio.

E’ un disco edonistico…
Assolutamente.

Ai tempi del primo album, durante un’intervista, dichiaraste che avevate fatto “Carboothechnodisco” solo per noia, solo perché il pub sotto casa, a una certa ora, non dava più da bere e quindi vi trovavate a tornare a casa e iniziavate a lavorare sulle macchine per scrivere pezzi….E’ stato così anche questa volta?
No, anche perché abbiamo molti più soldi da spendere e quindi ci possiamo permettere una buona bottiglia di vino da portare in studio. Così ci si diverte a lavorare sui pezzi, poi si fa una pausa. Ce ne andiamo nel giardinetto sotto casa. Si fanno quattro risate e poi si ritorna a lavorare.

Chi ha lavorato a questo disco?
Soprattutto io e Mike. Kermit (ex rapper di Black Grape, il gruppo di Shaun Ryder che è venuto dopo Happy Mondays, n.d.r.) ha contribuito in qualche brano con la sua voce. Fuzz (Townshend, n.d.r.) è venuto qualche volta in studio. Ha registrato dal vivo qualche ritmica con la sua batteria e poi noi abbiamo pensato a rivederla, a riarragiarla a secondo dei pezzi. Ma la maggior parte del lavoro sul disco l’abbiamo fatto io e Mike. bentley Rhythm Ace diventerà una vera e propria band dal vivo. Nei live set ci saranno tutti quelli che hanno contribuito al disco più un paio di altri elementi. Ad esempio ci saranno due batterie. Il tutto, come dici tu, per rendere ancora più “xtravagante” la nostra musica.

E cosa ne pensi dei big beat?
Big beat? Cosa sono? Mai sentito parlare dei big beat……..

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